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L’arcivescovo su Vanity Fair come un divo

Quando Joseph Ratzinger fu eletto Papa, portò al suo seguito il già segretario personale appunto Don George Gaeneswein. Il suo aspetto non passò inosservato. Nel 2005 il monsignore tedesco aveva 48 anni, fisico sportivo, sguardo affascinante, originario della Foresta Nera. Si dice uomo coltissimo, nel tempo la sua ascesa è stata inarrestabile. Ombra del Pontefice, ha grande influenza soprattutto per quanto riguarda le relazioni esterne del Vaticano. Una sorta di super ministro.

Ad un anno dallo scandalo Vatileaks, che ha determinato l’allontanamento dell’ex maggiordomo Paolo Gabriele. Don George Gaenswein viene nominato, da Benedetto XVI, Prefetto della Casa Pontificia e Arcivescovo titolare di Urbisaglia, conquistando la copertina del noto magazine americano “Vanity Fair” con un sottotitolo “essere belli non è peccato”.

Padre Georg Vanity Fair

 

Al settimanale egli parla dei sogni della sua infanzia in Germania arrivando ai giorni dei veleni del Palazzo, così sintetizza il suo compito: personalmente ho visto il mio ruolo o servizio al Papa come quello di un vetro. Più pulito è, più raggiunge il suo scopo… Debbo lasciare entrare il sole, e il vetro meno appare meglio è. Se non si vede proprio, vuol dire che svolge bene il suo lavoro’.

L’Arcivescovo e Prefetto non ama apparire, ma la copertina di “Vanity Fair” è un riconoscimento al suo gradevole aspetto e al suo notevole carisma.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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