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Omicidio Desirée Piovanelli news: il caso si riapre? Clamorose dichiarazioni del padre

Omicidio Desirée Piovanelli news, il papà della ragazzina chiede di riaprire il caso: “Mia figlia è stata vittima di un tentativo di rapimento. Dietro c’è un gruppo di pedofili che organizzava festini a luci rosse. A Leno in tanti sanno la verità, ora parlino”. Queste le parole di Maurizio Piovanelli, il padre di Desirée, la 14enne uccisa nel 2002 da tre coetanei. Secondo l’uomo non tutta la verità infatti è emersa e sarebbe pronto un esposto per chiedere la riapertura delle indagini. “Mia figlia è stata uccisa perché sapeva troppo e doveva essere messa a tacere”, ha detto l’uomo a Quarto Grado, alludendo a presunti festini a base di sesso e droga che si sarebbero svolti a Leno in quegli anni. Maurizio Piovanelli è convinto che il mandante del delitto premeditato di sua figlia sia ancora in libertà.

La minorenne venne uccisa dal branco all’interno della cascina Ermengarda di Leno, nella bassa Bresciana, dove fu attirata con l’inganno da un ragazzino. Lì ad attenderla c’erano altri due minori ed un 35enne, sposato e padre di famiglia suo vicino di casa, per i cui figlio aveva fatto la baby sitter. Era il 28 settembre del 2002, e dopo sedici anni il ricordo dell’orrore è ancora vivo. Nicola Bertocchi, il ragazzino di cui lei sul suo diario scrisse “un ragazzo da non frequentare, attenzione”. I bullo di paese, dedito all’alcol e ad atteggiamenti prepotenti. Nella cascina in cui attirò Desirée, distante solo 300 metri dalla sua abitazione, Nicola aveva detto di aver trovato una cucciolata composta da 3 gattini. In realtà, insieme a Nicola, la vittima trovò invece altri tre mostri: Nicola Vavassori (detto Nico), Mattia Franco (detto Bibo) e il 35enne con precedenti per droga, Giovanni Erra.

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quarto grado delitto di leno news

In quella cascina dell’orrore la povera Desirée venne uccisa. I quattro delinquenti non riuscirono a violentarla, com’era nei loro progetti, poiché lei si ribellò fieramente, ma pagò con la vita. Accoltellata a più riprese mentre tentava disperatamente di fuggire, fu anche sgozzata, quasi decapitata. Quando il suo cadavere fu rinvenuto (gli assassini tentarono anche di depistare le indagini, cercando di far credere che Desirée si fosse allontanata volontariamente attraverso messaggi inviati al fratello da una scheda teelfonica trovato per caso a Iesolo) uno dei carabinieri che fecero il sopralluogo perse i sensi. Bertocchi, Nico e Mattia vennero giudicati dal Tribunale dei Minori colpevoli e condannati rispettivamente a 18, 15 e 10 anni (poi ridotti), Giovanni Erra prima all’ergastolo e poi a 30 anni di reclusione. Sono tutti già liberi e si sono rifatti una vita eccetto Erra, ancora in carcere a Bollate ma beneficiario di permessi per uscire fuori dal carcere.

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