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Tra Cronaca e Storia sulle Copertine de “La Domenica del Corriere” – 1a Puntata

Introduzione – Il giornale del Signor Tutti

“Un giornale non può prosperare se pensato e composto tutto quanto nell’intimità di una redazione, da taluni pochi individui. Anch’esso, come le piante non fatte pei languori delle serre chiuse, ha bisogno d’aria e di sole, di correnti vive di simpatia, della larga e spontanea collaborazione di molti. Un giornale, specialmente se illustrato, deve risultare specchio, riflesso della multiforme complessa vita pubblica. Domandiamo quindi la collaborazione dei nostri lettori: desideriamo che il Signor Tutti sia il nostro principale redattore, che una continua corrente spirituale unisca il giornale al pubblico, il pubblico al giornale” (1).

La dichiarazione programmatica di Attilio Centelli, direttore de “La Domenica del Corriere”, scritta in occasione dell’uscita del primo numero della rivista, lascia già intendere il motivo per cui, di lì a poco, questo giornale illustrato a colori sarebbe divenuto il più popolare e diffuso settimanale d’Italia.
L’anno era il 1899: se i salotti dell’alta borghesia dell’epoca erano sostanzialmente monopolio de “L’Illustrazione Italiana” che, insieme a “La Domenica”(2) e a “La Tribuna Illustrata della Domenica”, fu tra i più seguiti nel periodo che intercorse tra la fine dell’Ottocento e l’avvento della televisione, la maggior parte della famiglie piccolo – borghesi, operaie e artigiane (almeno quelle che, pur senza particolari pretese intellettuali e tuttavia desiderose di farsi una propria opinione su quanto accadesse loro intorno, potevano concedersi il lusso della lettura) predilesse “La Domenica del Corriere”.

La storia del periodico battezzato da Centelli è troppo gloriosa per essere riducibile a quella delle sue copertine. Eppure quelle tavole a colori furono destinate, per decenni, a esercitare sul lettore autentico fascino, poiché per la più vasta cerchia della cittadinanza, soprattutto agli inizi del secolo, la cronaca, con le sue vicende e i suoi personaggi, ebbe proprio i lineamenti prestati dalle matite e dai pennelli degli illustratori de “La Domenica”: al Signor Tutti, secondo la pittoresca espressione del direttore Centelli, veniva raccontata una storia del tempo fatta per immagini, filtrata attraverso lo sguardo e la mano esperta del disegnatore.
Ma erano attendibili le versioni che questi autori davano dei disastri e degli incidenti provocati dalla natura e dall’uomo? O dei casi commoventi, tragici, buffi o bizzarri della cronaca popolare?

Il primo numero de “La Domenica del Corriere” vide le edicole l’8 gennaio del 1899. Dodici pagine per trentamila copie di tiratura, costava dieci centesimi, anche se veniva offerto gratuitamente agli abbonati del “Corriere della Sera”, del quale era supplemento settimanale illustrato. Nel disegno di copertina di quella prima uscita, una bufera di neve nel Montenegro firmata da un giovane artista – era infatti pittore, illustratore e cartellonista –  allora sconosciuto, ma che ben presto sarebbe diventato una celebrità o, per dirla con Ugo Ojetti,(3) “l’illustratore più popolare d’Italia”: Achille Beltrame. “Alle copertine dei supplementi veniva affidata una funzione di impatto mai osata prima; il meglio del giornale veniva offerto tutto e subito, perché attirasse l’attenzione già sul banco di vendita, e invitasse il lettore all’acquisto. Il resto del giornale lo si sarebbe gustato poi a casa, con tutta calma”.(4) La polpa del periodico, quella da consumare pian piano, quella in cui testo e fotografie abbondavano, stava infatti altrove, nelle pagine interne.

Beltrame (Arzignano, 1871 – Milano, 1945) sarà il disegnatore di punta delle copertine de “La Domenica” per quarantasei anni, ovvero fino al 1944, pur alternandosi già dal 1941 con Walter Molino (Reggio Emilia, 1915 – Milano, 1997), l’altro fuoriclasse della rivista, il quale lavorerà al “Corriere”(5) sino al 1966. Cospicuo il numero di illustrazioni prodotte da Beltrame e dal suo successore Molino per la testata: più di 7.000. Anche se – doveroso puntualizzarlo – è del tutto approssimativo e abbreviato credere che le copertine di uno dei periodici illustrati di maggior successo popolare del Novecento siano note soltanto come opera di Achille Beltrame prima, e di Walter Molino poi. Infatti il giornale ospitò il talento di molti altri virtuosi dell’illustrazione, sia nelle copertine e quarte di copertina, sia nelle pagine interne: quasi trecento nomi figurano nella scuderia, tra i quali Bruna Mateldi Moretti (con pseudonimo Brunetta), Giorgio De Gaspari, Aldo Raimondi, Averardo Ciriello, Ugo Guarino, Maria Pezzi, Giovanni Mosca, Giorgio Tabet, Alessandro Biffignandi, Mario Tempesti, Mario Uggeri, Alberto Martini, Dario Mellone, Tullio Pericoli e Benito Jacovitti.

Preferire la figurazione narrativa offerta dal disegno a quella tipica della fotografia (quest’ultima, tra l’altro, già ampiamente collaudata dalla testata concorrente “L’Illustrazione Italiana”) fu per “La Domenica” espressione di un preciso orientamento strategico: il direttore Centelli optò per quella che fu ritenuta la migliore forma giornalistica con cui si intendesse comunicare visivamente i fatti di cronaca al lettore. In altre parole, per le copertine e per le quarte, il vero ricomposto o anche allegoricamente interpretato del disegno ebbe la meglio sul vero della traduzione fotografica. “Il disegnatore e la sua vena narrativa c’erano là dove i limiti della tecnologia e dei mezzi di trasporto impedivano ai fotografi di essere presenti, di persona e nei giusti tempi. La notizia di cronaca, l’evento politico internazionale, il campo di battaglia lontano, si trasformavano in racconti abbreviati, nei quali dettagli fantastici si fondevano con accurate ricostruzioni, spesso frutto di felici incursioni da parte dell’autore nel sempre più vasto repertorio iconografico appositamente accumulato”.(6)

Quindi, sebbene gli avvenimenti venissero sorprendentemente disegnati non dopo ma mentre si stavano svolgendo, cioè durante, nell’atto stesso di accadere, tenendo conto della scrupolosa coscienziosità con cui Beltrame, Molino e i loro colleghi solevano documentarsi (infatti, pur considerando la fotografia solo come appunto o scheda, sovente a questa si appoggiavano, garantendo così il rispetto dei particolari ambientali e delle somiglianze fisionomiche), è una comoda semplificazione affermare che le illustrazioni fossero affidate oltremisura alla pur fertile immaginazione degli autori. Nondimeno, il riscontro del pubblico rendeva vincente la scelta editoriale del vero illustrato proprio sul piano dell’interpretazione e della fantasia: era un modo diverso di entrare in contatto col mondo, tecnicamente meno perfetto di quello proposto dalla macchina fotografica, però intenzionalmente accattivante, non scevro di sensazionalismo, agli occhi palpitante, più adatto a colpire la fantasia e catturare l’interesse del lettore, in maniera che quest’ultimo si sentisse partecipe dell’avvenimento. Ecco: in un’epoca non ancora caratterizzata dalla presenza della televisione, che comparirà a metà degli anni Cinquanta, catalizzato dalle copertine de “La Domenica del Corriere” il Signor Tutti andava alla ricerca del tempo perduto. E lo ritrovava.

Anche se, ad onor del vero, specie durante i conflitti bellici, prendendo le mosse dalle illustrazioni de “La Domenica” il Signor Tutti poteva farsi un’opinione poco obbiettiva o addirittura involontariamente pregiudizievole, che spesse volte trovava maturazione dai semi della retorica e della propaganda, entrambe agevolate dall’impiego della censura: “In tempo di guerra i giornali raccontano favole. Non si sminuisce la loro importanza rilevandolo, anzi, la si pone sul giusto terreno: sono un’arma psicologica. E il fronte interno non è il meno rilevante dei fronti”.(7)

Questa è la prima puntata di un percorso analitico nel mondo de “La Domenica del Corriere”, lungo il quale finiranno sotto la lente molte illustrazioni, tra copertine e quarte di copertina, realizzate da Achille Beltrame e Walter Molino e pubblicate tra il 1899 e il 1961: quindi in un lasso di tempo antecedente il 1967, anno storico per la testata, che dopo sessantotto anni interruppe la tradizione della copertina disegnata, utilizzando una fotografia a colori. Le immagini, la cui scelta, pur ragionata, verrà dettata altresì dal gusto, saranno disposte in ordine cronologico e ognuna di esse verrà corredata di una didascalia essenziale, ma esaustiva. Osservandole, ci si accorgerà come colgano in una frazione di secondo la vitalità, il senso e l’emozione di un evento, mostrino quello che nessuno ha visto o che pochi testimoni oculari hanno avuto l’occasione o la fortuna di vedere, ovverosia il momento decisivo, il fatto irripetibile, ciò che nessuna fotografia, se non casualmente, è in grado di riprodurre: il tempo perduto.
Non ci si stupisca nell’appurare che le sciagure occupassero un posto di primo piano in questo genere di stampa illustrata: “È questa, in conclusione, la cifra caratteristica de La Domenica del Corriere, e assieme ad essa (e forse più di essa), de La Tribuna Illustrata e degli altri supplementi domenicali: laddove il pubblico più distinto de L’Illustrazione Italiana gradiva specchiarsi nei ritratti e nelle cerimonie, affidati, ormai, unicamente alla gelida perfezione della fotografia, il pubblico dei supplementi inclinava per la tavola illustrata, straripante di sentimento, e voleva ridere o piangere, ma soprattutto piangere”.(8)

NOTE

(1) Maurizio Pagliano (a cura di), Le copertine della Domenica, Rizzoli – Mailing, Milano 1975, pp. 5 – 6.
(2) “La Domenica del Corriere”.
(3) Ugo Ojetti (Roma, 1871 – Firenze, 1946), giornalista, scrittore e critico d’arte italiano.
(4) Michele Giordano, La stampa illustrata in Italia dalle origini alla Grande Guerra, Guanda, Milano 1983, p. 181.
(5) “Il Corriere della Sera”.
(6) Giovanna Ginex (a cura di), La Domenica del Corriere. Il Novecento illustrato, Skira, Milano 2007, pp. 23 – 24.
(7) Mario Isnenghi, Le guerre degli italiani. Parole, immagini, ricordi (1848 – 1945), Il Mulino, Bologna 2005, p. 173.
(8) Michele Giordano, La stampa illustrata in Italia dalle origini alla Grande Guerra, cit., p. 183.

IMMAGINE

Copertina de “La Domenica del Corriere” del 7 gennaio del 1900 (prima copertina del 1900).

 

Written by Pablito

Laureato in storia contemporanea presso l'Università di Pisa, Paolo "Pablito" Morelli, è giornalista, scrittore e autore satirico. Ha collaborato, tra gli altri, a "Il nuovo Male", a "Brazil Cartoon International", nonché, per quasi venti anni, a "Il Vernacoliere". Nel 2006 ha collaborato con Ettore Borzacchini nel volume satirico-linguistico "Il quarto Borzacchini Universale". Ha fatto parte del team della testata satirica “L’antitempo” - che nel 2013 ha ricevuto il prestigioso Premio Internazionale di Satira Politica di Forte dei Marmi - della quale dal 2012 al 2013 è stato anche direttore responsabile.

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