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Marco Vannini motivazioni sentenza: il perché delle pene lievi alla famiglia Ciontoli e dell’assoluzione di Viola Giorgini

Morte Marco Vannini processo Ciontoli, depositate in queste ore le motivazioni della sentenza a carico dei cinque imputati. Le blande condanne inflitte ad Antonio Ciontoli e famiglia, come sappiamo sono state aspramente contestate dalla famiglia Vannini e dalla opinione pubblica: assolta Viola Giorgini, la Corte d’Assise di Roma ha condannato a soli 3 anni (chiesti invece 14) la moglie e i figli di Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo e Martina e Federico, derubricando il reato ad omicidio colposo. Antonio Ciontoli, principale accusato, è stato invece condannato a soli 14 anni (contro i 21 chiesti dalla pubblica accusa), per omicidio volontario. Gli sono state infatti riconosciute le attenuanti generiche nonostante il suo comportamento e quello de familiari dopo il delitto non sia stato di certo collaborativo durante le indagini e il processo.

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Morte Marco Vannini: il perché delle pene ‘lievi’ agli imputati

E nelle 42 pagine del fascicolo sulle motivazioni viene esplicitato: “Non si sa con certezza chi fosse presente quando in casa arrivarono gli infermieri e Antonio riferì del ferimento con un pettine a punta”. Insomma, né le indagini né il processo di primo grado hanno davvero mai chiarito cosa accadde nella villetta dei Ciontoli la sera del 17 maggio 2015. Leggendo il fascicolo redatto dalla Corte emerge chiaramente la gravità di quanto accaduto, mentre solo per Viola Giorgini la posizione appare più leggera, sebbene la ragazza fosse in casa prima, dopo e durante lo sparo che ferì il povero Marco Vannini.

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Secondo la corte Antonio Ciontoli avrebbe deciso “per la tutela dei propri interessi piuttosto che per la salvezza del ferito”; unica preoccupazione dell’uomo e dei presenti dopo lo sparo il concreto rischio che l’accaduto avrebbe “rovinato” la carriera del capo famiglia nell’Arma dei Carabineiri, di cui fa parte. Come e perché partì lo sparo verso Marco mentre Antonio Ciontoli impugnava una delle sue pistole? Per la Corte l’episodio è accaduto in bagno e Ciontoli avrebbe scarrellato (l’arma aveva un difetto e per esplodere il colpo occorreva necessariamente scarrellare, il che fa cadere l’ipotesi del colpo partito accidentalmente) la sua Beretta calibro 9senza verificare che fosse scarica e in condizioni di sicurezza”. Accolta dunque la versione dei fatti fornita dall’imputato, tesi fortemente contrastata da Luciano Garofano, perito di parte della famiglia Vannini, secondo cui un esperto di armi e militare non può non accorgersi se la pistola che impugna sia carica o meno. Per quanto invece riguarda moglie e figli di Antonio Ciontoli, appurata la loro comune “decisione di nascondere, mentendo, il reale svolgersi dei fatti a chi avrebbe dovuto soccorrere il ferito”,  tuttavia secondo la Corte non sarebbe “emerso con adeguata certezza che la Pezzillo e i due fratelli Ciontoli abbiano avuto una cognizione dell’accaduto pari a quella di Antonio”. Inoltre “non è del tutto chiaro da dove fosse stata effettuata la chiamata al 118” e soprattutto “chi fosse presente” quando Antonio Ciontoli agli operatori sanitari intervenuti in casa parlò del ferimento del ragazzo causato “con un pettine a punta”. Per un infermiere teste al processo, infatti, “oltre a Ciontoli erano presenti anche gli altri”, per il collega “solo Ciontoli Antonio”.

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Viola Giorgini: ecco perché è stata assolta

Per la Corte la moglie e i figli di Ciontoli avrebbero dovuto comprendere la drammaticità della situazione e assicurare a Marco “il più rapido soccorso medico possibile” e “attivarsi in prima persona e nella maniera più rapida possibile per assicurargli adeguati soccorsi”. La sentenza spiega che non può valere come alibi l’essersi da parte loro affidati al capofamiglia Antonio: “Se è pur vero che il Ciontoli, come capo famiglia e, forse, come persona di forte carattere e personalità, avesse la possibilità di influenzare le decisioni dei propri congiunti, è ancor più vero che sia la moglie che i figli erano soggetti adulti, di cultura medio alta, e pertanto, sicuramente capaci di discernere autonomamente la veridicità di quanto veniva loro raccontato e di adottare condotte esattamente opposte a quelle in concreto tenute”. Viola Giorgini – imputata per omissione di soccorso – assolta perché il fatto non sussiste. Per la corte Viola non sarebbe stata nei luoghi dentro i quali sarebbe stato per lei possibile accertare la reale gravità dei fatti. La ragazza non era in bagno, dove Marco è stato ferito, e non ha visto al pistola, non sarebbe stata nemmeno in camera da letto, dove veniva prestato soccorso a Marco.

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