di Andrea Monaci

Lavoro, un paradosso tutto italiano


 

Mentre l’Istat certifica oltre 2 milioni 870mila disoccupati, 93mila in più nel solo mese di ottobre, Unioncamere dice che ci sono 65mila posti di lavoro che non riescono ad essere coperti perché non si trovano i candidati

Informatici Introvabili

Certo, 65mila posti di lavoro non coperti per impossibilità di reperire i profili ricercati contro gli oltre 600mila posti di lavoro persi quest’anno sono una goccia, ma sono comunque la prova concreta di un grave problema strutturale del nostro mercato del lavoro.

E’ un paradosso tutto italiano: com’è possibile che a fronte di quasi 3 milioni di persone alla ricerca di un impiego ci siano posti di lavoro che non riescono ad essere ricoperti? Vien da pensare subito che l’incontro tra domanda e offerta di lavoro sia davvero poco efficiente.

Secondo la ricerca di Unioncamere che ha “snocciolato” questi numeri gli introvabili sono soprattutto profili molto qualificati. E’ il caso ad esempio dei “progettisti di sistemi informatici” di cui si cercano almeno 900 profili senza esito: un caso al limite dell’assurdo visto il numero di laureati in informatica e ingegneria informatica a spasso, di gran lunga superiore. E’ evidente che la causa non può essere l’indisponibilità di questi profili, ma piuttosto il mancato incontro tra domanda e offerta.

Perché succede? Scarsa informazione sulle opportunità di lavoro, difficoltà oggettive dei candidati nel proporsi alle aziende, bassa qualità complessiva degli annunci di lavoro: questi, secondo noi, sono i nodi cruciali del sistema, inefficiente, di incontro tra domanda e offerta di lavoro in Italia.

La strada per risolvere almeno in parte questo grave problema che penalizza il nostro paese non è difficile: basterebbe investire sulla cultura del mercato del lavoro, informarsi e informare di più, realizzare sistemi pubblici di incontro tra domanda e offerta di lavoro sul web realmente efficienti (che non possono essere certo le Borse Continue del Lavoro…). Intanto, al di là dei sensazionalismi che generano le ricerche come quella appena citata, servirebbero un po’ più di capacità di analisi e concretezza.

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