di Valeria Panzeri in

Le lettere meravigliose di Pirandello e Marta Abba tornano a casa: quando le parole sono proprio belle


 

Tornano nella villetta in cui Pirandello visse i suoi ultimi anni le lettere che Marta Abba scrisse al Nobel: un viaggio in un amore assoluto, costante e ricco di poesia

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Un vero patrimonio epistolare: più di trecento le lettere originali di Marta Abba, scritte nel decennio dal 1926 al 1936, a Luigi Pirandello e che tornano a casa, grazie alla donazione di un nipote dell’attrice scomparsa nel 1988 all’Istituto di studi pirandelliani e sul teatro contemporaneo, che ha sede nella Casa museo dello scrittore a Roma. In quella villetta di Via Bosio, dove molte sono indirizzate, in cui Pirandello visse gli ultimi anni. Alla morte del Nobel la Abba le chiese indietro e le vennero restituite; commovente il modo geloso in cui Pirandello le aveva custodite tutte.

Lei 24 anni, lui 57 con un matrimonio naufragato per problemi mentali della moglie: si conobbero proprio perché la Abba recitava nella compagnia teatrale fondata dal letterato siciliano. Un rapporto mai del tutto chiarito, apparentemente soltanto di forte stima professionale, ma da quelle lettere, da quella confidenza, era chiaro covasse qualcosa di più profondo e stratificato. Certo è che per Pirandello la Abba fu musa, per lei scrisse appositamente dei testi teatrali con delle parti cucite su misura, in una missiva il drammaturgo la prega: ”Scrivimi, fatti viva, ho tutta la mia vita in Te, la mia arte sei Tu; senza il Tuo respiro muore”.

E ancora, curandosi di pagare lui il telegramma di risposta in modo da garantirsi qualche parola di lei “Marta mia, Ti mando in questo momento, sono le 10 e 1/2 del mattino, un telegramma con risposta pagata, per avere prima di questa notte Tue notizie. Questa notte sono stato agitatissimo, ho fatto un orribile sogno. E ho bisogno di tranquillarmi! Non puoi immaginarti in quanta preoccupazione io viva. Le cose più folli mi passano per la testa e non trovo un momento di requie… Pensa a me, pensa a me, Marta: io sono qua unicamente per Te; non veder chiusa entro limiti angusti la Tua vita; il Tuo destino è grande; Tu sei un’Eletta; non puoi circoscrivere in un ambito mediocre la Tua esistenza.” Commovente una missiva in cui Pirandello racconta a Marta di essere seduto a succhiarsi un braccio pensandola al mare in villeggiatura. Nervoso, geloso e ammirato al pensiero della Abba fra le onde.

In questi carteggi emerge poesia e profondo amore: una devozione fortissima. Circa 800 lettere in tutto, disseminate in anni di traslochi, tourneè, spostamenti, città straniere e distanze colmate con parole bellissime. Una reciproca fedeltà e un inossidabile attaccamento che passa dalla volontà di condividere un quotidiano fisicamente impossibile da colmare ma cucito alla vita dell’altro con pazienti fili che soltanto la morte ha potuto fermare.

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