di Andrea Monaci

Libertà di stampa e soldi pubblici


 

70 giornali sull’orlo del fallimento e 4mila giornalisti in procinto di perdere il lavoro. L’ha detto ieri Franco Siddi, il Segretario della FNSI, il sindacato dei giornalisti, sostenendo che il taglio dei finanziamenti pubblici ai quotidiani previsto dal Governo mette a rischio la pluralità dell’informazione in Italia e quindi la sua stessa libertà.

Parole che sono fischiate nelle orecchie di molti, incluse quelle di Beppe Grillo, il leader del Movimento 5 Stelle, che ha attaccato Siddi affermando che la possibile chiusura di certi giornali è un bene, dato che “raccontano le loro balle virtuali finanziati dai soldi dei cittadini”.

Al di là dei toni, concordiamo con la tesi di Grillo. Non è certo finanziando giornali che vendono una manciata di copie e che di conseguenza sono letti da pochissime persone che si difendono pluralismo e libertà di informazione. Che dire allora delle decine di testate giornalistiche e blog, incluso quello da cui scriviamo, che lavorano per informare senza alcun supporto finanziario da parte dello Stato e sono letti e partecipati da migliaia di persone ogni giorno?

Se l’informazione non “vende” significa che non incontra il favore dei lettori, che da un giornale si aspettano di essere informati, orientati e stimolati in quanto cittadini. Fossimo Siddi ci preoccuperemmo invece di più delle condizioni di sfruttamento in cui lavorano migliaia di giovani giornalisti precari, pagati pochi euro a pezzo. Potranno mai essere davvero liberi da condizionamenti per poter portare a casa la pagnotta, e se si, a che prezzo?

Un’ultima riflessione sulla carta stampata. In Italia i pochi esempi di successo degli ultimi anni sono dovuti ad una grande attenzione proprio alla comunità dei lettori, che sono quasi tutti abbonati: è il caso ad esempio del Fatto Quotidiano. Nel resto del mondo ed in particolare negli Usa la carta stampata, che negli ultimi anni ha inseguito televisione e web senza pensare ad un futuro fatto di originalità e approfondimenti, è in rapido ridimensionamento: clamoroso l’esempio di Newsweek che una decina di giorni fa ha annunciato la chiusura della storica edizione cartacea, fondata nel 1933, per puntare esclusivamente al potenziamento del giornale online. Che sia anche questo il destino prossimo futuro di molti quotidiani e periodici italiani?

 

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