di M.B. Michela in ,

Morte Marco Pantani news Cassazione: “Ipotesi omicidio improponibile”


 

Morte Marco Pantani news Cassazione: “Ipotesi omicidio improponibile”. L’inchiesta bis è definitivamente chiusa

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Morte Marco Pantani, parlare di omicidio è “improponibile”. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha definito improponibile e congetturale” l’ipotesi di omicidio relativamente al decesso del ‘Prata’, avvenuto il 14 febbraio 2004 in un hotel di Rimini.

La morte del ciclista, infatti, è stata  causata “da una accidentale, eccessiva, ingestione volontaria di cocaina precedentemente acquistata”, è scritto nero su bianco nella sentenza numero 52028, che mette la definitiva parola ‘fine’ sull’inchiesta bis relativa alla morte di Marco Pantani. Sono state depositate oggi, infatti, le motivazioni della sentenza con cui il 19 settembre si è decisa l’archiviazione delle indagini. La Suprema Corte specifica che “legittimamente” il gip di Rimini nel 2016 ha valutato “gli indizi a disposizione” che “unitariamente considerati” portavano alla conclusione che Pantani “si trovava da solo nella stanza” del residence ‘Le Rose’ di Rimini; era pertanto “impossibile per terzi accedervi”. Viene dunque ritenuta infondata la tesi che ignoti” abbiano costretto “l’atleta ad ingerire una dose mortale di cocaina” perché l’ipotesi di “omicidio volontario compiuto da ignoti” è “improponibile e congetturale”, come invece sostenuto a gran voce dai familiari del campione di ciclismo.

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La Cassazione ha giudicato “inammissibili” i ricorsi presentati dai genitori di Pantani contro il decreto del gip che aveva disposto l’archiviazione per “infondatezza” del loro esposto in cui appunto si chiedeva la riapertura delle indagini. Con il deposito delle motivazioni di quest’oggi il caso è definitivamente chiuso. Il legale della famiglia Pantani aveva dichiarato che il loro scopo era “cancellare l’immagine del campione depresso vittima della tossicodipendenza e dell’utilizzo di psicofarmaci, ma la verità giudiziaria oggi li ha smentiti ancora una volta, stabilendo che il ciclista morì per overdose senza l’intervento di “terzi”. E’ stata infatti esclusa definitivamente l’ipotesi che qualcuno lo abbia costretto ad assumere i medicinali causa del suo decesso.

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