di Antonio Paviglianiti in

La storia di un Giramondo, intervista a Claudio Pelizzeni: “Io, girovago intraprendente e testardo, vi racconto perché l’ho fatto”


 

La storia di un Giramondo, Claudio Pelizzeni si racconta a UrbanPost: ecco i segreti del suo lungo viaggio via terra realizzato in giro per il globo

Il posto fisso non piace a tutti. Per avere conferma chiedere a Claudio Pelizzeni, originario di Piacenza, bancario e vicedirettore di filiale a Milano. Un lavoro rispettabile, ma che poco “compatibile” con la sua voglia di girare il mondo. Una mattina per Claudio arriva la svolta: molla tutto e parte. Un viaggio che lo porta a toccare gli angoli più belli del globo, senza mai prendere un aereo. La sua voglia non viene frenata neppure dal diabete, di cui è affetto dall’età di 9 anni. Per lui il viaggio e la realizzazione dei propri sogni sono terapia per corpo e mente, come racconta in una lunga intervista a UrbanPost.

Ciao Claudio, iniziamo dal motivo che ti ha spinto a mollare tutto: perché lo hai fatto?

“Un giorno qualsiasi, da un momento all’altro. Il 27 ottobre 2013 esattamente, mi trovavo nella mia filiale a Milano e tornavo a Piacenza, mia città di origine. Ho avuto la fortuna di vedere un tramonto in treno che ha risvegliato il mio io sopito. Sì, il mio viaggio è iniziato grazie a un tramonto perché mi ha purificato: ho iniziato a chiedermi se fossi davvero felice della mia vita in banca. E no, la risposta come potete capire è stata proprio negativa…”

Qual è l’aneddoto a cui sei più legato di questi tuoi viaggi?

“Il ricordo particolare? Beh, sicuramente sono molto legato al raggiungimento del Machu Pichu perché coincide con l’anniversario della morte di mio padre, venuto a mancare proprio durante il viaggio da giramondo intrapreso…”

Come è nata l’idea di compiere un giro del mondo via terra?

“Ho preso spunto da un libro di Tiziano Terzano: prima di intraprendere il mio viaggio avevo bisogno di un piccolo “piano itinerante”. Avevo bisogno di una regola, dunque, che mi consentisse di pormi degli obiettivi. Recuperavo le forze durante il viaggio proprio leggendo.”

Tornassi indietro, cosa non rifarebbe Claudio Pelizzeni – Il Giramondo?

“Sai che non ho rimpianti? Tutte le scelte mi hanno portato a dove vorrei essere in questo momento, non saprei cosa cambiare. Non mi viene in mente nulla, non ho assolutamente nulla da rimuginare…”

Quando hai preso la decisione di girare il mondo via terra qual è stata la reazione dei tuoi cari? Amici e famiglia come hanno vissuto la tua decisione?

“È stata una reazione del tutto inaspettata perché non pensavano che avrei potuto compiere questo mio viaggio ‘introspettivo’; mia madre si è decisamente arrabbiata, mio fratello (istruttore subacqueo) è stato realista mentre mio padre è stato l’unico a prenderla davvero bene.”

Descriviti con tre aggettivi

“Beh, gli aggettivi con cui mi descriverei sono i seguenti: intraprendente , testardo (è un limite ma mi ha permesso anche di andare avanti in questo lungo viaggio) e mi ritengo una persona molto generosa…”

Quale consiglio daresti a un amante dei viaggi?

“Una, soltanto una: non dimenticare mai la carta igienica!” 

Piccolo giochino: una classifica con le tre mete fin qui esplorate che ti hanno “conquistato”.

“La prima meta è il Marocco: la reputo la mia seconda casa, ci vado spesso e ora abbiamo organizzato un viaggio di gruppo per seguire una famiglia nomade. La seconda tappa è il Nepal dove ho incontrato dei ragazzi fantastici in un orfanotrofio dove ho fatto volontario. Infine, il Brasile: tutto il Sudamerica mi piace da morire.”

Parlaci di TripTherapy: in cosa consiste?

“Il blog è nato per testimoniare un fatto di vita, si è evoluto perché giro il mondo e scriverò anche un secondo libro, il manuale del viaggiatore diabetico. Con questo libro ho voluto mostrare un modo diverso di viaggiare e ho fondato questa Academy come viaggio di gruppo…”

Cosa non può mancare nella valigia di Claudio Pellizzeni?

“Coltellino multiuso e corda: sono accessori che possono essere sempre utili…”

L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là: ci parli del tuo libro? È un giro del mondo… senza aerei!

“Il libro è andato molto bene, di gran lunga al di là delle mie aspettative. Io non ho scritto un diario da reportage, autobiografico, anche se non viene citato mai il mio nome. Le recensioni online sono eccezionali e sono molto contento che casa editrice che ha deciso di pubblicarlo.”

Ormai possiamo considerare il diabete il tuo amico di lunga data: lo hai scoperto giovanissimo, a nove anni, quanto ha influito nel tuo percorso di vita? E quanto influenza le tue giornate in giro per il mondo?

“Ormai influisce poco o nulla perché non ricordo neanche la vita prediabetica, come può essere miopia per chi ha occhiali, ormai fa parte della mia vita, se tu fai in giro per il mondo o in Italia cambia poco.”

Quanto hai speso finora durante il tuo lungo viaggio?

“Io ho speso 20.600 euro. Sono ben 20,60 euro al giorno grazie ai quali riesco a fare tutto”

Tornerai mai in Italia?

“Le mie radici sono in Italia anche se oggi la mia dimensione è globale ma ho la fortuna di avere una connessione Wi-Fi. Io ne porto sempre una grande venerazione, l’Italia è conosciuta in tutto il mondo. L’Italia è un bel paese ma si vive male…”

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