di Gianluca Sepe in , ,

Nazionale, un fallimento lungo 10 anni


 

Il fallimento della Nazionale italiana, un fallimento iniziato 10 anni fa quando non si è costruito nulla di concreto da un successo

Nazionale italiana Mondiali 2018

Fallimento. Questa è senza dubbio la parola che tutti hanno pronunciato almeno una volta in questi giorni. A quasi 48 ore dalla disfatta del calcio italiano le certezze sono ancora poche e gli interrogativi su un futuro che appare nebuloso affollano non solo le stanze della FIGC ma anche quelle dei milioni di italiani che si sono sentiti traditi da un sistema che ormai sembra giunto al capolinea. La Caporetto del pallone nostrano si è consumata a San Siro, Scala del Calcio che molti indicavano come il luogo giusto per conquistare la qualificazione ai Mondiali di Russia 2018, Mondiali che guarderemo da spettatori. La tanto conclamata vendetta per il biscotto di Euro 2004 non si è consumata e ora tutti puntano il dito contro tutti alla ricerca del colpevole. Tuttologi e grandi esperti di calcio quali siamo dovremmo offrire presto una soluzione. Ma sta veramente tutto qui il problema? Forse serve un’analisi più approfondita su cosa non va, ormai da molto tempo.

Il problema latente del calcio italiano non era un segreto di Pulcinella. Il Vaso di Pandora scoperchiato dalla Svezia era soltanto lì, pronto ad esplodere. Forse serviva una scossa, una scossa che dalle fondamenta potesse minare una sicurezza che troppi avevano. Dare per scontato un movimento che ormai non ha più nulla da esportare. Eppure gli allenatori italiani all’estero sono ancora un modello, un mito vincente che pare così difficile da raggiungere. In questi giorni hanno parlato tutti: abbiamo sentito opinioni illustri, consigli di esperti e pareri che forse avremmo preferito fossero rimasti lì dov’erano. Tavecchio, Ventura, la Federazione, il problema dei giovani italiani che non giocano. Il capro espiatorio andrà presto trovato. E poi cosa succederà? Dopo i Mondiali del 2006 il carro dei vincitori era stracolmo e poco si è fatto per sfruttare quel successo come punto di partenza e non di arrivo. Dieci anni dopo il calcio italiano ha vissuto il suo tracollo. Due Mondiali da sparring partner valgono davvero più della mancata partecipazione? Economicamente forse sì ma al movimento non hanno dato nulla, se non una Nazionale incapace di imporsi. Si è cercato di dare un gioco ad una realtà che ha bisogno di certezze. Club e Nazionale sono due mondi diversi che difficilmente coincidono.

Ci saranno generazioni che nasceranno senza Mondiali. Ce ne sono già state e forse ce ne saranno ancora. Trovare una soluzione al problema, è questo quello che va fatto. Il dramma vero è che ora ci si rincorre per trovare chi ha più colpe mentre le idee latitano. Nel dramma sportivo l’Italia ha sempre ritrovato slancio. Anche questa volta il pallone tornerà a rotolare. Il problema è dove si fermerà: c’è tanto da fare ma ci vuole coraggio, convinzione e una spinta dal basso. La prima scossa è arrivata. Siamo disposti a far sì che qualcosa possa cambiare? Intanto bisognerà trovare una guida o forse due che risollevino un gigante ferito dalle sabbie mobili. Stare a guardare forse potrebbe insegnarci qualcosa, l’importante è capire, prendere appunti e ricominciare. Questa volta per davvero.

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