di Andrea Monaci in ,

Marghera, cuoco arrestato con 500 pastiglie di “droga di Hitler”


 

Sequestrato a Marghera (Venezia) un ingente quantitativo di “droga di Hitler”, nota anche come droga della pazzia: stupefacente molto diffuso nel Sudest asiatico che provoca paranoia, perdita di lucidità e violenza irrefrenabile

I Carabinieri della compagnia di Mestre (Venezia) l’avevano arrestato un paio di giorni fa e ieri c’è stata l’udienza di convalida del fermo. Un cuoco bengalese di Marghera è finito nei guai perché trovato in possesso di oltre 500 pastiglie di “droga di Hitler”, lo yaba come viene chiamato in Asia. Questo stupefacente, noto anche come “droga della pazzia” è molto diffuso nei paesi del Sudest asiatico, incluso appunto il Bangladesh, paese d’origine del fermato.

Tutta le notizie di cronaca su UrbanPost

Nella notte tra martedì e mercoledì i Carabinieri della compagnia di Mestre avevano fermato il 33enne bengalese, cuoco in un ristorante a Venezia, per attività di spaccio di sostanze stupefacenti. La successiva perquisizione dell’abitazione a Marghera in cui l’uomo viveva insieme ad altre quattro persone aveva permesso ai militari dell’Arma di sequestrare le 500 pastiglie di yaba. La “droga di Hitler” deve il suo nome al fatto che si tratta di uno stupefacente che può provocare paranoia e perdita di lucidità, eccesso di euforia e di energia che spesso sfociano in episodi di violenza irrefrenabile.

sequestro droga hitler marghera

Al 33enne sono stati sequestrati anche 5mila euro in contanti, che secondo i Carabinieri rappresenterebbero il provento dell’attività di spaccio. Dal canto suo il cuoco bengalese ha smentito la provenienza illecita del denaro: la somma sequestrata sarebbe costituita da risparmi dei suoi inquilini più il suo stipendio, prelevato giusto il giorno prima del fermo. Il giudice del Tribunale di Venezia dinanzi cui è comparso il 33enne ne ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere.

(immagini di repertorio)

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanPost

Leggi anche

Commenta via Facebook

EDITORIALE

Parliamo di...