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Loris Stival, Veronica Panarello condannata minaccia di morte il suocero: “Quando esco uccido Andrea Stival!”

Omicidio Lorys Stival, la madre Veronica Panarello condannata anche in Appello a 30 anni di reclusione per l’omicidio del figlio di 8 anni ieri, 5 luglio 2018. La sentenza è arrivata nel pomeriggio. Alla fine della lettura del dispositivo, nell’aula della Corte d’assise d’Appello di Catania è accaduto l’impensabile: l’imputata, che mai ha disertato un’udienza, impassibile accanto al suo difensore, l’avvocato Francesco Villardita, è andata in escandescenza e prima di lasciare l’aula ha inveito verbalmente contro il suocero Andrea Stival e l’inviato di Quarto Grado, Simone Toscano, presente tra i tanti i cronisti, lì per documentare il caso.

VERONICA PANARELLO MINACCE AL SUOCERO

Chi si aspettava una Veronica contrita e remissiva sbagliava di grosso. La donna ieri è infatti apparsa più convinta che mai della sua versione dei fatti, e con il suo atteggiamento iracondo ha espresso tutto il suo disprezzo per il suocero: “Ti ammazzo con le mie mani! E’ tutta colpa tua, sei contento adesso?”. Com’era ampiamente prevedibile – visto l’atteggiamento assunto dall’imputata nel corso del processo – è arrivata la conferma della condanna di primo grado. Nessuna attenuante generica per la donna. L’ex marito di Veronica, Davide Stival, prima di entrare in aula ieri si era detto fiducioso, nutriva l’estrema speranza che Veronica in quell’ultima udienza chiedesse di parlare per rilasciare dichiarazioni spontanee e, finalmente, “dire tutta la verità”. Sì, perché Davide non ha mai creduto alle accuse che la ex moglie ha rivolto a suo padre Andrea. Non ha mai creduto che tra loro ci sia stata una relazione clandestina e che Lorys, avendola scoperta minacciasse da tempo di raccontargli tutto, e che il bambino sia stato ucciso dal suo stesso padre per questo motivo. Del resto, com’è noto, il racconto della Panarello non ha mai trovato riscontro alcuno in fase di indagini e a carico del suocero non è emerso niente.

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andrea stival

Veronica ha confidato al suo avvocato che, una volta fuori dal carcere, si farà giustizia da sola visto che non è stata creduta dai giudici. “La Corte d’assise d’appello di Catania ha confermato la sentenza di condanna di primo grado e sarà interessante leggere le motivazioni e in particolar modo per vedere perché non hanno concesso le circostanze attenuanti generiche, una sorte di semi infermità, di non dovere rifare la perizia psichiatrica e il confronto col suocero. Valuteremo il ricorso in Cassazione”, così l’avvocato Francesco Villardita una volta fuori dall’aula.

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