di Michela Becciu in

Morte Maria Ungureanu, per la difesa dei Ciocan fu il padre ad abusare di lei: intervista esclusiva alla criminologa Ursula Franco


 

Morte Maria Ungureanu, per la difesa dei fratelli Ciocan fu il padre ad abusare di lei: l’intervista esclusiva di UrbanPost alla criminologa Ursula Franco. Prove inconfutabili inchioderebbero l’uomo

intervista ursula franco

Maria Ungureanu, bimba di origini rumene di 9 anni, fu ritrovata senza vita, nuda, nella piscina del resort a San Salvatore Telesino (Benevento) ormai più di un anno fa. Morì per annegamento nella tarda serata del 19 giugno 2016. I fratelli Daniel e Maria Cristina Ciocan (quest’ultima è accusata di concorso in omicidio), connazionali amici e vicini di casa della famiglia Ungureanu, sono indagati a piede libero dalla prima ora per il presunto omicidio della bambina.

Il giovane per la Procura avrebbe ucciso Maria, e sarebbe lui l’autore degli abusi sessuali pregressi che l’autopsia evidenziò sul corpo della piccola. La tesi della Procura – e con essa la richiesta di arresto per i due indagati –  tuttavia è stata rigettata due volte dal Gip del Tribunale di Benevento, Flavio Cusani, e una volta dai giudici del Riesame di Napoli. In attesa che il prossimo 27 ottobre la Corte di Cassazione si pronunci in merito al ricorso presentato dalla Procura di Benevento contro questa decisione del Riesame, UrbanPost ha intervistato la criminologa Ursula Franco, facente parte del pool difensivo dei fratelli Ciocan.

La tesi della difesa dei Ciocan è antitetica a quella della Procura e sostiene che la bimba sia morta annegata accidentalmente, mentre giocava. Non solo, la dottoressa Franco fa delle precise e pesanti accuse al padre di Maria. Ecco le sue parole a UrbanPost:

In qualità di criminologa della difesa di Daniel Ciocan lei ha espressamente puntato il dito contro Marius Ungureanu, accusando lui degli abusi sessuali sulla piccola evidenziati dall’autopsia: sulla scorta di quali elementi la difesa dei due indagati fa queste pesanti accuse al padre di Maria?

“Premesso che non siamo solo noi a puntare il dito sul padre di Maria, ma anche il Gip nelle motivazioni del secondo rigetto e anche il tribunale del Riesame di Napoli, ci sono dei dati inconfutabili: la difesa ritiene che non ci sia stato un omicidio, ma sul corpo della bambina ci sono i segni di una violenza sessuale pregressa che il medico legale della Procura reputa che sia stata inferta alla bambina qualche ora prima della morte, circa cinque ore. Violenze che sarebbero state reiterate, croniche. Praticamente i dati inconfutabili sono questi: la Procura sta indagando per una violenza sessuale, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è la presenza dello sperma del padre della bambina su una sua maglietta e su una coperta sequestrata sul suo lettino. Perché noi diciamo che siamo assolutamente certi che la maglietta appartenesse alla bambina e non, come dicono alcuni, che questa maglietta fosse in uso alla madre? Perché quando questi indumenti sono stati sequestrati il signor Marius Ungureanu ha firmato un verbale dove dichiarava che quegli abiti erano di sua figlia. È lui che ci dice a chi appartenevano quei vestiti … La difesa di Ungureanu non può sostenere che appartenessero alla madre. E emerge con chiarezza in decine di intercettazioni telefoniche inequivocabili che entrambi gli Ungureanu coprono queste violenze. L’ultima violenza subita dalla bambina è avvenuta in un momento in cui lei si trovava in casa con il padre e la madre, perché quel giorno abbiamo la certezza che la bambina non uscì, infatti la madre ha sostenuto negli interrogatori che non uscirono perché faceva molto caldo. Per cui violentata in casa, lo sperma del padre e intercettazioni incriminanti.

La posizione del padre di Maria è di apparente silenzio dinnanzi a queste gravissime accuse. O no?

“Diciamo che la madre di Maria prima ha accusato Daniel delle violenze sessuali, pur sapendo che era il marito, quindi è incorsa in un reato che è la calunnia, perché dalle intercettazioni si capisce chiaramente che lei sa chi abusava della bambina … La posizione del padre, beh, quando in un’intervista gli sono state rivolte le accuse che gli ho fatto io lui non ha detto ‘Io non l’ho abusata’, insomma. Tra l’altro poiché il medico legale ha escluso che ci fosse mai stata una colluttazione e ha escluso anche che la morte della bambina fosse avvenuta in un luogo diverso da quello del ritrovamento, è evidente che c’è stato un incidente mentre la bambina giocava. Pertanto, non essendo la violenza sessuale contestuale alla morte, non può essere considerata un movente: la morte della bambina e le violenze sessuali sono due fatti distinti”. 

Come giustifica le indiscrezioni dei mesi scorsi in merito a presunte tracce biologiche di Daniel Ciocan rinvenute su alcuni indumenti della piccola Maria?

“Si tratta di Dna da contatto, pertanto un Dna da contatto su abiti che la bambina non aveva indosso la sera della sua morte, ma abiti che la bambina aveva indossato per più giorni, nei giorni precedenti. Trovarci un ‘touch Dna’ di un soggetto che frequentava la sua abitazione è nella norma, non significa nulla. Se poi l’indagine è per violenza sessuale a noi interessa la traccia di sperma”.

Lei colloca in questo scenario di morte anche un’altra persona: un’amichetta di Maria, che sarebbe a conoscenza di particolari importanti e risolutivi per le indagini.

“Esatto, una testimone, una ragazzina che è quasi maggiorenne e dal giorno precedente la morte aveva un appuntamento con Maria per fare una passeggiata in paese quella sera (domenica 19 giugno 2016 ndr). Cosa è successo: Maria è uscita di casa intorno alle 20:15 e praticamente ci sono testimoni che la vedono fino alle 20:45; in quella mezz’ora Maria chiede a delle amiche se avessero visto Daniel, ma al contempo chiede anche se avessero visto l’amica con la quale aveva un appuntamento. Non solo, queste amiche la vedono suonare alla porta di casa della nonna di questa ragazzina, che testimonia e dice di aver detto a Maria che l’amica era andata a casa sua. Maria si avvia verso casa di questa ragazzina (le testimonianze ci consentono di ricostruire il suo percorso). Pertanto la soluzione del caso è agli atti, purtroppo la Procura si è impuntata perché non vuole ammettere l’errore”.

Cosa avrebbe visto di preciso quest’amica di Maria cui lei fa riferimento?

“La ragazzina che aveva appuntamento con Maria e che assiste alla morte di Maria ha sostenuto, quando interrogata, di essere stata a casa perché era cominciato a piovere. Il padre di Maria la incontra, alle 22:00; questo mi fa pensare che a quell’ora Maria fosse morta, e che quindi questa ragazzina a casa non fosse rimasta tutta la sera.”

Avrebbe mentito, perché?

“No, non ha mentito, diciamo che lei ha dissimulato. Ha detto che si è mossa da casa di sua nonna a casa sua perché pioveva, senza spiegare troppo. Si è fatta fare solo domande sul sabato (il giorno prima della morte di Maria ndr) e non sulla domenica (19 giugno ndr). Non ha raccontato cosa avesse fatto lei la domenica e nessuno glielo ha chiesto. Questa ragazzina non è stata interrogata come si deve, il suo telefono non è mai stato messo sotto controllo, né quello della sua famiglia. Questa è una lacuna enorme, perché questa famiglia è una delle famiglie più vicine a quella della vittima; è stato intercettato chiunque in quel paese, anche chi non aveva mai visto in faccia questa bimba (Maria Ungureanu ndr). Manca un interrogatorio ben fatto alla ragazzina sul giorno della morte di Maria, lei non ha detto tutto, ecco. Mancano dei tasselli perché a questa ragazzina sono state fatte solo delle domande perché lei confermasse le ipotesi degli investigatori, lei si è vista ‘salva’…”.

Per tre volte è stata rigettata la richiesta di custodia cautelare in carcere per Daniel Ciocan e la sorella Cristina, il 27 ottobre la Cassazione si esprimerà in merito al ricorso fatto dalla Procura. Cosa vi aspettate? 

“La Cassazione confermerà quello che hanno sostenuto il giudice del Riesame e il Gip, che non hanno soltanto impedito alla Procura di arrestare i Ciocan, ma hanno sostenuto, i giudici del Riesame, che la Procura si muova sulla base di un pregiudizio e l’hanno invitata ad indagare sul padre di Maria. Per tre volte viene negato l’arresto: il Gip ha inoltre sostenuto (e questo è un punto fermo per lui ) – e il Riesame ha abbracciato le sue conclusioni – che i Ciocan sono andati via alle 21:02 e i medici legali che la morte di Maria è intervenuta tra le 21:15 e le 23:15; quindi una persona non può essere in due posti diversi contemporaneamente, pertanto l’alibi dei Ciocan esclude la necessità di altre indagini in tal senso. Non c’è il loro Dna sul luogo del ritrovamento de cadavere, non c’è il loro Dna sotto le unghie della bambina. Loro non c’erano quando Maria moriva”.

Qualora la Cassazione si pronunciasse come la difesa si aspetta, come pensate agirà la Procura? Prenderà in considerazione l’ipotesi della morte accidentale o persevererà con quella dell’omicidio?

“Questa è una bella domanda … la Procura può continuare ad andare sulla sua strada e rinviare a giudizio, ma qualcuno dovrà prendere dei provvedimenti se la Procura non accetterà la decisione della Cassazione, che noi prevediamo sarà molto simile a quella del Riesame. Se ciò accadrà ci troveremo di fronte ad una persecuzione più che a un’indagine. Se ci sarà un rinvio a giudizio dei Ciocan, la difesa non è serena, di più.”

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