di Gianluca Capiraso in

Primarie, Mancino Appoggia Bersani Ecco il Nuovo che Avanza


 

Altro che rottamazione, volti nuovi, limite di mandati e ricambio generazionale: sulla scena i personaggi politici di sempre. Per l’ex presidente del Csm non possono che esserci «le figure che sono state riferimento in questi anni sui diversi piani istituzionali». Ecco perché Renzi può vincere…

Senatore Nicola Mancino Pd

La spinta rinnovatrice, la voglia di cambiamento, un taglio netto con il passato: questo vorrebbe l’Italia in un momento del genere. Ed invece ecco che i vecchi politici – quelli che hanno chiaramente alimentato il debito pubblico, portando il Paese fino a questo punto – si chiudono a riccio, arroccati tra i loro privilegi e le loro abitudini, che si sono solidificati negli anni.

Così può accadere che un uomo di 71 anni, dal passato illustre – per carità – ma anche al centro di recenti polemiche e scontri istituzionali, anziché dedicarsi alla pensione, alla famiglia, ai nipoti e alla campagna, continui a dettare ordini agli iscritti al partito, indicando la linea politica da seguire, gli uomini da candidare e quelli invece da allontanare.

Ciò che negli ultimi anni il suo storico compagno di merende, Ciriaco De Mita, ha delegato al nipote, facendolo diventare addirittura Presidente del Consiglio Regionale della Campania (con un Governatore del Pdl…), Nicola Mancino continua a farlo in prima persona. D’altronde, se vincesse uno come Matteo Renzi, l’ex presidente del Csm sarebbe uno dei primi a dover (per forza di cose) uscire di scena. Forse sarebbe quasi il momento, visto che l’onorevole Mancino si trova in Parlamento dal lontano 1976. Da allora è stato Presidente del Senato, Ministro dell’Interno, VicePresidente del Csm. Insomma, il nuovo che avanza…

sito ufficiale partito democratico

Protagonista suo malgrado della polemica sul rapporto Stato-Mafia degli anni ’90, il suo nome sarebbe anche nel lungo elenco di “potenti” definito “lista Anemone”. Ed anziché ritirarsi dalla vita politica, magari cercando di fare chiarezza sulla sua posizione, sul passato e sulla famosa telefonata all’attuale Presidente della Repubblica Napolitano, Nicola Mancino continua ad impartire ordine. Condizionando, di fatto, quella che sarà la scelta alle prossime Primarie di migliaia di iscritti al Pd, ma anche la futura composizione del Parlamento italiano.

Ha già deciso, ad esempio, che Vincenzo De Luca, solo omonimo del sindaco di Salerno e massimo esponente della linea manciniana ad Avellino e in Campania, debba essere confermato in Senato. Così come da mesi ha pianificato l’elezione dell’ex sindaco del capoluogo irpino, Giuseppe Galasso, che talmente certo della sua “promozione” in Parlamento, da circa un mese ha già lasciato la poltrona di sindaco di Avellino. Proprio nei giorni in cui veniva annunciato lo scippo del capoluogo subito dagli irpini nell’eventuale accorpamento con la provincia di Benevento, per uno scherzo di un altro rampollo di quella Democrazia Cristiana, un certo Clemente Mastella. Che Nicola Mancino da Montefalcione conosce bene.

La stampa locale – a partire dalla trattativa Stato-Mafia, presente su tutti i giornali nazionali – sorvola puntualmente su tutto questo, informando solo parzialmente i cittadini. Magari il direttore o il cronista che se ne dovrebbe occupare è stato messo lì proprio da questi personaggi, che oltre a scegliere primari e direttori delle Asl, decidere assessori ed assegnare incarichi negli enti, hanno voce in capitolo anche sulle linee editoriali di tv e giornali.

Ecco, anche se non ci sono indagati o inchieste in corso da parte della magistratura, sono proprio questi gli scandali, gli apparati ed i sistemi decisionali che indignano i cittadini italiani, stanchi di vedere i vecchi della prima Repubblica continuare ad esercitare il loro potere.

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