di Stephanie Barone in ,

Olio di palma fa male? Cos’è e perché è stato “incriminato”



 

Continua la querelle relativa all’olio di palma: fa male o bene alla salute? Mentre la questione pare dibattersi a colpi di spot pubblicitari, ecco quali sono i riscontri scientifici.

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Non si placa la querelle relativa all’olio di palma, divenuto ormai protagonista del dibattito sulla salute alimentare dell’ultimo periodo tra chi come Ferrero ne difende la sostenibilità e la qualità e chi invece lo ritiene alimento pericoloso per la salute umana e dell’ambiente. Una sfida che pare ormai combattersi a colpi di spot pubblicitari, di slogan e di bollini “senza olio di palma”; qual è però la posizione della scienza e degli esperti su questo olio vegetale? L’olio di palma fa davvero male alla salute oppure no?

Per capire meglio la questione è fondamentale partire da cos’è l’olio di palma e perché è così altamente diffuso nell’alimentazione attuale. Per prima cosa bisogna ricordare che questo ingrediente è un olio vegetale, estremamente ricco di grassi saturi, che è divenuto fortemente presente tra i cibi che si mangiano quotidianamente anche in Occidente perché a partire dal XX secolo è stato introdotto per andare a sostituire altri grassi come la margarina proprio perché si sosteneva facesse meno male alla salute. Inoltre la sua larga diffusione è stata causata non solo dalla gustosa fragranza che dona a moltissimi prodotti da forno ma anche per il basso costo di produzione. Questo ha permesso ai produttori di utilizzarlo in moltissimi alimenti, dai dolci alle zuppe fino ai cibi già pronti, e quindi di renderlo estremamente comune. Fino a poco tempo fa inoltre per le case di produzione alimentare non era obbligatorio indicare tra gli ingredienti “olio di palma”: era infatti sufficiente inserire “oli vegetali”.

Dopo aver capito cos’è esattamente l’olio di palma, ora la questione invece è: fa male o bene alla salute? Come spiega Andrea Ghiselli, medico nutrizionista e ricercatore del Cra-Nut al sito di Fondazione Umberto Veronesi “I rischi sono legati all’eccessivo consumo di grassi saturi e non a una singola fonte alimentare . L’olio di palma s’è diffuso quando si è cercata un’alternativa alla margarina ed è oggi molto utilizzato perché assicura una buona fragranza a tutti i prodotti da forno”. Fondamentalmente quindi il problema sarebbe legato alla quantità consumata di questo ingrediente e non direttamente all’olio di palma: un consumo eccessivo dei grassi saturi, contenuti a maggiori livelli nell’olio di cocco o nello stesso burro, infatti sarebbe correlato a un aumento del rischio cardiovascolare.

Un esito che è lo stesso che ricorda il report dell’Istituto Superiore della Sanità del febbraio 2016 in cui è riportato: “Il presente documento è stato redatto in seguito alla richiesta di parere tecnico scientifico ‘sull’ eventuale tossicità dell’ olio di palma come ingrediente alimentare’, pervenuta dalla Direzione Generale Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Ministero della Salute. […] La letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute, ma riconduce questi ultimi all’elevato contenuto di acidi grassi saturi dell’olio di palma rispetto ad altri ingredienti alimentari”.

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