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Milano Fashion Week: il reportage di Margherita Zanatta

Tutto ha avuto inizio quel martedì 18 febbraio. Lì. In quello spazio multifunzionale dedicato ad arte, moda, musica, design, cucina e cultura che prende il nome di Corso Como 10. Alla presenza della fondatrice stessa Carla Sozzani, Mario Boselli (presidente della Camera Nazionale della Moda) ed Elio Fiorucci.

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Evento Fiorucci, Corso Como 10

Le irriverenti quanto affascinanti opere di Lia Bosch hanno ceduto al corteggiamento dell’Art Therapy, nuovo progetto del signor Fiorucci. E lì, sotto gli occhi dei più curiosi, hanno fatto l’amore. Lì. Dando vita ad una nuova concezione di oggetti e accessori da inserire nel proprio scenario quotidiano.

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Presentazione Hogan

Così ha preso vita quella che viene definita la Milano Fashion Week. Primissimo di un’infinita serie di eventi. Di quelli vissuti senza tregua. Col cuore in gola. Il biglietto giornaliero della metro in mano. Il cellulare perennemente in carica. Gli occhi prensili e disposti a captare ogni sfumatura di quelle giornate all’insegna del fashion. E… Il cuore. Lì. Seduto all’ombra della passerella. In piedi a fianco ai fotografi. Accovacciato all’ingresso… Ovunque. Non importa come scegliamo di viverci la settimana della moda a Milano. Men che meno come possiamo permettercelo. Seduti in prima fila col posto assegnato o in piccionaia tra gli “standing” del momento. La differenza sta negli occhi di chi la vive. E, per quanto mi riguarda, la presentazione della collezione autunno-inverno non è stato altro che un vero e proprio pretesto per vivermi una Milano senza freni e senza misure. La città della Madonnina ha scelto di trasgredire. Di levarsi quel grigio manto di apatica quotidianità. Di lasciarsi pitturare il corpo a mani nude dai migliori stilisti di fama internazionale. Di lasciarsi toccare, scoprire… E di prender vita. Finalmente. Lì. Danzando tra una passerella, un evento e una festa privata. Così. Incessantemente. Per una settimana in cui tutto può succedere… Quella della Milano Fashion Week.

Incantevolmente sorpresa dagli innumerevoli appuntamenti della giornata, mi sono ritrovata “Fashion Insider” di un’applicazione per smartphone: Line. Ho aperto i miei due profili. Uno per l’Italia (Milano Fashion Week) e uno per Europa e Stati Uniti (Milan Fashion Week). La mia funzione? Fungere da terzo occhio. Lì. Senza filtri né mezze misure – quelle non mi sono mai piaciute. L’occhio indiscreto di chi poco s’intende di moda spesso è il miglior cocktail per chi ha sete di curiosità mondana.

Ho accettato. Mi sono lanciata. Intrufolata in sfilate inaccessibili. Ho stretto la mano a persone del calibro della signora Miuccia. Ho sorseggiato cocktails molecolari su terrazze da mille e una notte. Incontrato persone improvvisatesi personaggi. Scoperto personaggi umilmente improvvisatisi persone. Ho visto modelle sfilare per più brand. Sono arrivata a riconoscerle. Ad osservarle. A captarne le sfumature a seconda del mood della giornata. E a condizionare la mia, di giornata, domandandomi cosa potesse celarsi dietro le lacrime di quella ragazza che avanzava con tanta disinvoltura nella sfilata di chiusura di uno stilista emergente orientale…

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Rivista “Naked but Safe”

L’ho fatto. L’ho vissuta, questa Milano Fashion Week. A modo mio, certo. E mentre i più noti volti del mondo dello spettacolo italiano – e non – sfoggiavano i loro tacchi vertiginosi accompagnati dall’autista personale o dal tassista del momento, io giravo con le mie scarpe-mocassino, rincorrevo le metropolitane per riuscire ad incastrare il tutto da vera e propria professionista di Tetris, compravo un ombrellino al giorno (come son brava a farmi rubare gli ombrelli io nessuno mai…) e vivevo alla perenne ricerca di bar con wi-fi annesso per postare in tempo reale sull’app. In spalla, una borsa dalle dimensioni “devo stare in viaggio per una settimana”. Dentro: il mondo! Scarpe di ricambio col tanto famigerato tacco 12 da sfoggiare agli eventi serali (chi aveva il tempo di passare da casa?!?) con la speranza che il piede a cotechino di fine giornata riuscisse a rientrarci senza troppe lamentele. Fazzoletti. Carica telefono. Batteria aggiuntiva per il telefono. Quadernino con gli appunti. Maglione (c’è stato un giorno in cui Noè sembrava volesse partecipare in prima fila alle migliori sfilate insieme all’arca e tutto il parentado). Trucchi. Inviti. Occhiali (ogni tanto anche il sole faceva da guest-star del momento)…

Come da copione, proprio nei momenti in cui sei peggio conciata – da vera e propria “scappata di casa” di professione – i fotografi si sbizzarriscono con scatti d’autore e domande imbarazzanti del tipo “oggi indossi?”… Aiuto! Dico la verità? Sarà sicuramente contento il cinese sotto casa, sarebbe una gran pubblicità. Ma che figura ci faccio?!? Ecco perché, dal giorno 20, ho ribaltato il guardaroba e chiesto una mano ad amici di vari showroom. Scappata di casa sì: ma con classe! ;)

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Style director di W Magazine

Gucci, Missoni, Frankie Morello, Elisabetta Franchi, Byblos, Chicca Lualdi, Krizia, Cristiano Burani, Prada (eh sì… Son riuscita a vedere anche quella, di sfilata. Pazzesca!), Iceberg, Gherardini, Mangano, Borsalino, Borbonese, Sergio Rossi, Gherardini, Italia Indipendent, Au jour le jour, Ermanno Scervino, Massimo Rebecchi, Maria Grazia Severi… L’elenco sarebbe davvero infinito! Sfilate, eventi, presentazioni alternati a party super esclusivi. Tutto questo non riuscirebbe comunque a trasmettervi l’aria di libertà di espressione che si respirava in quei giorni.

Un salto al White (International Fashion Trade Show) in via Tortona è stato d’obbligo.

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Sfilata accompagnata dall’orchestra

E non sono mancati i pit-stop rapidi ma davvero efficaci alla Camera della Moda. Lì. Tra le braccia del Duomo. Un succo, un caffè, un pasticcino, un cambio d’abito, una “tappa bagno”, una ricaricata al cellulare, due chiamate e via: la giornata prendeva vita. Con nuovi colori. Nuove forme. Assecondando un flusso di energia dal fascino internazionale e pulsante di voglia di esprimersi. Lasciarsi andare. E riscoprirsi…

Non è facile riuscire a portare nero su bianco quei sette giorni di ordinaria follia. Nell’applicazione Line, tra i profili ufficiali, trovate Milano Fashion Week. Se avete voglia, dateci un’occhiata.

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“it girl” per Grazia @ Emporio Armani Fashion Show

Perché la settimana della moda può essere vissuta in migliaia di modi differenti… Io ho scelto il mio. Senza filtri. Senza mezze misure. Ma con un’incontenibile voglia di lasciarmi toccare dalla moda, almeno per una volta. La mia prima.

Ora anch’io, sotto il mio maglione dalle scontate tonalità grigie di oggi, nascondo ancora gli indelebili segni variopinti di tutti quegli stilisti che hanno osato travolgere e sconvolgere la mia concezione di stile.

Ho fatto l’amore con la moda. Per la prima volta. E non ho intenzione di smettere…

MFW

Massimo Rebecchi

la signora Sozzani

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PRADA

Marie Claire

Evento BORSALINO

Sfilata di Alberta Ferretti

 

 

 

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