di Gianluca Capiraso

Navigli, una Discarica a Cielo Aperto


 

Da cuore alla movida a emblema del degrado, da tappa obbligata per i turisti a percorso della vergogna. A Milano una volta c’erano i Navigli. 50 anni fa qui le donne milanesi portavano i loro panni a lavare, proprio come nei paesi, rispettando i principi della tradizione contadina. Da 20 anni sinonimo di locali, aperitivi e divertimento, oggi i 2 Navigli sono una discarica a cielo aperto.

Quei pochi turisti a Milano in questo periodo quando arrivano sui Navigli si chiedono: “Where is the river? Where is the water?”. Poi, con gli occhi sbarrati, si rendono conto che quello che dovrebbe essere il percorso dell’acqua è invece una discarica a cielo aperto.Un ricettacolo di immondizia, detriti di ogni tipo, addirittura elettrodomestici abbandonati, segnali stradali e scarti di lavorazioni. C’è davvero di tutto.

Uno spettacolo indecoroso, indegno per il centro città di una metropoli che vanta di essere la capitale economica di questo Paese. Una chiara ed inequivocabile dimostrazione dello stato di degrado ed abbandono in cui versa l’intera zona dei Navigli e – più in generale – tutta la città di Milano. E’ passato più di un anno dall’elezione di Giuliano Pisapia, il sindaco del cambiamento, quello della “rivoluzione arancione”. Ma altro che cambiamento, ma quale rivoluzione.

L’unico, timido, tentativo da parte di quest’amministrazione è stato solo quello di buttare fumo negli occhi dei cittadini – proprio come faceva la Moratti – prolungando l’isola pedonale, organizzando qualche intervento coordinato di agenti della polizia locale, prendere a manganellate qualche ambulante di fortuna.

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Noi di UrbanPost abbiamo già illustrato abbondantemente le diverse criticità della zona, a partire dall’invasione dei Rom che, soprattutto in concomitanza con la Fiera di Senigallia del sabato, trasformano il Naviglio Grande nel fortino dell’illegalità.

Per non parlare, poi, dei fenomeni poco visibili, quelli nascosti agli occhi di turisti e passanti (non certo a quelli dei residenti), come ad esempio l’assembramento di intere famiglie Rom al di là del ponte della ferrovia (andando verso Giambellino). Ma anche le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui è stato ridotta quella piazzetta (rifatta da poco) ricavata sotto al ponte delle Milizie, quello che per intendersi collega il Naviglio Grande con la circumvallazione esterna (all’altezza di viale Cassala). Qui, nel caso specifico, sarebbe sufficiente un sopralluogo dell’Arpac o dell’ufficio igiene del Comune (che intanto non si chiama più così) per inquadrare quanto meno il problema. E non ignorarlo, come invece accade ora.

Non va meglio sull’altro Naviglio, il Pavese, distante poche centinaia di metri: qui, invece, sono gli effetti della movida (sempre gli spesso al di sopra delle righe) a provocare danni devastanti a cose ed oggetti. E le condizioni in cui versa il “letto” del Naviglio ne sono la chiara testimonianza.

Fino a quando questa dovrà continuare ad essere zona di confine? Fino a quando l’amministrazione non si limiterà soltanto ad incassare i lauti affitti per le concessioni di suolo pubblico, senza pensare minimamente a ripulire e riqualificare l’intera area? Interrogativi a cui il “sindaco della rivoluzione” ha ampiamente dimostrato di non saper rispondere.

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