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Livorno, l’Assessore ex Terrorista e l’Italia che non volta pagina

Nel passato di Solimano, però, c’è un’antica, imbarazzante militanza in Prima Linea che lo portò a una condanna in primo grado a 22 anni, poi ridotti a 19, per banda armata e reati connessi. Solimano è rimasto in carcere sette anni e mezzo fino al 1987. Poi la libertà, il ritorno alla società civile, i dieci anni trascorsi come consigliere comunale dei Ds prima e del Pd poi.

Proprio  quel Pd che in questi giorni di campagna elettorale gli ha voltato le spalle bollando come inopportuna la sua nomina ad Assessore. Per questo lui ha rinunciato all’incarico, ma si difende: “Io ho avuto un ruolo marginale, non ho mai preso in mano una pistola. Sono stato condannato e ho pagato. La Legge Gozzini sulla dissociazione dal terrorismo sancì la fine di un’epoca”.

Mentre il sindaco Cosimi si dichiara ‘addolorato’ per l’impossibilità di nominare assessore l’ex terrorista, tutta questa storia merita una lettura approfondita alla luce di altri due eventi che si sono succeduti   in questi giorni, apparentemente  lontani dalla vicenda-Solimano, ma che l’hanno pesantemente condizionata.

La scorsa settimana si sono celebrati i funerali dell’ex brigatista Prospero Gallinari. Non sono mancati pugni chiusi e riferimenti agli anni della lotta armata da parte di chi, con Gallinari, ha condiviso una stagione infame e violenta da cui è ovvio prendere le distanze. Niente di sorprendente: è come se ci si meravigliasse di vedere le camicie nere a Predappio quando i nostalgici commemorano il duce.

Il 20 gennaio, poi, ricorreva il 35mo anniversario della morte dell’agente di Polizia Fausto Dionisi, caduto in un conflitto a fuoco proprio con gli esponenti di Prima Linea durante un tentativo di evasione dal carcere delle Murale a Firenze. La vedova Dionisi, sull’opportunità di conferire un incarico amministrativo a Solimano ha dichiarato che ‘certe scelte lasciano perplessi. Chi ha preso le armi dovrebbe avere il buongusto di stare un passo indietro”. Sfogo umano, comprensibile da parte di chi è stato toccato così duramente negli affetti più cari. Nessuna obiezione.

Al netto delle strumentalizzazioni giornalistiche, sul tavolo resta, chiarissima l’impossibilità di una conciliazione, di una riappacificazione tra le parti. Forse trent’anni sono pochi per archiviare storicamente, politicamente e moralmente la stagione degli anni di piombo. E questa è una sconfitta di tutti.

Della sinistra che sbarra la strada a Solimano, come se non contemplasse la possibilità di riscatto e redenzione per chi in un passato lontano ha sbagliato e ha saldato il debito con la giustizia.   La sconfitta è anche della destra e di certa stampa che  in questi giorni hanno fatto a gara per strumentalizzare la morte di Gallinari, la storia di Solimano e la triste fine di Dionisi.  Tutti dentro il tritacarne anche e solo per scopi elettorali, dell’una e dell’altra parte.

Written by Fabrizio Pucci

Fabrizio Pucci nasce nel 1970 a Livorno, città dove risiede. Nel 1984 pubblica il primo articolo, la presentazione della partita di calcio Livorno-Ancona. Dopo il Liceo inizia una serie di collaborazioni con radio e tv che con gli anni lo porteranno fino a Tele+ e Sportmediaset. Attualmente collabora con Il Tirreno di Livorno. Appassionato di Sport, non si perde una partita del 'suo' Livorno per lavoro, ma anche per amore della maglia amaranto. Pessimista di natura, perché è sempre meglio prepararsi al peggio per poi festeggiare il meglio.

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