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Nuovo governo, a che punto siamo? La situazione al 19 marzo

Tra qualche giorno si riuniranno per la prima volta le nuove camere, ma dopo le elezioni politiche 2018 che hanno consegnato all’Italia uno scenario d’instabilità la strada per la formazione di un nuovo governo è ancora molto lunga. Facciamo il punto ad oggi, 19 marzo 2018, e vi spieghiamo quali sono gli scenari meno probabili e quelli più percorribili, ovviamente a nostro avviso. Il 23 marzo la nebbia che è calata sulle scenario politico inizierà forse a dipanarsi se davvero per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato (che seguiremo in diretta su UrbanPost.it) ci sarà la convergenza di alcune forze politiche. E il futuro del governo del paese potrebbe dipendere proprio da quali convergenze (e con quali numeri) si verranno a creare sulla scelta della seconda e terza carica dello Stato.

luigi di maio

L’attivismo di Luigi Di Maio

Fin dal giorno dopo le elezioni Luigi Di Maio non si è risparmiato. Il leader M5S ha puntato sull’attivismo per ribadire il primato elettorale del suo movimento e per rimanere al centro dello scenario politico. D’altro canto, come affermato già prima del voto per bocca del suo candidato premier, il M5S ha confermato sempre la volontà di confrontarsi con le altre forze politiche esclusivamente sui punti programmatici comuni, considerando ovviamente come riferimento assoluto il programma elettorale M5S. Nessun patto di potere con alcuna forza politica ma (ed è abbastanza una novità per l’M5S) nessuna preclusione al dialogo, anche con chi è stato duramente attaccato in campagna elettorale. Così in questi giorni Di Maio ha sentito un po’ tutti, dalla Meloni al segretario Pd facente funzione Maurizio Martina, da Brunetta a Matteo Salvini. Già, i contatti con il leader della Lega sono stati più di uno. Ma secondo Di Maio, che ha l’abitudine di pubblicare giorno per giorno sul blog del movimento i contatti avvenuti con gli altri leader politici, non si è mai parlato di governo, bensì delle possibili convergenze sull’elezione dei due vertici del Parlamento.

matteo salvini

La sicurezza di Matteo Salvini

Matteo Salvini ostenta sicurezza dalla notte del 4 marzo scorso. E’ il primo nella sua coalizione, a sua volta prima nei consensi. Tuttavia sicurezza non è forza. Lo sa bene Salvini che in questi giorni sta sfoggiando insospettabili doti diplomatiche. Con alcuni fedelissimi, tra cui quel Giorgetti indicato come possibile nuovo Presidente della Camera, tesse la sua tela con il Movimento 5 Stelle. Obiettivo, creare le condizioni per un governo di scopo, Centrodestra-M5S, che punti a poche riforme (tra cui quella della legge elettorale) e quindi ad un nuovo voto in autunno. La probabilità che si realizzi uno scenario del genere è però al momento davvero molto bassa. Forza Italia e Fratelli d’Italia sono riluttanti ad un accordo con i pentastellati. Silvio Berlusconi ha parlato apertamente di convergenze con  il Pd sui provvedimenti di natura economica e su quelli “importanti per il paese”, non trovando però alcuna sponda da parte dei democratici alle prese con una difficile crisi interna dopo la sconfitta elettorale. Matteo Salvini ha risposto all’ingombrante alleato che non ha preclusioni al dialogo ma che esclude accordi con «chi ha perso le elezioni». Più chiaro di così si muore. La vera debolezza di Salvini (e del Centrodestra) sta nel fatto con un asse Lega-M5S anche solo per un governo di scopo romperebbe il patto voluto dall’ex cavaliere e aprirebbe scenari rivoluzionari. Scenari ben poco graditi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che secondo i ben informati non gradirebbe affatto un governo limitato nel tempo e tantomeno guidato dalle sole forze “sovraniste”, non certo ben viste in Europa.

Il disagio di Forza Italia

Del disagio di Forza Italia abbiamo parlato in precedenza. Il discorso è molto semplice. Silvio Berlusconi ha perso le elezioni: per questo motivo non può imporre la sua linea al Centrodestra ed è costretto a subire l’iniziativa di Matteo Salvini. Dopo averlo accettato (a denti stretti) come premier nel caso il Centrodestra riceva l’incarico di formare il governo da parte del Presidente della Repubblica, Berlusconi dovrà (altrettanto a denti stretti) accettare un ricambio generazionale all’interno del suo partito, pena la scomparsa in caso di un nuovo appuntamento elettorale a breve termine. In tutto questo un eventuale spaccatura del Centrodestra potrebbe paradossalmente giocare a suo vantaggio: eviterebbe a Forza Italia il definitivo abbraccio mortale con la Lega con un suo assorbimento definitivo. Ecco perché Berlusconi, e con lui i suoi fedelissimi tra cui Renato Brunetta, Paolo Romani, Mariastella Gelmini, tifa Renzi nella sfida congressuale apertasi nel Pd: sarebbe una sponda perfetta per un governo di responsabilità. Tuttavia il congresso Pd è ancora molto lontano: fino ad allora la posizione di Renzi e dei Renziani appare ancora troppo debole per poter condizionare la formazione del nuovo governo.

La solitudine del Pd

In questo scenario, la forza politica più isolata è il Pd. Per sua scelta stessa il partito uscito sconfitto dalle urne del 4 marzo scorso si è chiamato fuori dalle trattative per la formazione del nuovo governo. «Non spetta a noi», si è sentito dire sia al segretario dimissionario Matteo Renzi, sia al suo vice facente funzioni Maurizio Martina, sia a molti esponenti di un po’ tutte le correnti democratiche. Eppure, i ben informati dicono che in questa difficilissima fase di transizione i Dem potrebbero avere un ruolo cruciale. Nonostante siano in piena campagna per il congresso, che si annuncia infuocata, e siano ancora disorientati dal ciclone Renzi. Non è poi da sottovalutare il peso dei parlamentari neoeletti, quasi tutti scelti dal segretario uscente. Se Renzi dovesse scegliere (in minoranza dentro al partito) la linea della convergenza con Forza Italia, si potrebbe arrivare all’ennesima scissione, con la nascita di gruppi distinti alle Camere tra chi è per mantenere la “solitudine” e chi è invece per il sostegno ad un esecutivo di responsabilità. Staremo a vedere.

Tutto sulla formazione del nuovo Governo

Written by Andrea Monaci

46 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, economia e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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