di Redazione

Magistrati in Politica: Prima si Dimettano


 

Dopo Antonio Ingroia anche un altro magistrato impegnato nella trincea dell’antimafia si appresta a candidarsi alle prossime politiche, questa volta nelle fila del PD. È Piero Grasso, vertice dalla Procura Nazionale Antimafia, che a quanto pare ha chiesto al CSM l’aspettativa elettorale e il pensionamento anticipato.

Piero Grasso Candidato col Pd

I giornali riportano che a Grasso dovrebbe essere affidato il Ministero della Giustizia nel prossimo Governo che con ogni probabilità sarà presieduto da Bersani. Se così fosse, non sarebbe una cattiva idea. Anzi, direi ottima. Dopo i vari Mastella e Co. che si sono avvicendati in quel ruolo, il curriculum e la storia di Grasso, depongono sicuramente a suo favore.

In quest’ottica, quindi, posso dire che preferisco un magistrato antimafia ad un “ladro” in Parlamento o al Governo. Tuttavia ritengo che si debba regolamentare un po’ questo passaggio di consegne non sempre cristallino. Nel senso che, se tu non vuoi fare più il magistrato, va bene, ti dimetti e poi ti candidi. È quello che ha fatto Luigi De Magistris dopo essere stato eletto a Bruxelles dimettendosi dal suo magistero. Così anche lo stesso Antonio Di Pietro.

Ma quella che dovrebbe essere una regola di buon senso, prima che giuridica, non è sempre effettiva. Emblematico è il caso di Peppe Ayala che conclusa la sua carriera politica ritornò nel 2006 in magistratura. “Devo pur mantenermi” dichiarò. Ayala, però, è in buona compagnia: tanti sono i politici fanno questo balletto stucchevole.

Durante l’ultima tornata elettorale, infatti, i magistrati eletti sono stati quindici. Al Senato Caliendo, Centaro, Giuliano e Nitto Palma nel Pdl; Carofiglio, D’Ambrosio, Della Monica, Finocchiaro e Maritati nel Pd. Tra i deputati: Ferranti, Tenaglia, Lo Moro nel Pd; Papa nel Pdl e Palomba nell’Idv.

“Non trovo giusto che chi fa l’arbitro o il guardalinee si tolga la giacchetta per indossare la maglietta di una delle squadre in campo”: così Piercamillo Davigo. Detto diversamente: questa commistione di poteri non mi piace per niente ed è pericolosa. Il motivo è semplice: si getta discredito sul sistema giudiziario che potrebbe non essere avvertito come terzo e ed indipendente. Con la conseguenza che la gente, e a ragione, non si fida di un potere giudiziario fatto da persone che hanno velleità politiche. O peggio, che usano le proprie inchieste per fini politici.

La politica non è un mestiere, diffido dai politici di professione. Gente che non ha mai provato il brivido felino di una giornata di lavoro. Ritengo quindi più giusto che l’attività di “servizio sociale”, quale deve essere la politica, debba avere durata limitata: massimo due legislature. Funziona così: un cittadino che esercita qualsiasi attività professionale sentendo di fare qualcosa per il suo paese, si per un po’, dedica il suo tempo agli altri e si candida. Poi torna a fare quello che faceva. Questo ragionamento, però, non può valere per chi esercita la funzione giurisdizionale. Attività troppo delicata e oggetto troppo spesso di speculazioni e attacchi.

Bisogna scegliere: o fai il magistrato o il rappresentante dei cittadini. Una scelta che non deve intaccare il potere giudiziario e la sua credibilità. Se poi, in futuro, non riesci “mantenerti”, cambi lavoro!

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