di Andrea Paolo

La Cupola Lombarda Esiste: la Sentenza del Processo “Infinito”


 

La notizia è passata quasi sotto silenzio. Ma ieri sono arrivate le condanne in primo grado nel processo con rito ordinario dell’indagine Infinito, quella che ha svelato l’esistenza di 50 locali di ‘ndrangheta in Lombardia.

Cassazione Sentenza

Alla fine la condanna più pesante non l’ha avuta il presunto “capo” della cupola ‘ndranghetista lombarda, ma uno dei capi “locale”, cioè i boss delle cellule criminali nelle varie province. 20 anni infatti è la pena comminata in primo grado a Candeloro Pio, secondo la Procura di Milano boss di Desio e vero dominus di estorsioni ed usura in Brianza.

Solo (si fa per dire) 18 anni anni  invece per il presunto nuovo capo della “Lombardia”, la struttura federativa della ‘ndrangheta in regione, Pino Neri. L’avvocato e fiscalista pavese, che si è sempre difeso a spada tratta, è accusato di far parte della ‘ndrangheta da lungo tempo e di aver partecipato al processo di riconciliazione dei “locali” lombardi dopo l’assassinio del boss Carmelo Novella, avvenuto nel luglio 2008.

'Ndrangheta Paderno Summit

Proprio Neri fece da traghettatore fino all’ormai famoso “summit” di Paderno Dugnano (nella foto sopra, uno dei fotogrammi utilizzati dagli inquirenti per identificare i “boss”) del novembre 2009, quando alla carica di “mastro generale” della Lombardia, cioè la persona incaricata di tenere fila e dirimere i contrasti tra i vari locali, fu indicato l’anziano Pasquale Zappia, importante esponente delle cosche di Platì ma residente in Lombardia da anni, a Corsico.  Zappia, condannato nel processo di rito abbreviato a 12 anni, avrebbe dovuto fare da tramite anche con la casa madre calabrese.

Ma nella sentenza di ieri spicca anche la condanna a 13 anni per Carlo Chiriaco, l’ex Direttore dell’ASL di Pavia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Una condanna pesante per una figura, che pur non risultando affiliata (o meglio, non essendo mai stata trovata prova della sua affiliazione), secondo la Procura di Milano era completamente organica al sistema di relazioni ‘ndranghetistico.

Tesi accolta dai giudici milanesi, così come quella che ha portato alla condanna a 12 anni di carcere per Ivano Perego, titolare della Perego Strade, azienda che gestiva decine di appalti milionari in Lombardia  e che puntava ad acquisire lavori anche per Expo 2015. E’ accusato di avere lasciato che la sua azienda finisse nelle mani delle ‘ndrine, in questo caso rappresentate da Salvatore Strangio da Natile di Careri ma con amicizie importanti a San Luca e Platì, i “santuari” delle cosche più potenti, come i Pelle e i Barbaro. Strangio, condannato a 12 anni anche lui ma in abbreviato, diceva non sapendo di essere intercettato che la Perego doveva “mantenere 150 famiglie in Calabria”.

Ora si attenderà la sentenza d’appello per capire se le condanne saranno confermate. In particolare per alcuni imputati, come ad esempio Pino Neri, l’assenza di reati “fine” riduce l’impianto accusatorio alla sola associazione mafiosa.

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