di Isotta Esposito in ,

L’Attesa di Piero Messina: intervista al regista, “Il ritmo è tutto”


 

Piero Messina, regista de “L’Attesa”, intervistato da Urban Post: “Puoi mentire su tutto (e a volte è bello farlo) ma un film non è più tuo se sei disonesto sul ritmo. Sul respiro”

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Piero Messina, regista del film “L’Attesa” presentato alla 72. Mostra del Cinema di Venezia insieme a Juliette Binoche, ha partecipato anche alla prima edizione di Round-Trip Festival A/R al Cinema Kino di Roma con altri due registi italiani, Carlo Lavagna e Laura Bispuri, e tre tedeschi, Feo Aladag, Johannes Naber e Georg Maas. Con l’occasione, gli abbiamo fatto qualche domanda…

Svisceriamolo senza attesa, tre registi italiani e tre tedeschi, come ve la siete giocata?

Sembra la barzelletta, e nelle barzellette vincono sempre gli italiani. In questo caso non c’è stata competizione anzi, è stata una bellissima occasione per conoscere nuovi autori e creare legami (anche produttivi) con il cinema tedesco.

L’abbiamo vista a Venezia 72 mentre si spalleggiava, senza più attendere, con Juliette Binoche. Com’è stato averla accanto nella sua opera prima?

Bellissimo. Come ogni volta che ti commuovi insieme ad un’altra persona.

Anna non riesce a comunicare totalmente con la ragazza del figlio Giuseppe per paura di ammettere a se stessa una verità che si sta tenendo nascosta da sola?

È un processo di cui all’inizio nemmeno lei è totalmente consapevole. Prima, in realtà, aspetta il momento giusto per comunicare alla ragazza la verità, ma poi in quella sospensione temporale che si crea, si accorge che quella ragazza che parla al presente del figlio, sospende il suo dolore. Inizia così a posticipare il momento in cui confessare la verità, poi pian piano comincia a mentire, sempre di più, fino a creare una vera e propria messa in scena in cui alla fine anche lei crederà. 

L’Attesa non è solamente volta al futuro, ma è un elemento integrante nel presente e ne denota la lentezza del ritmo. Quale sottotitolo possiamo darle?

L’attesa di ciò che è presente, non è altro che amore. Per quanto riguarda il ritmo, per me è tutto. È l’unico elemento in cui ogni narratore si mostra per come è, per come sente istintivamente le emozioni. Puoi mentire su tutto (e a volte è bello farlo) ma un film non è più tuo se sei disonesto sul ritmo. Sul respiro. Non a caso nella musica, all’inizio di ogni spartito, per definire l’essenza di un brano se ne precisa soltanto l’andamento. Allegro, Lento, Largo, Andante, Moderato, Adagio…

Grazie

Photo Credit: Giulia Cassullo

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