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“Matteo Salvini sostenuto dal politico con legami con la mafia”: l’affondo del Guardian al leader della Lega

“Il ministro degli Interni ha vinto il seggio del senato con il sostegno di Giuseppe Scopelliti, accusato di avere legami con la ‘Ndrangheta”. Così titola a tutta pagina il Guardian, autorevole quotidiano inglese, nella sua edizione online di oggi, martedì 3 luglio 2018. Un affondo pesantissimo verso Matteo Salvini, leader della Lega, Ministro degli Interni e Vice-premier del governo italiano in carica. Il quotidiano inglese racconta qualcosa di ben noto, anche se non molto evidenziato dai media italiani. Salvini è stato eletto anche in un collegio in Calabria dove sono stati determinanti i voti dei sostenitori di Scopelliti, già sindaco di Reggio Calabria e governatore della regione. Giuseppe Scopelliti è tra i politici più chiacchierati in Italia. I suoi ultimi guai giudiziari risalgono al 4 aprile scorso, quando la Cassazione l’ha condannato a 4 anni e 7 mesi di carcere per falso in atto pubblico. Ma i legami di Scopelliti con la ‘ndrangheta restano solo presunti: l’ex sindaco di Reggio Calabria, pur essendo stato sentito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito del procedimento “Mammasantissima” non è mai stato né rinviato a giudizio né condannato per reati di mafia o anche solo per concorso esterno in associazione mafiosa.

guardian attacca salvini caso scopelliti

Quindi se Scopelliti non ha legami con la ‘ndrangheta, perché il suo “supporto” dovrebbe nuocere a Matteo Salvini? Dice il quotidiano inglese: “Non ci sono evidenze che Salvini abbia legami diretti con l’organizzazione criminale. Ma il Guardian ha esaminato i legami di Salvini con individui che sono accusati di avere stretti legami con la ‘Ndrangheta”, scrive il quotidiano inglese. “I pubblici ministeri hanno anche affermato in documenti visti dal Guardian che i più potenti clan criminali della zona hanno svolto un “ruolo cruciale” nella carriera politica di Scopelliti”. Non serviva il Guardian per ricordarcelo anche se avremmo preferito vederli questi documenti di cui si parla. Scrive Roberto Galullo, giornalista esperto di criminalità organizzata, nel suo blog ospitato dal Sole24Ore, in riferimento al processo d’appello “Meta”, uno dei più importanti a carico delle cosche di ‘ndrangheta reggine: “Scopelliti – ricostruisce testualmente la Procura e sottoscrive altrettanto testualmente il Gip – secondo il progetto, infatti, doveva fungere da «cane da mandria, a guardia del quale (si perdoni l’immagine antitetica) dovevano essere posti un congruo numero di consiglieri comunali, ovviamente individuati dal Romeo (Paolo Romeo, ndr, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) e dai sodali, pronti a far comprendere come egli dovesse adeguarsi alle loro indicazioni, mediante una politica di opposizione dall’interno della maggioranza sulle questioni di carattere generale”.

Il quotidiano inglese ha raccolto, inoltre, la testimonianza di Giovanni Tizian, giornalista de L’Espresso vive sotto la protezione della polizia dal 2011 dopo essere stato minacciato dalla ‘ndrangheta. Tizian, che ha avuto il padre ucciso dalla ‘ndrangheta, ha detto al Guardian che le conquiste elettorali di Salvini in Calabria – da non avere praticamente nessun sostegno fino a cinque anni fa alla conquista di numerosi seggi il 4 marzo 2018 – dipendeva dal sostegno di uomini con un passato travagliato e una storia politica oscura. «La priorità era ottenere più voti possibile. In questo senso, Scopelliti – ha detto Tizian al Guardian – ha rappresentato una fortuna per Salvini. Non importava che Scopelliti fosse stato precedentemente eletto con il sostegno dei clan, come hanno rivelato le indagini. Scopelliti era popolare e poteva contare su migliaia di sostenitori». Scopelliti è diventato una persona importante nell’orbita politica di Salvini lo scorso dicembre, quando l’ex sindaco di Reggio dichiarò in una manifestazione politica che avrebbe sostenuto Salvini e che “fianco a fianco” avrebbe costruito un futuro con il lontano leader leghista.

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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