di Andrea Monaci

Lavoro: la Strage Silenziosa


 

Oggi l’ultimo, un ragazzo di soli 29 anni che lavorava nel dipartimento ferroviario all’ILVA di Taranto. Sono i morti sul lavoro, 531 da inizio anno, oltre 1000 se consideriamo anche chi ha perso la vita mentre si recava al lavoro. Una strage senza fine.

Morti sul Lavoro in Italia 2012

La strage silenziosa ci passa davanti agli occhi di sfuggita nei Tg della sera, si perde nel sottofondo di un giornale radio flash o nelle dieci righe di un’agenzia di stampa sul web. Una pagina insanguinata che il nostro paese tenta in ogni modo, a volte inconsapevolmente ma molto spesso colpevolmente, di nascondere.

I morti sul lavoro, 531 da inizio anno, oltre 1000 se consideriamo anche chi ha perso la vita mentre si recava al lavoro, chiedono giustizia. Chi paga per le loro vite distrutte? E per quelle delle loro famiglie? Non c’è giorno che passi senza un morto sul lavoro, ma a parte la macabra contabilità e qualche dichiarazione di rito di rappresentanti sindacali, nulla accade perché si fermi la strage.

E’ una vergogna per un paese che si definisce civile, oltre che un enorme danno alla società. 1000 morti l’anno, questa la media degli ultimi, e le migliaia di infortuni invalidanti, sono un costo sociale insostenibile e la negazione di più diritti  fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, il diritto al lavoro ed alla salute.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna sui morti per infortuni sul lavoro, realtà che svolge un lavoro volontario di analisi di questo triste fenomeno, ci fa sapere alcuni dati significativi. Prima di tutto che il tragico primato dei morti per lavoro nel 2012 spetta attualmente alla Lombardia, con ben 67 morti. Poi che il 35,5% delle vittime di quest’anno sono in agricoltura, di queste la metà finite schiacciate da un trattore, ben 94 dall’inizio dell’anno, che l’edilizia contribuisce per il 28,8% alle morti sul lavoro. Anche i “servitori dello Stato” piangono le loro vittime: il 2,7% sono poliziotti, tutti deceduti in incidenti stradali, il 3% soldati dell’Esercito uccisi o morti in incidenti in Afghanistan.

Un altro dato che fa riflettere è quello sulla ripartizione per età: quasi il 25% per cento del totale dei morti sul lavoro di quest’anno aveva tra 40 e 49 anni, persone mature quindi, che si presume essere più esperte ed attente. Proprio partendo da quest’ultimo dato vi lasciamo con due doverose riflessioni. Davvero si pensa di risolvere il problema della sicurezza nei luoghi sul lavoro affidandosi a semplici spot pubblicitari (come quello nel video qui in basso), peraltro portatori di messaggi ambigui? A quando pene severe per chi, soprattutto tra i datori, ma anche tra i lavoratori, non rispetta le regole?

(Foto: @Luana – Flickr.com)

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