di Ilaria Boldrini

Massimilano Luschi : quando la pittura labronica si afferma nello scenario dell’arte contemporanea


 

Si è da poco conclusa l’interessante mostra “Struggenti scorci labronici, dipinti di Massimiliano Luschi”, a cura di Francesca Berti, inaugurata il 16 Novembre 2012 a Livorno, presso la sala espositiva Grazia Barsanti Berti, dell’associazione di Via Sardi 3 a Livorno.
L’esposizione raccoglieva una collezione di opere dipinte “dal vero”, come vuole la tradizione post-macchiaiola labronica.

Le opere per la maggior parte di piccole dimensioni, rappresentano marine, paesaggi agresti, scene di genere. La scelta tematica non è casuale; l’artista, infatti, durante l’inaugurazione, ha dichiarato di voler dedicare la mostra al padre, il pittore Masaniello Luschi, uno dei più importanti artisti livornesi post-macchiaioli del ‘900.

“Fil rouge” con la tradizione stilistica e iconografica del padre, questa collezione di opere del giovane pittore determina anche  l’affermazione della sua personalità artistica, spiccata, convincente, unica.
Che dire della scena di mercato,(“Mercato delle pulci”), dove la pennellata rapida e la scelta di accostare colori caldi e freddi, (come azzurri e rossi-arancio), producono una dinamicità cromatica e percettiva, accentuando il senso di movimento all’interno del campo visivo.

Gli scorci urbani, caratteristici e assai rappresentati nella cultura labronica, nella pittura di Massimiliano Luschi diventano frammenti di memoria, poetici e struggenti, come suggerisce il titolo della mostra. Qui, l’intensità coloristica padroneggia la composizione e le campiture si fanno più definite, ma rimane accentuato il senso della rapidità di esecuzione dell’opera, grazie anche alla scelta stilistica di non definire i particolari degli elementi architettonici rappresentati in lontananza.


Forse è nella “scene di genere” che Massimiliano Luschi ha sviluppato in passato e sta esprimendo nel presente, la sua maturazione artistica: cacciatori , contadini, gruppi di pescatori che issano le reti, persone che affollano le piazze dei mercati cittadini.
L’artista non sembra indugiare sulla descrizione di particolari, eppure la figura umana è rappresentata con cura, ogni personaggio dipinto ha precise caratteristiche fisionomiche e sembra portare con sé una propria storia.

Ecco che, nelle composizioni pittoriche di Luschi ogni descrizione diventa rappresentazione, racconto. Viene a mente la famosissima “Vucciria” di Renato Guttuso, opera monumentale dipinta nel 1974 , che ispirò Andrea Camilleri nel famoso racconto omonimo.

Ma, se nella Vucciria di Guttuso, come affermano numerosi critici, protagonista assoluta della composizione è “la merce” disposta ordinatamente sui banchi del mercato palermitano, dove le persone che camminano diventano una “presenza silenziosa”, nei mercati rappresentati da Luschi  i soggetti principali sono proprio le persone;  la loro mimica si fa quasi “sonora”, i colori rendono dinamica la composizione e le architetture che fanno da sfondo, sembrano fungere da quinta scenica, come in una rappresentazione teatrale.

Massimiliano Luschi una volta ha affermato che , secondo lui, “Sono i quadri che devono spiegarsi da soli”.
Ammirando le sue opere si può affermare : “Niente di più vero”.

 

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