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L’alleanza Monti-Bersani tra Europa e riforme

Molto dipenderà dal risultato delle elezioni regionali in Lombardia, dove si profila un voto disgiunto dei montiani a favore del candidato del centrosinistra Ambrosoli. Di contro, in regioni allo stesso modo decisive per gli equilibri in Senato come Sicilia e Campania, l’Udc è presente nelle giunte e nelle maggioranze in modo trasversale: nell’isola con il Partito Democratico, e nella regione di Cosentino con il Pdl.

Se il Pd avrà saldamente nelle mani la maggioranza alla Camera grazie al corposo premio di maggioranza assicurato dal Porcellum, disporrà della forza necessaria per proporre un metodo agli alleati; un metodo che tenga insieme sensibilità differenti come quelle di Nichi Vendola e del premier uscente, passando per le diverse anime del Pd stesso, che vede al proprio interno personalità dalle visioni non proprio identiche – ad esempio sui temi dell’economia e dello sviluppo – come Stefano Fassina ed Enrico Letta.

Enrico Letta

A ben guardare, però, più che il manuale Cencelli servirà un approccio riformatore ed europeista per evitare un naufragio in stile-Unione. Da questo punto di vista sono proprio i due soggetti opposti della futuribile alleanza ad aver usato un linguaggio analogo: se nelle scorse settimane Vendola aveva parlato di legislatura costituente, in queste ore è il premier uscente ad aprire ad un governo Bersani, “per fare le riforme”.

E’ verosimile che la partita sarà giocata nei primissimi giorni della nuova legislatura, quando dovranno essere eletti i nuovi Presidenti delle Camere. Il primo passo verso il superamento del bipolarismo muscolare potrebbe essere quello – in controtendenza rispetto alle scelte compiute dal 1994 al 2008, che hanno visto eleggere rappresentanti della maggioranza in entrambe le Camere – di affidare la presidenza del Senato ad un esponente di un partito di fatto all’opposizione: in questo caso le ambizioni di Pierferdinando Casini e la posizione attendista del suo partito sarebbero soddisfatte entrambe.

Una volta coperta la casella del Senato, quella della Camera toccherebbe ad un esponente della maggioranza. Esclusa la possibilità di un dejà-vu di bertinottiana memoria, toccherebbe quindi al Pd avanzare una candidatura, che potrebbe ritornare alle belle pagine di un Presidente donna, quale fu Nilde Jotti. In questo caso il nome più spendibile sarebbe quello di Rosy Bindi, vice presidente nella passata legislatura: una scelta che costituirebbe anche un segnale chiarissimo in direzione di un altro fronte decisivo per le sorti della legislatura: quello del dialogo fra cattolici e laici.

Tornando al respiro europeo che dovrebbe assumere l’inedita maggioranza, la successiva scelta – quella delicatissima del nuovo Presidente della Repubblica – finirà per assumere un significato politico e simbolico allo stesso tempo.
S’era molto parlato – prima della sua “salita in politica” – della possibilità che fosse proprio Mario Monti, già commissario europeo, il successore di Giorgio Napolitano. Il suo impegno diretto in politica allontana ma non esclude tale ipotesi; l’alternativa ideale potrebbe essere quella dell’ex Presidente della Commissione Europea Romano Prodi.
Una soluzione, questa, che aprirebbe le porte ad altre due scelte che da un lato garantirebbero al Governo Bersani l’ingresso nel salotto buono dell’Unione Europea e dall’altro salderebbero la tenuta della composita maggioranza di governo: la nomina di Nichi Vendola a commissario europeo e quella di Monti a Ministro dell’Economia.

Romano Prodi

Tale assetto istituzionale, in vista di un bilanciamento tra ‘destra e ‘sinistra’ della coalizione e tra componenti laiche e cattoliche, dovrebbe essere completato da una squadra di governo in grado di sostenere la sfida riformista: se per i ministeri chiave degli Esteri, dell’Interno e della Giustizia sono fortemente in vantaggio le candidature rispettivamente di Massimo D’Alema, Piero Grasso e Anna Finocchiaro, sarà la saggezza di Bersani a garantire rappresentanza a sensibilità e competenze molto eterogenee: ma ci sarà tempo per dare stura al totoministri.

Giornalista pubblicista, nato in Irpinia nel 1968; sposato, due figli. Lungamente impegnato in ambito politico e sociale, è stato redattore del Corriere dell'Irpinia ed editorialista dell'edizione di Avellino de "Il Mattino". Nel 2010 ha pubblicato il romanzo "Ombre, penombre e luci nascoste" (Booksprint Edizioni).

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