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Omicidio Giulia Ballestri, processo Matteo Cagnoni: asso nella manica della difesa, vacilla la prova regina

Omicidio Giulia Ballestri ultime notizie: nuova udienza, venerdì scorso 20 aprile, sul processo a Carico del dermatologo dei vip, Matteo Cagnoni, accusato di avere barbaramente assassinato la moglie 39enne, madre dei suoi figli, a colpi di bastone nella villa disabitata di famiglia sita nel centro storico di Ravenna, il 16 settembre 2016. La difesa del medico nel corso dell’ultima udienza ha cercato di smantellare l’impianto accusatorio, dando voce al lavoro dei periti chiamati in causa allo scopo di confutare, smontare, quanto affermato dalla pubblica accusa, soprattutto in merito alle impronte trovate nella villa del delitto e sul bastone arma del delitto.

Omicidio Giulia Balestri Foto segnaletica Matteo Gagnotti

Secondo i difensori del medico le impronte trovate sulla scena del delitto non appartengono a Matteo Cagnoni. Lo sostengono i consulenti della difesa del dermatologo in merito alle impronte digitali trovate nel frigo e sul muro della casa di via Genocchi a Ravenna, prove regine che inchiodano l’imputato e lo collocano sulla scena del crimine. Secondo il perito dattiloscopico che ha preso parola in aula, infatti, i punti trovati sulle tracce palmari e ricondotti alle mani di Cagnoni sarebbero solo 10, un numero insufficiente per essere attribuite a chiunque.

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Omicidio Giulia Ballestri news quarto grado

Una conclusione che contraddice quella emersa dagli esami della Scientifica e degli altri periti, che avrebbero invece trovato più corrispondenze di quelle dieci. Il perito della difesa mette però in discussione il metodo utilizzato in precedenza per definire i punti di contatto, secondo lui sbagliato. Idem dicasi per le tracce lasciate dalle scarpe del killer nel luogo del delitto, le cui corrispondenze sarebbero troppo poche per individuare in maniera certa ed assoluta il proprietario. Sotto le unghie della moglie di Cagnoni, madre dei suoi tre figli, sarebbe stato trovato Dna in abbondanza, non appartenente all’imputato ma ad una terza persona sconosciuta. Poiché dalla ricostruzione della dinamica del delitto il processo ha appurato che la vittima ha disperatamente lottato con il suo assassino, cercando di difendersi, e che l’aggressore avrebbe anche tentato di soffocarla (una novità avanzata dalla difesa proprio nel corso della udienza di venerdì scorso) stringendole le mani al collo, gli avvocati di Cagnoni sostengono che quel Dna sconosciuto apparterrebbe al killer di Giulia. L’ex poliziotto della Scientifica, Tommaso Mondelli, esperto di dattiloscopia, chiamato in Tribunale dalla difesa di Cagnoni in veste di perito di parte, ha dunque fatto vacillare quella che sembrava la prova regina a carico dell’imputato.

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