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La stupida controversia sulla Foibe al di là degli estremismi politici

Famose si ma purtroppo troppo spesso strumentalizzate a causa della solita dilagante ignoranza. La strage compiuta da Tito a seguito della sconfitta nella seconda guerra mondiale ha infatti radici profonde che non possono essere banalizzate.

Oggi il sindaco di Roma Alemanno ha deposto una corona all’altare della patria e sono arrivati commenti da parte di tutte le forza politiche.

Noi vogliamo concentrarci sulla storia e sul perchè di quel terribile conflitto etnico. Prima di tutto è necessario puntualizzare che gli eccidi che sono effettivamente avvenuti al tempo delle foibe sono probabilmente sotto stimati e sono durati a lungo. Le vittime finite in queste cavità carsiche sono solo una minima parte di quelli che sono morti per la repressione etnica e che sono stati deportati nel lager Yugoslavi voluti da Tito.
Importante anche sottolineare che la Dalmazia è sempre stata considerata come parte della Croazia fin dai tempi del medioevo e che gli Italiani presenti nella zona erano considerati estranei e frutto delle invasioni.
Già agli inizi del secolo gli Italiani erano perseguitati tant’è che nel 1910, risultavano solo il 2,7% della popolazione.

Poi però arrivò il fascismo con il suo nazionalismo espansionistico che ribaltà la situazione. Gli squadristi del fascio iniziarono a imporsi per arrivare all’annessione della regione di Fiume (oggi Rijeka). La bonifica etnica vouta da Mussolini culminò con l’invasione della Yugoslavia.
Così nel 1941, a seguito del Trattato di Roma, la Dalmazia e le Bocche di Cattaro vennero annesse all’Italia dopo molta violenza ed iniziarono due anni in cui la zona venne occupata dalle forze fasciste che imposerò l’Italianizzazione forzata.

Ciò portò ovviamente alla nascita di una resistenza yugoslava piena di odio sia dal punto di vista religioso, che sociale che soprattutto etnico. Dopo la caduta di Mussolini, si era insediato in Yugoslava il celebre Tito, personaggio controverso a capo del Partito Comunista che nel frattempo si stava consolidando come regime.
La “vendetta” contro gli Italiani, considerati “fascisti” per definizione, era solo una delle motivazioni che spinsero Tito a perseguitare gli Italiani presenti in Istria e Dalmazia, che nel frattempo si erano moltiplicati.
L’intento era quello di distruggere la cultura Italiana, il suo modo di intendere la vita e la religione. Così se prima c’erano solo attività perpretate da associazioni irredentiste, con l’arrivo di Tito e del regime, la persecuzione divenne sistematica.

lapide foibe

Tito infatti mirava all’annessione del Friuli Venezia Giulia alla Yugoslavia e per farlo inizio prima con attacchi mirati a demolire la resistenza che intanto si stava formando a Trieste e Gorizia ma al contempo inizio ad arrestare, torturare ed uccidere gli Italiani presenti in Dalmazia ed in Istria.
Molti Italiani vennerò portati nei lager e nelle prigioni di Borvnica e Lubiana. Le violenze furono incredibili a tal punto che la storia è stata ricostruita dai pochi Italiani che vissero quei momenti terribili. Le Foibe rappresentano l’orrore associato a quei fatti che volevano ridurre al minimo la presenza Italiana per facilitare l’annessione della Venezia Giulia dopo il dopoguerra.

Le Foibe sono spesso associate alla violenza dei Comunisti sui Fascisti ma in realtà c’è molto di più. Non ha assolutamente senso politicizzare questi fatti infami che sono il risultato di lotte di confine durate oltre 50 anni ma bisogna solo pensare a dove può arrivare l’odio.

Oggi Pierluigi Bersani, Angelino Alfano, Ignazio La Russa, Antonio Ingroia e tutti i protagonisti della politica Italiana hanno giustamente rivolto il loro pensiero solo e soltanto a quei 350.000 profughi Italiani che dovettero abbandonare le loro case e fuggire dall’Istria e dalla Dalmazia per evitare di finire in quegli orrendi pozzi naturali che si chiamano Foibe.

Start Upper ed esperto di imprese tecnologiche, 42 anni, laurea e master ottenuto in Gran Bretagna. Vive a Livorno ma viaggia spesso tra Milano e Torino.

Tra cronaca e storia sulle copertine de “La Domenica del Corriere” – settima puntata

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