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Morte Elena Ceste, Michele Buoninconti Cassazione: 17 maggio giorno della verità

Morte Elena Ceste ultime notizie: il marito Michele Buoninconti colpevole di omicidio o innocente? La 37enne, scomparsa la mattina del 24 gennaio 2014 a Costigliole D’Asti i cui resti vennero trovati a meno di un km da casa, nel canale del Rio Mersa, il 18 ottobre del medesimo ano – è stata strangolata oppure è morta accidentalmente? Le tesi di accusa e difesa sono antitetiche e presto (l’udienza è fissata per prossimo 17 aprile) la Corte di Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi in merito.

Michele Buoninconti è stato condannato in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione, è detenuto dal 29 gennaio 2015 e continua dal carcere a professarsi innocente, completamente estraneo ai fatti. La criminologa consulente della sua difesa, Ursula Franco, intervistata da Stylo24 ha ribadito l’innocenza del vigile del fuoco, a suo dire vittima di un processo mediatico che non gli ha lasciato scampo. Il processo mediatico per la criminologa influenza tutte le parti: “La responsabilità di un errore giudiziario non è solo dei magistrati (PM, GIP, giudici) ma di tutti coloro che si occupano del caso giudiziario in questione e che, per incompetenza e/o pigrizia, dando per scontato che una procura abbia ragione, non si rifanno agli atti d’indagine iniziali ma alle ordinanze ed alle motivazioni delle sentenze”.

Leggi l’intervista di UrbanPost all’avvocato di Michele Buoninconti, Giuseppe Marazzita: “Elena Ceste non è stata uccisa”

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Per la Franco, dunque, sarebbe determinante – perché la sentenza della Cassazione fosse scevra da ogni contaminazione mediatica di cui sarebbero figlie le sentenze di condanna di primo e secondo grado – che i giudici della Corte si rifacessero esclusivamente agli atti del processo per formulare il loro verdetto, e non alle succitate sentenze. “Buoninconti è un povero Cristo con le caratteristiche personologiche delle vittime degli errori giudiziari” – ha detto al criminologa – “si può rimproverargli di aver creduto nel sistema giudiziario e, poiché estraneo ai fatti, di essersi lasciato trascinare nel baratro senza opporre resistenza? Le sembrerà paradossale ma sono gli innocenti quelli che hanno maggiori difficoltà nel difendersi in quanto ritengono erroneamente di non doverlo fare”.

Michele Buonconti Cassazione: che speranze ha di essere assolto

Sulle speranze che Buoninconti venga assolto in Cassazione: “Se verità e logica prevarranno Michele Buoninconti verrà assolto perché il fatto non sussiste, se invece i Giudici non guarderanno sotto il fango del processo mediatico voluto dalla procura di Asti, il povero Buoninconti vedrà confermata la condanna. Le ordinanze e le motivazioni delle sentenze del caso Buoninconti Ceste sono coaguli di illazioni prive di logicità, è sugli atti d’indagine che dovranno focalizzare i giudici della Corte Suprema per evitare di perpetrare il grossolano errore di chi li hanno preceduti, un errore che ha distrutto le vite dei componenti di una famiglia già segnata da un lutto”. La difesa del vigile del fuoco sostiene infatti che Elena Ceste sia uscita di casa, completamente nuda, e che in preda ad un delirio psicotico sia caduta nel canale dove vene ritrovata morta. Il suo un decesso accidentale, dunque.

“Il denudamento è una tra le anomalie del comportamento che possono manifestarsi nei soggetti psicotici (DSM- 5), il fatto che i carabinieri della stazione di Costigliole e la procura di Asti ignorassero questo dato scientifico li ha condotti a ritenere che il ritrovamento dei resti della Ceste privi degli abiti fosse la prova dell’omicidio mentre non era altro che la conferma della crisi psicotica che aveva colpito la donna il giorno della sua scomparsa. Un errore che i responsabili della procura non sono stati capaci di ammettere di aver commesso anche quando sono stati messi di fronte all’evidenza scientifica (esiste una ben documentata casistica in merito) e, aggiungo, nonostante il consulente psichiatra della procura, già prima del ritrovamento dei suoi resti, avesse diagnosticato alla Ceste una psicosi”.

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Buoninconti, per criminologa Franco “In Italia manca la cultura della della verità”

Sentenze di condanna a carico di Buoninconti, per la Franco dettate anche da un problema di ordine culturale e tutto italiano: “L’Italia non solo è un paese cattolico ma manca della cultura della verità. Elena Ceste è stata “santificata” per tentare di farla apparire la vittima sacrificale di un orco responsabile dell’ennesimo femminicidio, niente di più lontano dalla realtà, sono agli atti le testimonianze della famiglia Ceste, testimonianze che provano che quell’orco non è mai esistito ma è semplicemente il frutto di una manipolazione degli atti ad uso e consumo della procura di Asti. Non solo è deplorevole il fatto che sia stata insabbiata la verità riguardo alle relazioni extraconiugali della Ceste ma il goffo tentativo di affrancare la Ceste dalla malattia psichiatrica, che già le era stata diagnosticata dal consulente dell’accusa, è un segnale di un’arretratezza culturale che fa venire i brividi”.

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