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Marco Vannini processo news, Antonio Ciontoli: “Abbiamo cambiato più volte versione perché mi vergognavo”

Morte Marco Vannini process, udienza del 26 ottobre 2017: ecco la ricostruzione dei fatti fornita da Martina Ciontoli e il padre Antonio, che si è assunto la responsabilità dello sparo che ferì il 19enne di Cerveteri, soccorso in ritardo e deceduto dopo ore di agonia la notte a cavallo fra il 17 e 18 maggi 2015.

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La deposizione di Martina Ciontoli

Martina Ciontoli risponde alle domande del giudice e ricostruisce i fatti di quella tremenda notte – era il 17 maggio 2015 – in cui quello che era il suo fidanzato da tre anni ha perso la vita in una maniera assurda, che ancora oggi non trova logica né spiegazione.

“… Quella sera ero sempre a casa la prima telefonata l’ha fatta mio fratello, la seconda mio padre. Pensavo fosse uno scherzo dopo cena Marco mi ha chiesto di accompagnarlo di sopra in camera mia poi in bagno abbiamo chiacchierato e mio padre mi ha chiesto di entrare. Papà scherzava con Marco e lui gli ha detto di levare questa pistola. Non capivo cosa accadeva. Non ho avuto più Marco da un momento all’altro, non ricordo nulla. Ero sconnessa dalla realtà” – ha detto l’imputata – “In bagno ho visto la pistola e papà ha detto che Marco era spaventato per un colpo d’aria. Non ho visto ferite, sul letto ho notato una bruciatura sul braccio. A me è stato riferito dal comandante Izzo della stazione Carabinieri di Ladispoli, non collegavo il colpo alla morte di Marco. Izzo ha detto che il proiettile si era fermato nello spazio intercostale attraversando il cuore”. Di nuovo, come suo fratello, Martina dice di non essersi resa conto che Marco era stato ferito da un proiettile: “Papà mi ha detto che non era grave e che si sarebbe ripreso poi scoppia piangere e dice che a Marco voleva bene come un figlio. Non ho mai sentito Marco urlare, quelle urla che ha sentito la vicina erano solamente lamentele ad alta voce. Marco era nella vasca insaponato nudo”.

Martina ha detto che il padre, una volta giunti in caserma, le ha detto di non raccontare a nessuno i fatti e pi ha aggiunto: “Non ho mai pensato che Marco potesse morire”.

La deposizione di Antonio Ciontoli

Le armi di Antonio Cintoli si trovavano nella scarpiera, collocata dentro il bano, dove Marco si stava lavando: “Dopo cena mi sono ricordato delle armi così sono entrato nel bagno, Marco era nudo nella vasca, c’era anche Martina. Tra noi c’era un rapporto intimo era capitato altre volte si entrasse. Volevo togliere le armi che erano nella scarpiera così Martina è uscita, io volevo fare uguale ma Marco ha voluto vedere il marsupio e le armi. La pistola non l’ha toccata”. Antonio Ciontoli poi ammette: “Abbiamo cambiato versione più volte perché mi vergognavo così ho detto a Federico di togliere le armi ma non volevo responsabilità per lui, poi Federico ha trovato i bossoli in bagno”.

La verità di quanto accaduto Ciontoli l’avrebbe raccontata solo alla figlia: “Abbiamo portato Marco in camera, si è seduto da solo, non si lamentava, pensavo si sarebbe ripreso. Siamo rimasti vicini a Marco. Volevo chiamare il 118 ero preoccupato per il concorso di Marco e per il mio lavoro. Al medico raccontato la verità. Non ho raccontato prima per riservatezza. A Federico ho detto che non era un colpo d’aria ma da fuoco. La verità l’ho detta solo a Martina”. Ciontoli poi ammette gli errori fatti: “Le bugie le avevamo dette per non allarmare Marina e Valerio. Sono cosciente della stupidaggine che ho fatto e di aver rovinato la vita di tante persone. Oggi la mia vita non ha più un senso”.

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