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Morte Elena Ceste, Michele Buoninconti Cassazione: perché si tratta di un processo indiziario senza prove schiaccianti

Morte Elena Ceste ultime notizie: domani 17 maggio 2018 ultimo atto della vicenda giudiziaria che vede imputato il marito della 37enne scomparsa il 24 gennaio 2014 i cui resti vennero ritrovati (casualmente) il 18 ottobre dello stesso anno a meno di un km dalla casa a Costigliole d’Asti in cui la donna viveva con il marito e i 4 figli. E’ attesa per domani infatti la sentenza della Corte di Cassazione per Michele Buoninconti, il vigile del fuoco che sia in primo che in secondo grado è stato condannato a 30 anni di reclusione per il delitto. Buoninconti è stato arrestato il 29 gennaio 2015 e da allora si dichiara completamente estraneo ai fatti. La sua difesa non solo ribadisce che l’uomo non ha ucciso la moglie, ma anche che Elena Ceste non sia vittima di un omicidio ma sia deceduta accidentalmente.

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Secondo la versione del marito, Elena Ceste la mattina in cui scomparve gli avrebbe detto di non sentirsi bene. Per questo l’uomo, dopo aver accompagnato i figli a scuola passò dal medico per prenotare una visita medica per lei. Certamente quando Michele uscì di casa per accompagnare i bambini a lezione Elena era ancora viva, perché la vide in giardino una vicina di casa. Afflitta dai sensi di colpa per avere tradito il marito (Michele infatti aveva scoperto le sue frequentazioni maschili leggendo alcuni messaggi compromettenti sul cellulare in uso alla moglie), dopo una notte insonne trascorsa a discutere con lui, in preda alla disperazione, secondo la difesa di Buoninconti Elena uscì di casa in preda ad un delirio psicotico, denudandosi. Avrebbe vagato fino al Rio Mersa (luogo del ritrovamento dei suoi resti), dove sarebbe scivolata e successivamente deceduta, ormai priva di sensi, per ipotermia. Lo proverebbe la frattura dell’osso coccige che il medico legale che eseguì l’autopsia non rilevò, cui invece ha fatto riferimento la difesa di Buoninconti nel ricorso in Cassazione, chiedendo appunto che venga fatto un supplemento di perizia per far chiarezza in merito.

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La Procura reputa invece che Buoninconti una volta rientrato a casa dopo aver accompagnato i bambini a scuola, l’abbia uccisa strangolandola. Avrebbe quindi caricato il cadavere (nudo) della moglie sul bagagliaio dell’auto per poi portarlo al Rio Mersa e occultarlo tra le frasche nel corso d’acqua. Questa ricostruzione però non è corroborata da elementi oggettivi ed inconfutabili: l’autopsia sui resti della donna, infatti, non ha permesso di certificare la morte per strangolamento o soffocamento; in casa non sono stati rinvenuti segni di colluttazione o tracce biologiche di Elena compatibili con un omicidio per strangolamento e nemmeno nel bagagliaio dell’auto di Michele sono state trovate tracce della donna. Nessun testimone oculare ha visto Buoninconti dirigersi al Rio Mersa per occultare il corpo senza vita della moglie e il perito della Procura che ha effettuato gli accertamenti sulle celle telefoniche, e che colloca l’indagato alle 9 nel Rio Mersa, non è un Ingegnere informatico come lui stesso dichiarò, mentendo, in aula al giudice ma un semplice geometra. Perizia inattendibile e fatta da un incompetente, dunque, per gli avvocati del vigile del fuoco, che invano in secondo grado (e anche nel ricorso in Cassazione) chiesero venisse ripetuta da un soggetto competente in materia. Un processo indiziario, questo, per i difensori di Buoninconti, che reputano il loro assistito innocente. Come si esprimerà in merito la Cassazione? Domani lo sapremo.

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