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Luciano Ligabue e Verissimo: “Non mi sono mai riconosciuto nell’immagine del rocker maledetto”

Luciano Ligabue a Verissimo ha ammesso: “Non mi sono mai riconosciuto nell’immagine del rocker maledetto” ed aggiunto: “Da bambino volevo essere un attore come Giuliano Gemma”. Ospite di Silvia Toffanin nel programma di Canale 5 in onda sabato 20 gennaio 2018, dalle 16:00 circa, subito dopo Amici 17,  il cantante emiliano si è raccontato senza peli sulla lingua. Ligabue ha ammesso di aver sognato di fare l’attore e ha finito poi per promuovere il film Made in Italy o meglio il suo terzo film da regista in uscita nelle sale dal prossimo 25 gennaio.

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Luciano Ligabue a Verissimo: la vita privata

“Da bambino volevo fare l’attore. Volevo essere come Giuliano Gemma, perché nei film western era sempre quello buono. Dopodichè nella vita ho capito che è una cosa per la quale non sono proprio portato, non so recitare. Eventualmente sto meglio dietro la macchina da presa a dirigere gli altri”. Queste le parole di Luciano Ligabue a Verissimo in occasione della presentazione del suo terzo film da regista dal titolo “Made in Italy”. Lo speaker radiofonico, metalmeccanico, consigliere comunale, ragioniere, cantante e regista, parlando della sua vita privata e della sua infanzia e gioventù con Silvia Toffanin ha poi detto: “Penso che mi abbia fatto bene portare per un po’ di anni a casa uno stipendio una volta al mese. Cominciare a 30 anni ha voluto dire partire con un po’ di prudenza. A 20 anni credo che avrei perso facilmente la testa, avrei fatto più stupidaggini di quelle che ho fatto comunque”.

Luciano Ligabue a Verissimo: la colpa del successo

Aver conosciuto tanta notorietà in età matura non ha evitato a Luciano di sentirsi anche a disagio. Il rocker ha con fessato: “Mi sentivo in colpa per il successo che avevo raggiunto, sono andato un po’ in crisi, perché ero abituato a portare a casa 1 milione di vecchie lire al mese, a fare i conti con quelli. Adesso dico: ho successo ma lavoro tanto”. Oltre a ciò Ligabue ha preso le distanze dalla figura di  rocker maledetto: “Tante volte il rock viene visto come un genere per cui uno deve avere un certo tipo di atteggiamento, avere un certo tipo di ‘maledettismo’. Io non mi sono mai riconosciuto in questo, l’ho sempre visto come un cliché”.

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