di Alessandro Cirinei

L’editoria invoca la tassa sui diritti d’autore


 

Mentre oggi viene annunciata la chiusura della versione cartacea di Business Week, testata storica che deve arrendersi alla forza del web e che quindi permarrà solo nella sua versione digitale, arriva forte e chiara la richiesta della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali) di applicare una tassa sui diritti d’autore per tutte le notizie che […]

Mentre oggi viene annunciata la chiusura della versione cartacea di Business Week, testata storica che deve arrendersi alla forza del web e che quindi permarrà solo nella sua versione digitale, arriva forte e chiara la richiesta della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali) di applicare una tassa sui diritti d’autore per tutte le notizie che vengono quotidianamente rilanciate dai motori di ricerca.

Di fatto Google News, ed in generale i motori di ricerca dedicati alle notizie, fanno da intermediari tra gli editori e i lettori sfruttando proprio i contenuti originali prodotti dai primi.
Così, come già avviene in Francia e Germania, l’idea è quella di creare una sorta di co-operazione con questi paesi per tutelare l’originalità e soprattutto la proprietà intellettuale del bene più prezioso: le notizie.

La crisi finanziaria colpisce indistintamente tutti i settori ma quello dell’editoria soffre da anni l’arrivo dei new media. Il calo delle vendite in edicola e quindi una minore diffusione rende meno efficace la pubblicità mentre i costi per mantenere efficace la produzione e soprattutto i team giornalistici diventano sempre più pesanti.

Gli editori che sfruttano al meglio il web, tra il 2009 ed il 2011, hanno potuto contare su un incremento dei lettori online pari al 50% ma i ricavi pubblicitari, sebbene siano cresciuti enormemente, non possono compensare assolutamente il calo delle versioni cartacee.

D’altro canto il ragionamento degli editori non fa una piega. I vari aggregatori di notizie, tra cui la stessa Google News, nonchè i giornali online che non fanno altro che copiare e poi “aggiustare” i contenuti per i motori di ricerca sfruttano i contenuti originali prodotti dagli editori e per questo ci vuole una tassa in grado di difendere il diritto d’autore.

L’eterna battaglia tra il web e la carta riguarda soprattutto Google, che paradossalmente, con i nuovi algoritmi (noti come Panda) ha cercato di distruggere le cosidette “content farm”, ossia siti web che sfruttano contenuto altrui in modo truffaldino per assicurarsi ricavi pubblicitari.

Se da un lato il servizio “google news” è eccellente (cosi come molti altri prodotti analoghi) e più della metà dei lettori cerca le notizie sul web, dall’altra Google non ha certo bisogno di monetizzare il contenuto producendolo mentre gli editori si. Tant’è che molti editori di prestigio tentano comunque di “vendere” articoli ed evitano di utilizzare la pubblicità gestita dal loro più tremendo incubo (Google Adsense).

Difficile dire chi ha ragione e difficile prevedere l’esito di questa battaglia. Certo è che gli editori non devono ostinarsi a combattere Internet e se da un lato è giusto tutelarsi, dall’altro è importante sfruttare al meglio le opportunità che questo mezzo offre. Un buon esempio è dato dal Gruppo Espresso che di recente ha affiancato alla versione online della Repubblica il prestigioso quotidiano online Huffington Post, esempio di eccellenza del giornalismo tutto online.

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