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‘Ndrangheta in Lombardia, sentenza annullata per colpa di una stampante

Incredibile ma vero. I 110 condannati in primo grado per le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia nell’ambito del procedimento “Infinito” potrebbero essere scarcerati: la Corte di Cassazione ha infatti annullato la sentenza per un vizio tecnico, il doppio deposito delle motivazioni da parte del Gup milanese Arnaldi dovuto ad una prima stampa – errata – del dispositivo, cui mancavano una ventina di pagine.

Così la Cassazione accogliendo il ricorso di una delle difese, ha rinviato di fatto gli imputati al giudizio di primo grado, senza però prendere altri provvedimenti quali ad esempio la scarcerazione immediata. Ora, le carte del processo sono in mano ai giudici di appello di Milano ed è li che si giocherà la “partita” con le difese: è molto probabile che gli avvocati dei presunti ‘ndranghetisti chiedano l’annullamento della sentenza e l’immediata scarcerazione dei propri assistiti.

Cassazione annulla sentenza 'ndrangheta infinito

I giudici di appello milanesi però potrebbero decidere di procedere fino alla camera di consiglio e solo in quel momento scegliere di rinviare il processo al primo grado. Sta di fatto che il rischio che vengano scarcerati gli imputati è molto alto: i termini di custodia cautelare, infatti, scadono tutti tra febbraio ed aprile ed una richiesta delle difese in tal senso non potrebbe in alcun modo essere rifiutata. Così, se non in stato custodia cautelare per altri procedimenti, molti degli esponenti delle ‘ndrine in Lombardia potrebbero tornare tranquillamente a casa o – peggio ancora – far perdere definitivamente le proprie tracce prima che venga formulato un nuovo giudizio di colpevolezza.

Si tratta del secondo “stop” ad una sentenza sulla ‘ndrangheta in Lombardia: nel mese di aprile 2012 la Cassazione aveva infatti annullato – questa volta però contestandone l’impianto giuridico – la sentenza di condanna dell’inchiesta “Cerberus” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel movimento terra e nell’edilizia ad opera delle cosche di Platì trapiantate nell’ovest milanese, rinviando le carte ai giudici di appello.

 

Written by Andrea Paolo

46 anni, nato in provincia di Reggio Calabria, emigrato negli anni '80 al nord, è laureato in scienze politiche. Ha lavorato come ricercatore all'estero e studia da anni la criminalità organizzata. Per UrbanPost si occupa di news di cronaca e di gossip sui personaggi del mondo dello spettacolo.

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