di Ennio Lo Chiatto

La Cina e il Congresso del Partito Comunista


 

Si è aperto ieri a Pechino il diciottesimo congresso del partito comunista, che durerà fino al 14 novembre . Si tratta di un avvenimento storico, che modellerà il volto della politica cinese dei prossimi dieci anni e che darà vita alla nuova linea politica del partito.

Partito Comunista Cinese

Misure di sicurezza imponenti. Dissidenti allontanati dalla metropoli, idem per gli ambulanti, connessioni internet lentissime. Ai tassisti di Pechino è stato ordinato di impedire ai passeggeri di abbassare i finestrini, perché potrebbero lanciare fuori dei volantini ”contenenti slogan reazionari’.

I giornalisti potranno partecipare alle conferenze stampa, ma solo con accredito, gli argomenti da dibattere verranno scelti dal Partito Comunista Cinese, come anche le domande da fare. Nulla, insomma, è lasciato al caso. Tutto deve essere preventivato, controllato, censurato se non corrispondente alle “regole”. Un sistema rigido, forse troppo!

La cultura cinese non cambia. Il giovane Bruce Lee fu persino costretto a confrontarsi, in un combattimento all’ultimo sangue, per affermare il suo diritto ad insegnare il kung fu a chi voleva lui, a dispetto della “regola” che voleva le arti marziali appannaggio dei soli cinesi.

Congresso Partito Comunista Cinese 2012

Negli Stati Uniti esiste una competizione trasparente per i candidati alla presidenza, campagne elettorali, tour e face to face seguiti in diretta mondiale. In Cina i meccanismi sono meno noti, i nomi dei leader vengono scelti di nascosto, tra trattative segrete e intricati mercanteggiamenti. Gli Stati Uniti, grazie alla trasparenza della propria campagna elettorale riescono ad avere un’influenza globale. Il pubblico mondiale e non solo quello statunitense, si schiera, si divide, parteggia per l’uno o per l’altro candidato, con un unico elemento comune, tutti tifano per l’America.

Al contrario, in Cina nessuno sa cosa stia succedendo. La scelta del leader rimane segreta. Come può un paese, seconda potenza del globo che ambisce a scalzare gli Stati Uniti dal vertice della piramide mondiale, tentare di piacere agli occhi dei più? E’ una questione di cultura, si dirà. Bisogna rispettarla! Vada così. Noi preferiamo le lacrime di Obama!

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