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La nuova rivolta in Tunisia: ecco come è andata

Chokri Belaid 49 anni, sposato e padre di due figli, era  un avvocato che si batteva per l’istituzione di uno stato laico contro la deriva islamista e per l’uguaglianza dei diritti in Tunisia. E’ stato assassinato, appena fuori dalla sua abitazione, lo scorso 6 febbraio, da due persone a bordo di un motociclo che gli hanno sparato, da distanza ravvicinata, ferendolo a morte.

Un vero e proprio assassinio comandato, una pubblica esecuzione, una condanna a morte pronunciata in altro loco, da chi cominciava a temere  Belaid.  Dopo l’attentato, la notizia si è propagata per le strade del paese e, nel giro di poche ore, è divampato il fuoco della rivolta. Una rivolta, in questo caso, diversa da quelle più celebri della primavera, in quanto propagatasi dal centro e diffusasi verso la periferia.

A Tunisi, durante le esequie di Belaid, si respirava un’aria pesante. Di fronte allo strisciante malumore che serpeggia nel paese, il premier “ribelle”, Jebali, ha proposto l’uscita del partito Ennahda dall’esecutivo per fare spazio ad un governo di tecnici, più in grado di arginare la situazione esplosiva, innescata, oltre che dal brutale assassinio dell’avvocato del popolo, anche dagli allarmanti dati economici che denunciano l’immobilismo dell’industria ed crollo verticale del turismo e dell’agricoltura.

La risposta di Ennahda non si è fatta attendere e, nella giornata di ieri, è stata organizzata una contro manifestazione, a quanto pare molto poco spontanea e anzi pilotata dal partito per ciò che riguarda i temi politici e sociali, in risposta alla libera marcia popolare per Belaid. In tale occasione, il partito dell’attuale governo ha etichettato Jebali come un traditore della patria, paragonandolo ad un “figlio che accoltella alle spalle il proprio padre”  ed accusandolo di esporre lo stato all’ingerenza di Francia e gli Stati Uniti, che potrebbero avere un ruolo decisivo qualora si dovesse optare per un governo tecnocratico, come in passato era già accaduto col regime di Ben Ali.

manifestazione tunisi

Dopo le pesanti contestazioni dei giorni scorsi, in definitiva, l’immagine che ne esce è quella di un paese  spaccato in due, una bomba ad orologeria pronta a deflagrare al prossimo episodio violento, con un popolo diviso tra chi sostiene gli ideali dell’islam e chi, al contrario, opta per uno stato laico.

 

Written by Ennio Lo Chiatto

Nato ad Avellino il 9 aprile del 1981, background giuridico e grande interesse per la geopolitica e la politica internazionale. Appassionato di nuoto e arti marziali, con l'hobby del pianoforte, quando possibile scappa dal rumore della città per cercare il contatto con la natura selvaggia. L'esperienza gli ha insegnato che nella vita si vince e si perde ma l'importante è dare sempre il massimo. Per Urban Post scrive soprattutto di attualità internazionale.

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