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Mondiali 2018, 5 cose che gli italiani non hanno imparato dopo questa edizione

I Mondiali 2018 sono andati in soffitta. In Russia, con un’organizzazione perfetta – eccetto per la brevissima invasione registrata durante la finalissima di Mosca – la Francia si è laureata campione del Mondo battendo la Croazia con il risultato di 4-2. Un successo meritato per i transalpini che si sono presentati da favoriti (ma nelle quote erano sotto le deludenti sudamericane) e che confermano il trend degli ultimi vent’anni: i galletti, ahinoi italiani, stanno mettendo su generazioni di fenomeni dominando l’intera scena mondiale. Ma cosa è rimasto, agli italiani, di questi Mondiali 2018? Sono stati vissuti da appassionati calcistici – con un sale di patriottismo – ma con un pizzico di disinteresse a causa dell’assenza della Nazionale Italiana. Andiamo a scoprire cinque cose che non ‘abbiamo’ imparato da questa spedizione. 

Mondiali 2018: le 5 cose che gli italiani non hanno imparato

Ecco le 5 cose che, secondo noi, gli italiani ancora non hanno imparato dai Mondiali 2018:

  • 1. Siamo un popolo razzista

Inutile, non ce la facciamo proprio. Possiamo anche vantarci – come facevamo negli anni passati – di essere molto ospitali, al Sud di avere un’accoglienza senza precedenti e al Nord di avere servizi invidiabili. La verità è che la natura ‘italiota’ è quella razzista. Basta vedere come è cambiato il vento ieri pomeriggio: prima si gufava la Francia – e ci sta – poi, a vittoria acquisita dai galletti, si è iniziato a parlare di nazionale africana. Quelli che hanno vinto il Mondiale 2018 sono tutti francesi. Lo dice la legge. Paul Pogba piace al Real Madrid

  • 2. Siamo un popolo che vive di ricordi

Non ci stanchiamo. E questa volta anche per colpa di Netflix. Abbiamo vissuto l’ultima esperienza della più importante manifestazione calcistica ricordando – ancora a dodici anni di distanza – l’incredibile risultato raggiunto nel 2006 alzando la coppa più importante al mondo sotto il cielo di Berlino. Bene, bello, bellissimo. Ma sono passati dodici anni, tre manifestazioni Mondiali dove non siamo neanche per sbaglio arrivati agli ottavi. Non sarebbe ora di cambiare registro? Ah, in tal senso attendiamo da novembre un cambiamento del movimento calcistico…Germania campione del mondo si rompe la coppa

  • 3. Il calcio non è corsa e ‘botte’, ma è qualità

Ok, la Francia ‘ci’ sta antipatica per patriottismo. Ma dire che non abbia meritato la vittoria del Mondiale vuol dire preferire altri sport a quello che si gioca coi piedi. Sì, perché vedere Mbappé sfrecciare con la palla tra i piedi, Pogba dominare la linea mediana, Griezmann fare l’uomo a tutto campo, non può che riconciliare con il gioco del calcio. Ecco, noi invece esaltiamo – pur apprezzandone le qualità – calciatori inglesi che sono arrivati in semifinale attuando il ‘non calcio’. 

  • 4. Abbiamo rivoluzionato il gioco del calcio? Sì, le regole.

Ecco, una delle poche cose di cui possiamo vantarci di questo Mondiale 2018 è l’aver introdotto – per primi – la VAR. Ovvero, adesso c’è la ‘moviola’ in campo che evita disastri. Ad esempio, durante la finale Francia-Croazia, nessuno aveva visto il rigore in favore dei transalpini. L’occhio tecnologico ha segnalato al direttore di gara che ha potuto correggere il suo errore. Ecco, gli italiani dovrebbero essere fieri di essere stati i ‘primi’. 

  • 5. Gli italiani confondono politica e calcio 

Infine, menzione di merito per Matteo Salvini. Non si vuole entrare nei dettagli ”politici”, ma negli ultimi giorni qualche domanda è sorta spontanea. Senza voler difendere l’ex segretario del Partito Democratico, ricordiamo la levata di scudi nel 2015 per aver preso un volo di Stato e volare alla volta di New York per un grandissimo evento di tennis che vedeva due italiane confrontarsi in finale. Il Ministro dell’Interno – a che titolo, tra l’altro – ieri si è recato a Mosca per vedere la finale dei Mondiali 2018 dove l’Italia non era neanche presente. Il motivo? Gufare la Francia. E il web, a quanto pare, ha apprezzato. 

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