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Mamme detenute con figli, intervista a Elisabetta Fontana: “Per noi è fondamentale difendere la maternità in qualsiasi situazione”



 

A Milano, grazie all’associazione Ciao, le madri detenute in carcere con figli hanno la possibilità di dare ai propri bambini una vita diversa fuori dalla prigione: a raccontarcelo è la presidente Elisabetta Fontana.

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A Milano c’è il primo esempio di casa famiglia protetta, ovvero un luogo dove le donne detenute in carcere con figli hanno la possibilità di scontare la propria pena ma anche di proteggere i propri bambini dall’ambiente carcerario, di concedere loro una vita normale senza dover rinunciare al rapporto con la mamma. A farsi carico di questa prima esperienza italiana è l’associazione Ciao, gestita dalla presidente Elisabetta Fontana e dal direttore Andrea Tollis. Urban Donna ha intervistato la presidente che ci racconta come è nata questa idea e soprattutto come funziona.

Come è nata l’Associazione Ciao?
L’associazione Ciao è nata nel 1995, su iniziativa di alcune volontarie che operavano nel carcere di Opera. Avevano iniziato con il volontariato, poi hanno coinvolto anche un po’ di gente della parrocchia e hanno creato questa associazione, con l’obiettivo primario di sensibilizzare sulla tematica del carcere. E’ poi emersa la necessità di avere degli spazi esterni, per consentire ai detenuti di accedere a misure alternative al carcere, ai permessi premio, e per poter ospitare anche i familiari che raggiungevano la città per fare il colloquio in carcere o trascorrere insieme qualche ora, in un ambiente familiare. Da quel momento si sono avviate le case di accoglienza, dei veri e propri appartamenti; iniziata l’attività, poi nel 2002 ci è stata data la struttura dove oggi vengono accolte le mamme detenute, che è l’ultimo piano di una vecchia scuola, di proprietà della Parrocchia SS. Quattro Evangelisti. E’ stato chiesto alle associazioni della zona di proporre un progetto per l’utilizzo di questo ultimo piano ed è stata accolta quella del Ciao, quindi sono stati ricavati diversi appartamenti per accogliere detenuti in misura alternativa. Qui abbiamo accolto almeno 400 persone in questi anni fino a che nel 2010 abbiamo avuto richiesta dalle istituzioni penitenziarie di accogliere le mamme detenute con i bambini. Noi ci siamo interessati e abbiamo accolto un primo permesso premio per una detenuta con una bambina di 3 anni che non era mai stata fuori dal carcere con la mamma. Da quel momento abbiamo accettato la sfida perché mamma con bambino è una realtà con esigenze diverse e perché non c’è nessun sussidio pubblico per questo tipo di accoglienza. Abbiamo accettato le richieste e avviato l’attività di raccolta fondi per il progetto ‘Mamma sempre e ovunque’. Oggi è riconosciuta come casa famiglia protetta che consente di avere una propria autonomia ma c’è la condivisione: spesso le detenute con i bambini mangiano insieme e si sostengono. Al momento c’è una mamma con bambino per ogni appartamento ma presto potrebbero arrivarne altre e quindi ci sarà maggiore condivisione degli spazi.

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Con la firma della recente convenzione con il Comune di Milano cosa cambia?
E’ un riconoscimento del servizio offerto; di case famiglia protette si parla nella Legge 62/2011, quando si fa riferimento alla possibilità della mamma di accedere alle misure alternative anche in questi spazi. Ad oggi è la prima casa famiglia protetta funzionante, in Italia. Dovrebbero aprirne una a Roma ma per il momento siamo la prima in Italia come realtà di questo tipo. La convenzione non prevede nessun onere dal pubblico, ma speriamo che questo sia l’inizio di una collaborazione con il territorio che ci permetta di ricevere anche dei fondi dall’ente pubblico. E’ un riconoscimento importante per noi che verrà utilizzato anche nella raccolta fondi; senza le Fondazioni che in questi anni ci hanno sostenuto, non avremmo mai potuto raggiungere questo risultato. Abbiamo avuto mamme dall’Icam, da Como e da Rebibbia, non abbiamo mai fatto selezioni, dove c’era la necessità noi abbiamo risposto positivamente. A qualsiasi ora del giorno e della notte ci siamo resi disponibili ad accogliere; ricordo bene la scarcerazione di una mamma con una bambina di due mesi alle 19 di una sera piovosa di novembre. In altri casi ci sono delle segnalazioni preventive che ci consentono di fare dei colloqui e di prepararci in modo più tranquillo.

Quante mamme avete al momento in accoglienza?
Al momento abbiamo quattro mamme ma stiamo lavorando con l’Icam per l’accoglienza di altre due mamme. Attualmente l’utenza sono proprio le mamme detenute in carcere assieme ai bambini che possono venire da noi ancora in custodia cautelare, agli arresti domiciliari, quindi che non sono ancora diventati definitivi. In altri casi la pena potrebbe essere già definitiva e quindi la mamma esce in detenzione domiciliare o in misura alternativa. Tutte quindi stanno ancora scontando la pena. Un altro tipo di donne detenute che accogliamo sono quelle in gravidanza ma anche donne detenute che hanno avuto la possibilità di accedere all’affidamento ai servizi sociali e grazie a questo possono iniziare un percorso di ricongiungimento con i bambini, la ripresa dei rapporti con la mamma. Per noi è fondamentale difendere la maternità in qualsiasi situazione. Viene garantito l’accesso a tutti i servizi sul territorio alle mamme accolte da noi, nonché tutti i generi di prima necessità utili alla vita quotidiana di mamma e bambino. Viene offerto un accompagnamento socio educativo che prevede il sostegno alla genitorialità. I percorsi sono sempre abbastanza lunghi, che non finiscono solo con la fine della pena; ad ogni modo aiutiamo anche a fare un percorso a tornare alla vita normale.

Grazie

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