di Stephanie Barone in ,

Olio di palma sostenibile e segregato: cos’è e chi lo utilizza



 

Si continua a parlare di olio di palma: fa male o fa bene? Mentre le aziende si sfidano a colpi di slogan, sono sempre più in voga le parole “sostenibile” e “segregato” ma cosa vogliono dire? Ecco cosa significano e chi utilizza questo tipo di olio di palma.

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L’olio di palma è certamente il tema caldo dell’ultimo periodo mentre le persone cercano di capire se fa bene o male alla salute; le aziende nel frattempo si sfidano a colpi di slogan tra chi bolla i propri prodotti con la dicitura “senza olio di palma” e chi invece promuove il proprio come sostenibile e segregato: cosa vogliono dire queste parole? In cosa è diverso questo tipo di olio di palma? Urban Benessere  Alimentazione, dopo avervi spiegato cos’è l’olio di palma e perché è stato incriminato, vi racconta anche di quello segregato e sostenibile e soprattutto chi lo utilizza.

Quando si definisce un tipo di olio di palma “sostenibile”, dietro la sua produzione ci dovrebbero essere severi controlli che garantiscano che tutto il processo, dalla raccolta alla produzione fino alla distribuzione, non danneggi l’ambiente, inquini il meno possibile ma soprattutto favorisca i lavoratori. Per olio di palma sostenibile quindi si intende un prodotto dalla completa tracciabilità, che garantisca che i suoi fornitori non disboschino foreste e proteggano le specie a rischio di estinzione, rispettino i diritti umani, riconoscano i diritti dei lavoratori e combattano la corruzione. Per olio di palma “segregato” si vuole segnalare che quel determinato prodotto, per tutta la filiera produttiva, non viene mai mischiato al normale olio di palma, è di prima scelta ed estremamente controllato.

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Chi può vantare ad oggi di utilizzare questo tipo di olio di palma? A renderlo noto in settembre è stata l’edizione 2016 del WWF Palm Oil Buyers Scorecard, ovvero le “pagelle” sull’utilizzo di olio di palma certificato sostenibile che analizza i dati del 2015 dei 137 principali rivenditori, produttori di beni di consumo e aziende di fornitura nel mondo. “Oltre la metà delle aziende si era impegnata con il WWF e con i propri clienti ad utilizzare entro il 2015 il 100% di olio di palma certificato. Se la maggior parte ha raggiunto l’obiettivo, ancora 21 imprese sorprendentemente non hanno conseguito il risultato promesso” riporta il sito ufficiale di WWF Italia; “Un numero ristretto di questi grandi attori,  valutati nelle  Scorecard – come Unilever, Ferrero, FrieslandCampina, Reckitt Benckiser, Colgate-Palmolive e ConAgra Foods – è d’esempio su come oggi sia possibile realizzare un reale cambiamento del settore attraverso l’acquisto di volumi significativi di olio di palma certificato sostenibile, la cui filiera sia in linea con i criteri della RSPO” continua il comunicato. Per quel che riguarda però la valutazione degli obiettivi futuri e dei loro tempi di realizzazione, che riguardano non solo l’acquisto di 100% olio di palma certificato sostenibile ma anche segregato sono solo tre le aziende leader del settore: Ferrero, Danone e Arnott.

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