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‘Ndrangheta, blitz a Reggio Calabria e Firenze: 41 arresti [NOMI E DETTAGLI]

Sono 41 i fermi eseguiti questa mattina all’alba dalla Guardia di Finanza tra Reggio Calabria e Firenze: nel mirino altrettanti presunti appartenenti alla ‘ndrangheta per cui la Procura del capoluogo ha chiesto l’arresto ed il sequestro dei beni, dopo una lunga indagine affidata alla Dda. L’operazione “Martingala” ha svelato una consorteria mafiosa originaria di Reggio Calabria ma con proiezioni su tutto il territorio nazionale, i cui membri sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale, associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, reati fallimentari ed altro.

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Personale della DIA e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria sta eseguendo in queste ore anche sequestri di imprese, beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Al momento non sono disponibili ulteriori dettagli sull’operazione, in particolare i nomi dei destinatari dei provvedimenti di fermo. Contemporaneamente, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, sono in corso di esecuzione ulteriori provvedimenti restrittivi e di sequestro per riciclaggio/reimpiego nel tessuto economico toscano dei proventi illeciti conseguiti dall’associazione mafiosa: 14 persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Firenze (11 in carcere e 3 ai domiciliari). La costola toscana dell’indagine ha preso il nome di operazione “Vello d’oro”.

Nella costola d’indagine calabrese, denominata “Martingala”, è emersa una rete di aziende impegnate nei settori più diversi, dalla grande distribuzione all’acciaio, dalle costruzioni agli appalti pubblici, secondo la Dda diretta espressione dei clan dei tre “mandamenti” della ‘ndrangheta reggina, i Nirta-Strangio per la zona jonica, gli Araniti per Reggio città, i Piromalli per la fascia tirrenica. Due, spiega il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, i filoni di indagine sviluppati rispettivamente dalla Dia e dalla Guardia di Finanza. Dalle attività sviluppate dalla Dia all’epoca diretta dall’ex capocentro di Reggio Calabria, Gaetano Scillia, prima di andare in pensione, e coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo è emerso, dice il procuratore nazionale antimafia, «un complesso sistema di società cartiere dislocate all’estero che permettevano di ripulire il denaro, costruito dall’imprenditore calabrese Antonino Scimone»

La figura di Antonino Scimone. «E’ un imprenditore della ‘ndrangheta –  spiega il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho – un uomo che si muove per l’organizzazione Barbaro-Nirta della Locride ma anche per la ‘ndrangheta della tirrenica, si attiva attraverso un sistema di società. Alcune società costituite anche all’estero, alcune produttive solo di false fatture, che servono poi a coprire il giro di danaro che ruota attorno a varie altre società o imprese individuali.»

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I nomi degli arrestati a Reggio Calabria. Gli elementi di vertice dell’organizzazione sono stati identificati in Scimone Antonio, nato a Melito Porto Salvo ma residente a Bianco (RC)principale artefice del meccanismo delle false fatturazioni e vero “regista” delle movimentazioni finanziarie dissimulate dietro apparenti attività commerciali, nonché in Barbaro Antonio (cosca Barbaro “I Nigri” di Platì), Nirta Bruno (cosca Nirta “Scalzone” di San Luca) ed il figlio di quest’ultimo Nirta Giuseppe. Tra i destinatari del provvedimento di fermo Pierfrancesco Arconte, figlio del più noto Consolato, già condannato nel Processo Olimpia quale elemento di vertice della cosca Araniti di Reggio Calabria, e Giorgio Morabito, considerato organico alla cosca Piromalli di Gioia Tauro. Nell’inchiesta reggina è convolto anche l’imprenditore Antonino Mordà, già interessato in passato da procedimenti in materia di criminalità organizzata. Le indagini hanno dimostrato che Mordà, disponendo di ingenti quantitativi di liquidità di illecita provenienza, li avrebbe reimpiegati nell’usura e nell’esercizio abusivo del credito, soprattutto ai danni di imprenditori locali in difficoltà. I nomi degli arrestati: Bagalà Giuseppe cl. 1957, Bagalà Francesco cl. 1990, Barbario Antonio cl. 1973 (detenuto), Barbaro Pasquale cl. 1965 (detenuto), Barbieri Giorgio Ottavio cl. 1976, Bilardi Paolo cl. 1954, Brizzi Giuseppe cl- 1986, Bruzzaniti Francesco cl. 1979, Ceravolo Francesca cl. 1976, Ceravolo Serafina cl. 1972, Chiarello Rosa cl. 1966, Crapanzano Aldo cl. 1963, Cuzzilla Giuseppe cl. 1970, D’Agostino Francesco cl. 1946, Fusca Francesco Antonio cl. 1969
Fusca Giuseppe cl. 1972, Giordano Andrea Francesco cl. 1951, Iacopino Olga Stefania cl. 1970, Ierinò Antonella cl. 1967, Lombardo Fernanda cl. 1965, Marando Francesco Saverio cl. 1978, Mesiti Paolo cl. 1968, Mollica Rocco cl. 1996, Monardo Domenico cl. 1964, Monteleone Francesco cl. 1933, Mordà Domenico jr. 1996, Mordà Maria cl. 1964, Mordà Patrizia cl. 1964, Panetta Giuseppe cl. 1964, Peronace Cosimo cl. 1978, Perre Rocco cl. 1963 (detenuto), Polimeni Caterina Palmina cl. 1980, Popa Maria Cristina cl. 1993, Prochilo Caterina cl. 1973, Sansone Cosimo Antonio cl. 1971, Saraceno Mario cl. 1971, Saraceno Francesco cl. 1968, Scali Nico cl. 1963, Scutieri Maurizio cl. 1965, Silvestro Giorgio cl. 1981 Sovereto Giancarlo cl. 1968, Surace Michele cl. 1957, Turiano Demetrio cl. 1963, Vadalà Angelo Vincenzo cl. 1977, Zangari Maria Luisa cl. 1983, Zurzolo Luciano cl. 1971.

La costola fiorentina dell’inchiesta. L’indagine delegata alla Dda fiorentina su imput di quella calabrese si è incentrata sul riciclaggio/reimpiego dei proventi del gruppo criminale ‘ndranghetista nel tessuto economico toscano. In particolare, l’associazione capeggiata da Scimone Antonio, Barbaro Antonio e Nirta Bruno avrebbe preso di mira imprenditori operanti nel locale distretto conciario. A termine delle indagini la Guardia di Finanza ed i Carabinieri di Firenze hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone, oltre al sequestro preventivo di 12 società e disponibilità finanziarie. I destinatari del provvedimento di fermo: Antonio Scimone, 43 anni, di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Cosma Damiano Stellitano, 53 anni, nato a Melito Porto Salvo ma residente a Vinci (Firenze), Antonio Barbaro,45 anni di Plati’ e residente a Cosenza, Andrea Iavazzo, 65 anni, nato a Fucecchio (Firenze) e residente a Pistoia, Maurizio Sabatini, 58 anni, di Santa Croce sull’Arno (Pisa), Giovanni Lovisi, 64 anni, originario di Salerno e residente a Santa Croce sull’Arno (Pisa), Lina Filomena Lovisi, 33 anni, di Santa Croce sull’Arno (Pisa), Giuseppe Pulitano’, 30 anni, di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Ferdinando Rondo’, 44 anni, di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Francesco Saverio Marando, 40 anni, di Locri (Reggio Calabria). Ai domiciliari gli imprenditori Alessandro Bertelli, 45 anni, di Empoli (Firenze) e Filippo Bertelli,49, di Fucecchio (Firenze), e Marco Lami, 59 anni, di Santa Croce sull’Arno (Pisa).

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