di Michela Becciu in ,

Marco Vannini, intervista esclusiva avvocato famiglia: cosa sa davvero Martina Ciontoli? Lei e il padre smentiti dal pm


 

Marco Vannini, intervista esclusiva all’avvocato della famiglia: cosa sa davvero Martina Ciontoli? Lei e il padre smentiti dal pm. Le parole dell’avvocato Celestino Gnazi a UrbanPost

INTERVISTA ESCLUSIVA AVVOCATO FAMIGLIA VANNINI

Marco Vannini poteva salvarsi. Se la famiglia Ciontoli lo avesse soccorso tempestivamente lui oggi sarebbe vivo. Il 20enne di Cerveteri è morto dopo ore di agonia, perché chi ora dice di avergli voluto bene “come a un figlio”, in realtà ha pensato a salvare se stesso, la sua posizione lavorativa, e in aula, oggi che è a processo con i suoi familiari, dà parvenza di essere reticente.

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La famiglia del 20enne di Cerveteri però non si dà per vinta, e porta avanti ormai da quasi due anni – Marco Vannini morì la notte fra il 17 e 18 maggio 2015 – la sua strenua lotta per la verità. E un passo avanti in questo senso lo ha compiuto lo scorso lunedì 13 marzo, nel corso dell’udienza più importante del processo che vede alla sbarra la famiglia Ciontoli e Viola Giorgini. Cosa è accaduto in udienza? UrbanPost lo ha chiesto direttamente a Celestino Gnazi, l’avvocato della famiglia di Marco Vannini. Il legale ci ha spiegato nei dettagli cosa è accaduto in aula, ricostruendo nei dettagli le false attestazioni rilasciate al pm dal principale imputato, Antonio Ciontoli, e della figlia Martina, nonché fidanzata di Marco Vannini. Ecco l’intervista esclusiva:

 

L’importanza dell’udienza di lunedì: i periti della Procura hanno dato ragione a voi: Marco Vannini si poteva salvare. Ora cosa accadrà? Il giudice deciderà di disporre una super perizia o riterrà questi risultati sufficienti? 

“Assolutamente sì, e sono stati anche più precisi rispetto alle consulenze scritte che già conoscevamo. Guardi, a mio avviso i dati che sono stati forniti dai consulenti del pubblico ministero sono più che sufficienti, non vedo la necessità di un’altra perizia, francamente. In udienza i medici hanno ripercorso la vicenda, ricostruito lo sparo e il tipo di ferite e poi hanno risposto alla domanda fondamentale, che era se Marco poteva essere salvato nel caso in cui i soccorsi fossero stati tempestivi. In realtà loro hanno risposto ampiamente in modo molto netto e positivo; anche i periti della difesa in realtà, pur non concordando sulla certezza espressa dai consulenti del pubblico ministero, non hanno escluso la possibilità e hanno dato un giudizio di ‘minore probabilità’ rispondendo dunque alla domanda che era stata fatta da noi appositamente: si poteva escludere che Marco potesse essere salvato? Neppure loro hanno risposto ‘no’. Non lo ritengono così certo ma non lo escludono … a questo punto il discorso mi pare chiuso, ecco. I consulenti del pm hanno anche detto che non sono molto importanti i tempi in cui questo ragazzo veniva trasportato in ospedale ma come, e cioè era importante che venisse portato all’attenzione ospedaliera il momento in cui i parametri vitali fossero sufficientemente presenti, e questo succedeva fino a quando non ci fosse stato un arresto cardiaco che si è verificato alle 2:30, oltre tre ore dallo sparo. Certamente poteva essere salvato”.

Se Ciontoli – che è accusato di omicidio volontario – ha volutamente esploso il colpo di pistola, cosa è accaduto veramente in quella casa?

“La contestazione rivolta a questi cinque signori è di omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale per quanto riguarda i quattro membri della famiglia, soltanto di omissione di soccorso nei confronti di Viola Giorgini. Perché omicidio volontario: per il comportamento che questi signori hanno tenuto successivamente allo sparo, ritardando e impedendo i soccorsi, determinando così la morte di Marco. Se dalla perizia fosse risultato che Marco dopo quella ferita non si sarebbe comunque potuto salvare, è ovvio che l’omicidio volontario non poteva essere contestato, nonostante il loro comportamento assolutamente spregevole. Ecco perché è stata importante l’udienza di lunedì. Naturalmente non finisce tutto lì: ora i giudici dovranno valutare il grado di consapevolezza di questi signori nel momento in cui questo ragazzo è stato ferito, nel momento in cui hanno ritardato, se sapevano che era stato ferito con un colpo di pistola …”

C’è stata una lite o si è trattato di un colpo accidentale? Questo aspetto non è stato ancora chiarito, qual è la vostra tesi al riguardo?

“Per quanto riguarda il momento dello sparo – e questo è il punto in cui io non sono affatto d’accordo con quanto dice il pubblico ministero – il pm dice che è stato uno sparo accidentale. Secondo noi no: l’autore dello sparo è stato Antonio Ciontoli, perché l’ha confessato lui, in un primo momento ha detto ‘Ho sparato quando stavo facendo un gioco, mi è scivolata la pistola, il colpo è partito inavvertitamente’. Poi sono state fatta delle perizie sull’arma e per un difetto intrinseco della stessa si è scoperto che questo non poteva essere vero. Il colpo non poteva essere partito inavvertitamente, ma era necessario premere volontariamente il grilletto. Dopo 6 mesi circa il pm ha richiamato Ciontoli per chiedergli come erano andate davvero le cose; a quel punto siccome questo signore (Antonio Ciontoli ndr) non poteva dire altro, dice “No, è vero: ho premuto il colpo volontariamente però ero convinto che l’arma fosse scarica’. Ora il pubblico ministero però ha creduto a questa seconda versione, noi no. Secondo il nostro consulente che è il Generale Garofano, assolutamente no, e secondo anche i consulenti del pm che sono due bravissimi ufficiali del Ris. Lo stesso Ciontoli aveva detto di avere fatto un’operazione tipica – di aver scarrellato, cioè portato indietro manualmente il carrello-otturatore – e facendo quella operazione è impossibile non vedere che l’arma è carica, perché quell’operazione serve esattamente a mettere il colpo in canna. Chi ha anche una minima conoscenza di un’arma non può non saperlo, e questo signore aveva il porto d’armi, faceva parte della Marina Militare … quindi secondo me ha sparato sapendo che l’arma era carica. Magari poi non voleva colpirlo, voleva solo spaventarlo – questo non lo so – però non gli si può regalare l’accidentalità del colpo, questa è la nostra posizione”.

Ma è plausibile ritenere che in casa Ciontoli stessero litigando quando è partito il colpo? Ci sono degli elementi per sostenerlo?

“È possibile, sì, anche se non abbiamo la prova. C’è qualche spunto, qualcosa che lo rende logico anche per il fatto che questo signore abbia sparato sapendo che l’arma era carica … è difficile pensare ad uno scherzo. È più possibile pensare che volesse spaventare in modo terribilmente serio quel ragazzo; dopo di che ci sono anche i vicini di casa che sentono la ragazza, Martina, poco prima dello sparo chiamare il padre ‘Lo vedi papà! Lo vedi papà!’, come a chiamare il padre in aiuto per farlo intervenire in una situazione litigiosa”.

Qual è secondo lei il livello di coinvolgimento degli altri membri della famiglia in questa vicenda? Martina Ciontoli ha assistito allo sparo o la questione riguarda solo il padre Antonio Ciontoli?

“Guardi, vogliamo credere che sia stato il signor Ciontoli? Crediamogli, lo dice lui. Non ci sono altre evidenze, perciò … Detto questo, lo sparo è avvenuto in un ambiente di 40 metri quadrati circa, in un ambiente di 40-50 metri con due o tre stanze più un bagno, c’è stato un colpo che ha colpito un ragazzo in un ambiente piccolo, dove evidentemente tutti accorrono subito, tutti subito capiscono che cosa è successo … come possiamo credere a qualcosa di diverso? Non è possibile che non lo sapessero secondo me. Questo l’ho notato anche da alcune intercettazioni audio e video in cui Martina riconosce di aver visto cosa stava succedendo …”.

Martina Ciontoli ha però smentito questa circostanza. 

“Martina Ciontoli ha smentito, ma è lo stesso Antonio Ciontoli a dire nel suo interrogatorio che lei era in piedi sulla porta, in secondo luogo Martina viene intercettata la notte tra il 17 e 18 (maggio 2015 ndr) nella caserma dei Carabinieri, e dice ‘Io ho visto quando papà sparava, era diventato pallido, e ha detto che Marco già nella vasca aveva il proiettile che gli aveva attraversato il corpo, che si era fermato nella parte opposta e indicava anche dove, dicendo anche che “sembrava una ciste’. Quando Martina è stata interrogata come imputata dal pubblico ministero ha detto “No io non ho visto niente, non so niente’, ma il pm le dice ‘Ma cosa sta dicendo?’ e allora lì Martina dice una cosa palesemente inverosimile: ‘Non ho detto quello che ho visto, ho detto quello che mi è stato riferito e cioè che il maresciallo Izzo che è un loro amico glielo aveva riferito. Ma Izzo in aula ha detto ‘Assolutamente no, io non le ho detto assolutamente niente’ …”.

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