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Lavorare in Italia: il pensiero di un giovane architetto tunisino [INTERVISTA]

Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 la Tunisia è stata scossa da una serie manifestazioni popolari, in cui veniva espressa una grande insoddisfazione della gente per una situazione sociale diventata insostenibile a causa della grande disoccupazione, le pessime condizioni di vita a cui facevano da contraltare la corruzione dilagante e il disinteresse delle autorità. Questa rivolta popolare – che ha preso il nome di “Rivoluzione dei Gelsomini” – ebbe un’escalation dopo il gesto tragico e fortemente simbolico del siucidi del giovane ambulante Mohamed Bouazizi che si era immolato come una torcia umana davanti alla sede del governatorato di Sidi Bouzid. In particolare le giovani generazioni esprimevano un grande desiderio di liberazione dal soffocante bavaglio imposto alla libertà di espressione e alla cappa di una società bloccata da corruzione e clientelismo. Le proteste nel più ampio contesto della “Primavera araba” determinarono la caduta del vecchio regime. In occasione del sesto anniversario di questi avvenimenti abbiamo intervistato un giovane professionista di 26 anni, Zak Haouari, che vive e lavora in Tunisia e che da studente universitario della Facoltà di Architettura di Tunisi, unico tra i suoi colleghi che generalmente preferiscono recarsi in Francia per gli studi, ha vissuto l’esperienza di uno stage formativo di 4 mesi in Italia a Palermo. Le sue parole e le sue imprese mostrano la potenzialità di un paese che vuole fortemente farcela.

Zak: i tuoi studi ti hanno portato anche in Italia, com’è stata la tua esperienza nel nostro Paese?
Quando siamo giovani architetti, siamo pieni di vita. Aspiriamo a cambiare il mondo in meglio. Posso dire che la mia esperienza in Italia, che era la prima per me, sarà sempre significativa, perché mi ha permesso di sviluppare un nuovo modo di pensare. Diciamo che non è stata la passeggiata romantica che il nome dell’Italia evoca tra i giovani della mia età, ma un’esperienza dura con i suoi alti e bassi. In realtà, l’esperienza è stata anche più profonda che un soggiorno unicamente professionale. Ora, col senno di poi, vedo chiaramente l’importanza del lavoro di gruppo, del confronto di idee, di dibatti e discussioni, nel cuore della problematica architettonica e altro”.

Qual è la differenza tra il lavoro in Italia e in altre parti del mondo?
“In primo luogo, va detto che l’architettura è una professione particolarmente influenzata dalla situazione socio-economica di ogni paese. Non posso dire di aver identificato la verità sul lavoro nei paesi in cui ho avuto esperienze. Ma mi sembra che ci siano differenze facilmente rilevabili tra la Tunisia, Italia, Cina e Marocco. Posso dire che lavorare in Italia mi sembra molto difficile. Anche se si è motivati e disposti a lavorare duro. La concorrenza fa, a mio avviso, che gli architetti siano obbligati a superare i limiti delle condizioni logiche di lavoro. Con una giornata lavorativa di 12 ore in media, e che molto spesso prosegue durante il fine settimana, fare l’architetto in italia non è un lavoro, ma un modo di vivere per gente che l’ha scelto. Non dobbiamo dimenticare che l’Italia ha la più alta densità di architetti nel mondo (1 architetto ogni 400 abitanti). E’ una vera sfida!
Ma questo mi porta ad una peculiarità di architetti italiani che non si lamentano e fanno tutto quello che possano fare. In altri paesi architetti delegano le loro missioni ad altri mestieri”.

In Tunisia, tuo Paese d’origine, che opportunità di lavoro ci sono per giovani professionisti?
“Non so se posso parlare del mio paese con tutta obiettività. Il mio paese lo amo molto. La Tunisia ha avuto una transizione politica eccezionale e unica in tutto il mondo. È normale che questa transizione provochi una sorta di instabilità. Attualmente l’assunzione al pubblico impiego è quasi nullo. Ma dobbiamo vedere il lato positivo, come questo dà ai giovani la voglia di intraprendere e cominciare i loro propri progetti. Io sono già uno. Lo Stato ha fatto sforzi in questa direzione con una strategia di microfinanza. i risultati si vedranno nel giro di pochi anni. Se la Tunisia sembra tornare indietro è perché sta per saltare”.

Hai scalato il Toubkal, la montagna più elevata del Nord Africa, raccontaci il significato di questa impresa.
“Siamo umani, ci sono cose che sono al di là di noi. E paradossale, ma è quando l’accettiamo che diventiamo invincibili. È per questo motivo che ho scalato la montagna. In teoria era impossibile per me, e nella mia testa lo avevo accettato. Volevo vedermi fallire per capire che siamo tutti limitati davanti alla vita. Un altro motivo era la situazione dei giovani nel mio paese. Questo era un piccolo occhiolino a tutti i giovani Tunisini che continuano a dire che il successo nel nostro bel paese è impossibile. Ma l’impossibile non esiste. Fai qualcosa di sincero e coraggioso, anche un semplice gesto simbolico e ti va sentire cosa vuol dire “amare la nostra Tunisia. Perché la Tunisia è noi”.
 Lavorare in Italia giovane architetto di Tunisi Zak Haouari

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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