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Morte David Rossi news tesi omicidio: a Quarto Grado le foto sconvolgenti del cadavere

Morte David Rossi news a Quarto Grado: nella puntata andata in onda ieri sera 15 marzo, il programma di Retequattro condotto da Gianluigi Nuzzi è tornato sul caso David Rossi. Ospiti in studio Carolina Orlandi e Ranieri Rossi, rispettivamente figlia e fratello del dirigente, capo della Comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo 2013.

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Entrambi, sin dal primo giorno, insieme alla propria famiglia, si battono perché vengano risolti i dubbi su questa vicenda: se infatti la Procura da subito indagò per suicidio, i familiari di Rossi credono invece che il loro congiunto sia stato ucciso. In primo piano ieri, durante la diretta, uno degli elementi centrali dell’inchiesta ovvero la consulenza richiesta dalla Procura di Firenze, dalla quale emergono diversi importanti elementi. L’ipotesi “altamente probabile” è che David Rossi  abbia avuto una colluttazione con una o più persone fuori dal suo ufficio, ma dentro la banca. David Rossi è stato suicidato? Il sospetto è forte. A corroborare la tesi i sette fazzoletti di carta sporchi di piccole macchie di sangue rinvenute nel cestino della spazzatura suo ufficio, andati distrutti (su disposizione dei pm di allora, i quali archiviarono in tempi record il caso come suicidio e li ritennero inutili) il 4 settembre 2013, unico reperto di tracce visibili presente nella stanza e che ora potrebbe confermare la pista della colluttazione-aggressione in ufficio. Quei fazzoletti erano la prova del fatto che le piccole ferite sul volto (che non sanguinavano più quando il dirigente è caduto dalla finestra) rinvenute dal medico legale furono tamponate prima della precipitazione.

 

L’intervista di Quarto Grado a Davide Zavattaro, colonnello dei RIS dei Carabinieri

Fu Zavattaro ad essere incaricato di svolgere questa consulenza insieme al medico legale Cristina Cattaneo. L’inviato del programma, Pierangelo Maurizio, ha intervistato il colonnello del Ris. Al centro delle domande del giornalista, le immagini del cadavere di Rossi nelle quali si vedono delle ferite sul volto (in particolare, sulla fronte, sul naso e sul labbro inferiore).

La sua convinzione è che David Rossi possa aver volontariamente deciso di uscire da quella finestra pensando di suicidarsi e poi ci abbia ripensato. Magari dopo essere stato fortemente spaventato, per questa colluttazione dentro la Banca?

Zavattaro: “Io ritengo che questa ipotesi si sia altamente credibile, anche per il tenore delle lettere che lui scrive […]. Noi non siamo innamorati di una teoria piuttosto che un’altra: siamo innamorati delle tracce e cerchiamo di far parlare le tracce […]. Possiamo escludere molto ragionevolmente l’ipotesi che sia stato buttato da una finestra da una terza persona, mentre invece ci sono tanti elementi a supporto dell’ipotesi che l’uscita dalla finestra sia volontaria. Se questa uscita avesse avuto l’immediata volontà di suicidio, in realtà contrasta un pochettino col fatto che su questa finestra lui ha perso un po’ di tempo: ci sono dei segnali sulle scarpe e sui pantaloni, con cui lui si è appoggiato al muro con le ginocchia, c’è un abrasione sulle scarpe…“.

Voleva scappare?

Zavattaro: “Non posso escluderlo […]. La ferita in alto sulla fronte conteneva tracce di rame: una persona che sale in piedi (sul davanzale della finestra da cui sarebbe caduto, ndr) va a toccare necessariamente contro un mattoncino (una specie di chiodo sporgente sul bordo superiore della finestra, ndr)”.

Le ferite sospette sul volto di David Rossi

Zavattaro: “Effettivamente ci sono tre ferite che sono in linea: quel tipo di ferita ricorda molto da vicino un urto contro una parete spigolosa o uno spigolo. C’è un’ipotesi non nulla che possa essere avvenuta durante questa uscita dalla finestra. Tuttavia c’è un altro elemento – che non si può trascurare – che potrebbe lasciar pensare ad un’ipotesi molto diversa … L’ipotesi che se la sia procurata prima di decidere di uscire dalla finestra”.

Circa i fazzoletti sporchi di sangue trovati nel cestino dell’ufficio di Rossi, il colonnello dei Ris dice: “Trovo grande affinità tra questo tipo di ferite (quelle sul volto, ndr) e queste macchie che hanno delle forme geometricamente simili. Non sono esattamente uguali, perché il labbro è una parte morbida e quindi, tamponando, potrebbe anche dilatarsi un pochettino”.

L’altra spiegazione che è stata avanzata invece dalla dottoressa Cattaneo qual è?

Zavattaro: “L’altra spiegazione, che comunque è stata scritta nella nostra consulenza, potrebbe essere quella del tamponamento delle ferite ai polsi che lui si era già provocato”.

Ma lei non ci crede molto a questo…

Zavattaro: “Da maschio… qui interviene più l’aspetto di essere maschio… un maschio non si vede, ma sente il labbro che pulsa e quindi tende a tamponarsi e poi a guardare il fazzoletto fino a quando non smette di sanguinare. Non possiamo dire di più perché appunto mancano i fazzoletti (distrutti nel settembre 2013, ndr). Personalmente ritengo che la ferita sia precedente”.

Uno dei punti da chiarire, dunque, è quando Rossi si sia procurato la ferita (o qualcuno gliel’abbia provocata). Si sa che una collega della Banca, che quel giorno lo aveva incontrato intorno alle ore 18, non aveva notato alcuna escoriazione. Le ferite sono posteriori a quell’incontro. Cosa è accaduto, quindi, tra le 18 e le 19.30, momento della caduta dalla finestra?

Zavattaro: “Io ritengo che non sia stato nel suo ufficio: raramente ho visto un ufficio così in ordine (il riferimento è alle riprese video effettuate la sera del 6 marzo 2013, dopo la morte del dirigente MPS, ndr). In quell’ufficio non ci sono segni di colluttazione ma, soprattutto, abbiamo riscontrato sulle scarpe, e anche quelle non ci sono più, una sostanza biancastra che non era presente nel suo ufficio. L’ipotesi più probabile è che lui sia uscito dall’ufficio“.

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