di Antonio Paviglianiti in ,

Lo Stato Sociale concerti, Amore, Lavoro e… “Ecco gli altri miti da sfatare” [INTERVISTA]


 

Lo Stato Sociale si raccontano a UrbanPost in una piacevole chiacchierata poco prima di abbracciare i propri fan alla Feltrinelli di Firenze. “Quando siamo partiti? Non ce lo aspettavamo questo successo”, così si racconta la band bolognese

Lo Stato Sociale è la band del momento? Probabilmente sì. E il nuovo disco, “Amore, Lavoro e altri miti da sfatare” sembra essere quello della consacrazione. Un progetto nato quasi per caso che è diventato qualcosa di inimmaginabile. E ieri, martedì 14 marzo 2017, alla Feltrinelli di Firenze la band bolognese ha ricevuto il suo consueto bagno di folla. In attesa del grande evento di Milano: 22 aprile 2017, Mediolanum Forum di Assago. La band è pronta? “Macché, forse non lo saremo neanche tra un mese e mezzo” scherzano Alberto Cazzola, Lodovico Guenzi, Alberto Guidetti, Enrico Roberto e Francesco Draicchio.

—> LO STATO SOCIALE: TRACKLIST NUOVO ALBUM

Seduti al tavolino, in attesa di un lungo pomeriggio a firmare i dischi fisici de Amore, Lavoro e altri guai, scattare qualche fotografia con i fan fiorentini e poi esibirsi con qualche pezzo del momento. Come una “Buona Sfortuna” inedita, realizzata al pianoforte. Lo Stato Sociale si racconta a cuore aperto: dalla precarietà al concetto di collettivo, al significato di amore in una società liquida. E al vero obiettivo (ironico) del nuovo disco: “Arrivare agli Stadi!”

Ciao ragazzi, iniziamo dal titolo: Amore, Lavoro e altri miti da sfatare. Un titolo diverso rispetto ai vostri precedenti lavori: come mai questa scelta?
“Sì, non abbiamo usato una frase a effetto, abbiamo lavorato di sintesi e questo titolo rappresenta il contenuto del nostro lavoro. Sostanzialmente si parla della società moderna. Amore e lavoro sono rimasti nel passato quando gli obiettivi nella vita erano accasarsi e trovare il posto fisso, cose che oggi non si possono più fare. La precarizzazione del lavoro rende anche lo stato dell’amore non stabile e traballante. Oggi troppe coppie devono separarsi per trovare lavoro e qualcosa si rompe nella relazione. Questa società liquida non ci consente di far riferimento a valori di una volta.”

Ma quali sono gli altri miti da sfatare?
“Gli altri miti? Il mito del successo, individualismo, della ricchezza e del lusso, il mito dei confini… dei territori, limiti che sono disegnati su una mappa. La costruzione di un’identità virtuale scollegata da quella reale. Il mito della democrazia della rete, la sparizione di concetti di destra e sinistra, concetti che idealmente esistono.”

Sessanta milioni di partiti, un po’ come i sessanta milioni di c.t. della Nazionale di calcio…
“Ognuno di noi è un piccolo partito, vorrebbe le cose come pare a lui. Oggi c’è la perdita di significato del collettivo a favore di uno sviluppo più individualistico e microscopico della vita di una persona. Oggi non si parla più di società. Sessanta milioni di partiti è il brano che apre il disco. Ed è il sunto di tutto il lavoro: se ascolti quella e la comprendi hai colto il significato di tutto l’album.”

Mai Stati Meglio, è il titolo di un brano presente in Amore, Lavoro e altri miti da sfatare. Ma si riferisce al vostro status di band?
“No, è solo un modo di dire per sottolineare una serie di cose che in realtà vanno a rotoli. Lo facciamo con sarcasmo: si dice sempre che non siamo mai stati così meglio… viviamo una società con molto benessere rispetto ad altri luoghi del pianeta. Si scherza sui luoghi comuni…”

Vi definite collettivo. Ma se dovessimo chiedervi una definizione…
“Cosa è un collettivo? Gente che condivide le idee fin dall’inizio. Noi usiamo molto la mail, è la modalità con cui condividiamo le idee inizialmente, da lì dentro mescoliamo l’idea principale. Facciamo così sia per i testi che per i provini. Ognuno di noi ha provato a musicare a proprio modo dei testi delle canzoni e ce li siamo ricondivisi tramite mail. Poi purtroppo ci siamo dovuti vedere di persona… e abbiamo iniziato a litigare.”

Sì, ma siete anche rivoluzionari. Non c’è un frontman…
“Non c’è un frontman. Questo definisce anche il collettivo, non c’è una leadership specifica. Anzi sì, è Alberto (scherzano, ndr.). Ma sì, è giusto che ogni tanto a ruota qualcuno cerchi di trainare l’altro. Ma ne Lo Stato Sociale non c’è voglia di leadership.”

Ma non crea crisi di identità con il pubblico?
“Crisi di identità? No, isolamento e individualismo sono concetti che contrastiamo, cerchiamo più conflitto e lavoro di gruppo. Lavoriamo insieme sia per scontrarsi che per darsi confronto. La dinamica interna? È una dinamica di amicizia che vorremmo più possibile portare verso l’esterno, cercare di coinvolgere più persone possibili. Lo Stato Sociale si muove sul piano dell’amicizia dove c’è confronto su ogni cosa, metterci magari più tempo a realizzare un lavoro ma essere contenti.”

Dagli inizi a oggi: vi aspettavate questo successo?
“Credo che nessuno si possa immaginare un risultato simile, specie in quattro anni. Ma abbiamo lavorato con tanta onestà, un passo alla volta, abbiamo sempre fissato un obiettivo: ogni lavoro è stato un rilancio con e per noi stessi. Ci siamo sempre posti dei piccoli obiettivi raggiungibili. Dal 2012 a oggi? Non ce lo immaginavamo neanche,  ma è andata bene…”

E allora, qual è l’obiettivo adesso con Amore, Lavoro e altri miti da sfatare?
“L’obiettivo? Adesso sono gli Stadi!”

Nasci rockstar, muori giudice ad un talent show… beh, chissà come la prenderà Manuel Agnelli.
“No, no. Assolutamente. Il pezzo è stato scritto prima. Spero non se la prenda anche se le rockstar anni ’90 sono un po’ permalose. Ma questo è un brano che parla di noi. A un certo punto entri in un meccanismo che magari ti schiaccia e non sai più come uscire.”

22 aprile 2017. Mediolanum Forum di Assago, Lo Stato Sociale. Pronti?
“Macché… forse tra un mese e mezzo. E neanche.”

Ultima battuta: Lo Stato Sociale è politicizzato? 
“No. Ma facciamo politica. Lo facciamo ognuno nelle nostre vite di tutti i giorni. E poi scrivere canzoni è già fare politica. Perché non dimentichiamo che politica è anche non comunicare. E se una band ha una tale portata di seguito non può non comunicare…”

 

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