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L’immagine di Gesù che abbiamo conosciuto fino ad oggi è falsa. Ecco qual è il suo vero volto

Dai dipinti e gli affreschi che adornano le nostre Chiese fino al piccolo bambinello che mettiamo nel presepe il 25 di dicembre: l’aspetto di Gesù che siamo abituati a conoscere è quello di un individuo caucasico, dai capelli biondi (con tanto di barba, nel caso di raffigurazioni che lo ritraggono da adulto) e dalla pelle chiara come gli occhi. Eppure sappiamo molto bene che il territorio in cui nacque e visse l’uomo che avrebbe rivoluzionato la storia dell’umanità era quello mediorientale dove, in linea di massima, la popolazione doveva essere piuttosto differente. (continua a leggere dopo l’immagine)

Gesù tra i palestinesi. Se il Messia di cui narrano quattro Vangeli canonici (per non contare gli apocrifi) fosse stato così particolare nelle proprie fattezze, non è ragionevole pensare che se ne sarebbe trovata qualche traccia negli scritti e nelle descrizioni che lo riguardano? E ancora: che bisogno avrebbe avuto Giuda Iscariota di indicare con il celebre bacio il suo Maestro, se lui fosse stato tanto differente dagli altri discepoli? Insomma, tutto sembrerebbe lasciar pensare ad un Gesù molto simile agli altri abitanti della Galilea. (continua a leggere dopo l’immagine)

Ricostruire Gesù. Ma c’è qualche possibilità di ricostruire il volto di Gesù? Sicuramente negli anni ci hanno provato in molti (anche la polizia italiana), pur permanendo il problema principale di un’operazione del genere, legato all’assenza dello scheletro. Si può quindi tentare la strada di approssimare sulla base dell’aspetto dei contemporanei di Gesù: ed è esattamente quello che ha fatto il britannico Richard Neave, esperto in ricostruzioni facciali forensi, in un lavoro conclusosi già diversi fa ma che di recente è tornato in auge dopo essere stato rilanciato da alcune note testate inglesi. Avvalendosi della collaborazione di alcuni archeologi israeliani, Neave ha ottenuto tre teschi appartenenti a persone vissute nella stessa epoca nell’area di Gerusalemme. Grazie alla tomografia computerizzata ha creato sezioni tridimensionali dei teschi per rivelarne la struttura; questo ha consentito al programma del computer di generare un modello di volto con precise caratteristiche.

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