di Andrea Monaci in ,

Licenziamenti Ilva, sciopero a Genova e Taranto: operai in piazza per dire no ai 4mila esuberi


 

Sciopero Ilva a Genova e Taranto: gli operai delle acciaierie protestano dopo il piano dell’azienda che prevede oltre 4mila esuberi in tutta Italia, 599 solo a Genova e ben 3300 a Taranto

Giornata di sciopero all’Ilva a Genova e Taranto. Nel capoluogo ligure fin dall’alba gli operai si sono mobilitati davanti ai cancelli dello stabilimento a Cornigliano, dopo la grande azienda siderurgica intende tagliare 599 posti di lavoro. Si è formato un corteo che si è poi diretto verso la Prefettura  dietro uno striscione che recita “In lotta senza paura per il lavoro e per Genova”.

Mobilitazioni in corso anche a Taranto, dove presidi di lavoratori e sindacati sono in corso davanti alle portinerie A, D, tubifici e imprese dello stabilimento Ilva. Le iniziative avvengono in concomitanza con lo sciopero di 24 ore, cominciato alle 7, indetto dai sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb.

Licenziamenti Ilva: cosa dicono i sindacati

In testa al corteo di Genova il segretario della Fiom Cgil genovese Bruno Manganaro che ha ribadito «lottiamo per i lavoratori dell’Ilva e per Genova, per difendere i diritti del lavoro di quelli che ci sono oggi e per il futuro”.
«La riduzione dell’occupazione negli stabilimenti Ilva è inaccettabile ed è insostenibile, sia dal punto di vista sociale, sia dal punto di vista economico» ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. Parole che fanno eco con quelle del segretario confederale della Cgil, Maurizio Landini: «Credo sia una base di confronto non accettabile», ha detto riferendosi al piano del governo per la cessione dell’Ilva ai francesi di Am Investco.

Licenziamenti Ilva: scontro sindacati-Governo

Il governo ha garantito che non lascerà nessuno senza tutele, ma per i sindacati si parte da una base di confronto inaccettabile. A preoccupare sono soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am Investco, azienda controllata dal gruppo franco-indiano ArcelorMittal che sta acquisendo Ilva. In una parola, gli esuberi. Oltre 4mila posti di lavoro sono un conto salatissimo da pagare, soprattutto per Taranto che vedrebbe 3600 disoccupati in più con incertezza sul futuro, nonostante le rassicurazioni del governo. L’eventuale impiego del personale in esubero nell’ambientalizzazione del sito di Taranto, infatti, non offre garanzie sufficienti sul lungo termine. Insomma, un piano che per il momento risulta inaccettabile per lavoratori e sindacati.

Incertezza del resto, che accomuna gli esuberi con chi, invece, dovrebbe restare al lavoro negli stabilimenti ex Ilva. Per questi diecimila dipendenti, licenziati e subito riassunti ma con il solo contratto metalmeccanico nazionale, non sarebbe previsto infatti il riconoscimento degli scatti d’anzianità e degli integrativi. Si attendono quindi sviluppi da Roma

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