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Manuel Agnelli degli Afterhours a Como: “Siamo un popolo di codardi e provinciali”

Manuel Agnelli la credibilità come musicista se l’è conquistata negli anni, tanti, a macinare concerti su concerti partendo dal gradino più infimo del più antigienico centro sociale italico fino ad arrivare ad essere considerato uno dei musicisti più talentuosi e originali della scena indipendente. Gli Afterhours restano un punto fermo nel polveroso e scarsamente eccitante panorama musicale del Belpaese.

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L’Accademia comasca Aldo Galli dichiara il proprio intento di svecchiare tangibilmente una modalità anacronistica di insegnare l’arte mediante questo invito coraggioso: perché se inviti Manuel Agnelli vuol dire che hai le palle per metterti in gioco e dichiarare guerra a un certo provincialismo culturale che. per citare gli Afterhours, magari non ammazza il sabato, ma di certo ammazza la creatività. Invitato a parlare del valore della comunicazione, nonché dell’ album di riferimento degli Afterhours, “Hai paura del buio” che ha folgorato moltissimi amanti della bella musica nel lontano 1997, Agnelli spazia a 360 gradi.

Viene posto l’accento sulla mancata dignità riconosciuta al mestiere del musicista inteso come professionismo nonché mezzo unico di sostentamento. Agnelli ammette candidamente di dover fare anche un secondo lavoro, quello di suo padre dal quale avrebbe sempre voluto scampare, ovvero lavorare in ambito finanziario per sbarcare ampiamente il lunario. E già questo porta a riflettere, in quanto non stiamo parlando del gruppetto di provincia che organizza serate nelle gelaterie.

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Il musicista spiega quanto possa essere miracolosa, per l’economia stessa, la buona cultura, quella viva, quella che osa, rischia e magari fallisce; non nasconde la sua predilezione per un risultato grottesco esteticamente, magari poco gradevole, ma inedito e sperimentale rispetto alla linea piatta dell’uniformazione: un vero peccato capitale per chi lavora nell’ambito della creatività. Qualcuno dalla platea gli chiede un parere circa Sanremo e Manuel non lesina schiettezza: “Una merda. Nello schifo qualitativo, paradossalmente, i giovani sono andati meglio dei big.” E ancora la volontà di respirare in questo clima così stantio e privo di soffio vitale e culturale ” Siamo dei vigliacchi, dei codardi. Non ho la presunzione di sapere quale sia la direzione corretta per cambiare questo trend mortale, ma di certo finché si resta sul divano ad aspettare che qualcosa cambi nulla cambierà“. Considerazioni molto precise, accuse taglienti e una tentativo di mantenere coerenza e onestà non tanto di superficie quanto fedeltà a se stessi. 

Fotografie per Urban Post a cura di Maddalena Bellasio

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