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Lavoro: la strage silenziosa

Nota dell’autore. Scrivevo questo editoriale quasi sei anni ma nulla è cambiato. Purtroppo la tragedia delle morti per lavoro, che qualcuno insiste a chiamare “bianche” anche se di bianco non hanno nulla, continua a distruggere famiglie, certezze, pezzi interi di economia e Paese. Uno stillicidio inarrestabile: in questo inizio del 2018 sono già 155 i morti sui luoghi di lavoro in Italia, una cifra spaventosa e addirittura superiore se facciamo la proporzione a quella che leggete nell’articolo che riproponiamo, riferito a qualche anno fa (1,72 vittime al giorno). La verità è che il contesto è – tragicamente – lo stesso: inosservanza delle più elementari norme di sicurezza, scarsa manutenzione, orari di lavoro pesanti che compromettono l’attenzione dei lavoratori. Le ultime vittime nel giorno di Pasqua a Bergamo e poi ancora oggi, a Marghera. Inutile piangere adesso è solo giunto il momento di dire basta, ma davvero.

La strage silenziosa ci passa davanti agli occhi di sfuggita nei Tg della sera, si perde nel sottofondo di un giornale radio flash o nelle dieci righe di un’agenzia di stampa sul web. Una pagina insanguinata che il nostro paese tenta in ogni modo, a volte inconsapevolmente ma molto spesso colpevolmente, di nascondere. I morti sul lavoro, 531 da inizio anno, oltre 1000 se consideriamo anche chi ha perso la vita mentre si recava al lavoro, chiedono giustizia. Chi paga per le loro vite distrutte? E per quelle delle loro famiglie? Non c’è giorno che passi senza un morto sul lavoro, ma a parte la macabra contabilità e qualche dichiarazione di rito di rappresentanti sindacali, nulla accade perché si fermi la strage. E’ una vergogna per un paese che si definisce civile, oltre che un enorme danno alla società. 1000 morti l’anno, questa la media degli ultimi, e le migliaia di infortuni invalidanti, sono un costo sociale insostenibile e la negazione di più diritti  fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, il diritto al lavoro ed alla salute.

Morti sul Lavoro in Italia 2012

L’Osservatorio Indipendente di Bologna sui morti per infortuni sul lavoro, realtà che svolge un lavoro volontario di analisi di questo triste fenomeno, ci fa sapere alcuni dati significativi. Prima di tutto che il tragico primato dei morti per lavoro nel 2012 spetta attualmente alla Lombardia, con ben 67 morti. Poi che il 35,5% delle vittime di quest’anno sono in agricoltura, di queste la metà finite schiacciate da un trattore, ben 94 dall’inizio dell’anno, che l’edilizia contribuisce per il 28,8% alle morti sul lavoro. Anche i “servitori dello Stato” piangono le loro vittime: il 2,7% sono poliziotti, tutti deceduti in incidenti stradali, il 3% soldati dell’Esercito uccisi o morti in incidenti in Afghanistan.

Un altro dato che fa riflettere è quello sulla ripartizione per età: quasi il 25% per cento del totale dei morti sul lavoro di quest’anno aveva tra 40 e 49 anni, persone mature quindi, che si presume essere più esperte ed attente. Proprio partendo da quest’ultimo dato vi lasciamo con due doverose riflessioni. Davvero si pensa di risolvere il problema della sicurezza nei luoghi sul lavoro affidandosi a semplici spot pubblicitari (come quello nel video qui in basso), peraltro portatori di messaggi ambigui? A quando pene severe per chi, soprattutto tra i datori, ma anche tra i lavoratori, non rispetta le regole?

(Foto: @Luana – Flickr.com)

Written by Andrea Monaci

46 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, economia e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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