di Enzo Ranaudo in ,

La Giovane Nazionale Italiana ed il Coraggio (Solo) di Prandelli


 

L’Italia ha perso contro una discreta Francia nella scorsa amichevole. Tralasciando il dato del campo giocato, l’analisi si sposta sui talenti della formazione guidata da Cesare Prandelli, che ha fatto giocare tre fuoriclasse insieme, sottoponendosi al fuoco di fila dei giornalisti e della critica a dispetto del fatto che, con un altro allenatore, sarebbero stati in Under 21 almeno altri due anni. Si parla di un certo Mario Balotelli, di tale Marco Verratti e di Stephan El Sharaway. In tre fanno sessant’anni.

Prandelli Allenatore Italia

E se avesse giocato anche Insigne sarebbe stata la dimostrazione che il commissario tecnico dell’Italia davvero non ha paura di nessuno. Ma anche con questo trio ha mostrato carattere. Un carattere che, purtroppo, e loro malgrado non hanno gli allenatori delle squadre iscritte ai vari campionati italiani. Si ricordi che Cesare Prandelli è l’unico allenatore, negli ultimi dieci anni, che si è dimesso dalla panchina della Fiorentina prima che gli scadesse il contratto e che non si è fatto esonerare (anche da questo si giudica un uomo).

E ancora si ricordi che, per stare vicino alla moglie ammalata di cancro, non ci pensò due volte a lasciare la panchina della Roma senza nemmeno aver disputato una partita (panchina passata alla consegna di Ruudy Voeller nella stagione 2004-2005, poi ancora a Luciano Spalletti, altro uomo di carattere che dalla Capitale se ne andò senza voltarsi indietro). Ora, tralasciando l’utilizzo obbligato di El-Sharaway al Milan (Massimiliano Allegri non aveva altri attaccanti da schierare e non lo avrà di certo fatto solo perché il ragazzo sfoggia una cresta punk da fare invidia anche a Sid Vicious), questi ragazzi non giocano in Italia.

Nazionale ItalianaBalotelli è stato il primo a dover andare via. Non aveva spazio per Mourinho, troppo irascibile in campo, il giovanotto bresciano, ha preso il primo aereo ed è andato a Manchester, sponda citizens, e in due anni ha vinto una coppa di lega, un campionato ed ha portato l’Italia alla finale di un Europeo. Capitolo Verratti. Il ragazzo di Pescara era d’interesse strategico per la Juventus che gli aveva proposto una sorta di contratto in lega di sviluppo (come si utilizza per far crescere i giocatori di basket dell’Nba), acquistandolo per pochi spiccioli e facendolo giocare, almeno altri due anni, in serie B in prestito.

Lui, con i suoi diciannove anni ha ringraziato la vecchia signora e si è messo a parlare con Carlo Ancelotti, quello stesso Ancelotti che  aveva voluto Pato al Milan prima ancora che il ragazzo imparasse perfettamente a camminare, fresco di riconferma sulla panchina del Paris Saint Germain dei petroldollari. Risultato? Verratti gioca con il Psg da tre mesi ed è titolare inamovibile, addirittura potrebbe far mandare via Lavezzi (a Roma) perché il Pocho sotto la torre Eiffel trova poco spazio. Poi c’è El-Sharaway di cui si è già parlato.

Resta Insigne che con Mazzarri gioca poco. Ora è vero che in Italia non c’è una vera e propria formazione del settore giovanile (a dire il vero in Italia non si pianifica nulla non solo nello sport) ma avere quattro gioielli, farsene scappare due, con la possibilità che anche un altro fugga – vedi Insigne che ancora non ha aperto alcuna polemica ma che prima poi tirerà fuori il suo piccolo mal di pancia – non è certo pensiero da persone intelligenti.

E non si guardi al Barcellona di Guardiola per imparare, perché lo sport è fatto di cicli e la Cantera poteva avere anche i rubinetti dei lavandini d’oro e le camere con i letti placcati col platino, ma se giocatori bravi non ce ne sono, non ce ne sono e basta. Così vale per il motociclismo (Jorge Lorenzo), per la Formula Uno (Fernando Alonso) e per il tennis (Rafa Nadal). Se ci sono dei talenti il vero delitto è lasciarli andare via.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Leggi anche

Commenta via Facebook

EDITORIALI