di Sabina Schiavon in

Lavorare in Svizzera: come fare? Dal permesso di soggiorno a quello per frontalieri


 

Lavorare in Svizzera, come fare? Dal permesso di soggiorno a quello per frontalieri, ecco tutto quello che c’è da sapere

lavorare in svizzera

Come fare a lavorare in Svizzera? In questo momento di crisi economica sono molti gli italiani che – decisi a trovare lavoro all’estero – si pongono questa domanda. Dal permesso di soggiorno a quello per frontalieri, ecco allora tutte le informazioni utili per cercare lavoro in Svizzera ed eventualmente stabilircisi.

Lavorare in Svizzera, come fare? Le cose fondamentali da conoscere

Lavorare in Svizzera è un gioco da ragazzi? Assolutamente no: sebbene le condizioni dei lavoratori svizzeri sembrino particolarmente allettanti, è bene ricordare che nel Paese esistono leggi rigorose e step da rispettare nel processo di ricerca di un impiego. In generale, però, gli italiani – in quanto cittadini europei – possono vivere e lavorare in Svizzera: ma come fare? Non esiste una risposta univoca a questa domanda in quanto dipende tutto da periodo per il quale si vuole lavorare in Svizzera: superato un determinato numero di giorni, infatti, gli italiani che vogliono continuare la propria attività professionale in Svizzera dovranno richiedere un permesso di soggiorno. Nel paragrafo successivo vi spieghiamo quindi tutti i documenti di cui avrete bisogno per lavorare in Svizzera…

Lavorare in Svizzera, come fare? Quando e come richiedere il permesso di soggiorno

Come anticipato, per lavorare in Svizzera è talvolta richiesto un permesso di soggiorno. La prima cosa da sapere è che, dopo aver trovato lavoro, è necessario “annunciarsi” presso il comune di residenza entro e non oltre i 14 giorni dall’inizio dell’attività professionale. Per farlo basterà presentare un documento d’identità e/o il contratto di lavoro stipulato presso un datore di lavoro svizzero. Tutti i cittadini italiani ed europei possono lavorare in Svizzera senza alcun permesso per un periodo massimo di 60 giorni nell’arco di 6 mesi: superata questa soglia è necessario presentare richiesta di lavoro e dimora in Svizzera. Esistono vari tipi di documenti che si differenziano l’un l’altro per la durata della permanenza. In particolare:

  • Permesso L: è quello previsto per un cittadino straniero intenzionato a lavorare in Svizzera per un periodo compreso tra i 3 e i 12 mesi;
  • Permesso B: deve essere richiesto da tutti coloro che possono dimostrare un contratto di lavoro della durata superiore ai 365 giorni o, comunque, a tempo indeterminato. Una volta ottenuto ha validità di 5 anni, periodo al termine del quale potrà essere rinnovato per i successivi 5 anni (e così via…). La prima proroga sarà invece di un solo anno qualora il richiedente è involontariamente senza lavoro da almeno 12 mesi;
  • Permesso C: si tratta del permesso per “veterani”, ovvero per tutti coloro che vivono e lavorano in svizzera da più di 5 o 10 anni;
  • Permesso G: in questo caso si tratta del permesso per frontalieri. Tutti coloro che ne sono in possesso dovranno tornare almeno una volta alla settimana presso il domicilio estero.

Lavorare in Svizzera: il permesso di soggiorno è solo per ricchi? Le ultime polemiche

E’ di queste ore la polemica nata dalla scoperta del quotidiano Aargauer Zeitung a tema “lavorare in Svizzera”. Sembra infatti che bastino 50mila franchi – circa 45mila euro – per assicurarsi un permesso di soggiorno nel Paese, il permesso B. In particolare, quest’agevolazione sarebbe prevista per tutti coloro che “rappresentino interessi fiscali considerevoli” ovvero per le persone più benestanti. “Siamo di fronte a un’ulteriore dimostrazione di come le autorità cantonali svizzere siano forti con i deboli e deboli con i forti, viste le difficoltà che hanno gli stranieri meno abbienti ad avere un permesso di soggiorno” ha commentato a Repubblica il docente di Economia dell’università di Friburgo, Sergio Rossi. Se la questione dei 50mila franchi fa però parte di quanto previsto dal Segretariato di Stato delle migrazioni, è anche vero che esiste un mercato parallelo (e non del tutto legale) dei permessi di soggiorno.

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanPost

Leggi anche

Commenta via Facebook